Racalmuto. “Ci si confronti sulle scelte che riguardano la nostra storia”

da | 5 Mag 22

LA POLEMICA Sulla rimozione del monumento dedicato a Gaspare Matrona dalla villa comunale, che tanto sta facendo discutere, pubblichiamo l’intervento dell’ex assessore Gigi Scimè, che invita, tra gli altri, gli ex sindaci a partecipare al dibattito: “Anche il Consiglio comunale ha il dovere di valutare e di esprimersi”

La villa comunale dedicata a Gaspare Matrona senza il monumento a lui dedicato

Senza girarci troppo attorno, esprimo la mia indignazione riguardo la decisione dell’Amministrazione comunale di  Racalmuto  di spostare il busto in bronzo di Don Gaspare Matrona, nostro amministratore illustre, dalla villa che porta il suo nome al teatro. Mi chiedo, con tutto quello che andrebbe sistemato e valorizzato in paese, che bisogno c’era di andare a stravolgere un luogo e un monumento vincolati dalla storia e dal sentire comune? Ha senso intaccare la storia illuminata di un paese per lasciare traccia di se, cancellando le nobili tracce degli altri?

A suo tempo, è stata lodevole la decisione del sindaco Eugenio Messana di onorare Gaspare Matrona creando nel cuore del paese una villa a lui intitolata, che avrebbe consentito di ricordarne il ruolo unico nella realizzazione di opere pubbliche degne di una grande città. È evidente che il busto risalta al centro di uno spazio pubblico e conferisce solennità civica al luogo. Spostarlo significherebbe svalutare il ricordo del personaggio che rappresenta la villa stessa. Sfugge all’Amministrazione Maniglia la grandiosità del personaggio.

In un teatro di solito si colloca il busto dell’ingegnere o dell’architetto che lo ha progettato o, meglio ancora, di un drammaturgo o di uno scrittore di opere teatrali, di un musicista, di un tenore. E nella lunga storia gloriosa di Racalmuto, per nostra fortuna, non ne mancano.

Il medico ed ex assessore Gigi Scimè

Penso perciò al busto all’interno della villa che guarda, anzi guardava, al teatro comunale e al municipio, i luoghi simbolo della nostra comunità e metafora del lavoro fatto da Matrona e non solo (i lavori del “Regina Margherita”, lo ricordiamo, furono avviati dalle amministrazioni guidate dai fratelli Matrona e continuati e conclusi con il sindaco Gioacchino Savatteri, sempre dello stesso Partito progressista).

Eugenio Messana fu un sindaco di spessore, vicino alla gente, ai lavoratori. Uomo colto che ha dimostrato tutto il suo amore per il paese non solo da amministratore ma anche da poeta e da scrittore. Non si valuta quanto sia ora irriguardoso nei suoi confronti trasformare quell’idea giusta in uno spiazzo privo di significato e di anima, che verrà probabilmente riempito di tavolini, con una fontana al centro, riciclata e visibilmente scadente? Il busto nella villa a sua volta, al centro del paese, era e resta il modo migliore per onorare un sindaco straordinario, che più di tutti ha amato Racalmuto e che oltre al teatro ha realizzato tanto altro. Dedicò la sua vita e i suoi averi alla collettività riuscendo a trasformare un paese povero in una cittadina bella, civile e moderna.

Come tanti, darei non so cosa per vivere quel giorno, in quel lontano 1876, quando il Sindaco Matrona, dopo aver amministrato per quattro anni, uscì per l’ultima volta dal Palazzo Municipale fiero di aver portato il proprio paese ai livelli delle grandi città europee, gioioso del fatto che i cittadini avrebbero da allora in poi vissuto, per dirla con Carmelo Mulè, in un “salotto buono”. Appagato di aver dato ai giovani racalmutesi la possibilità di affacciarsi al bello, alla cultura, al senso più alto della politica, al progresso di fine ‘800, al mondo. Darei chissà cosa per essere un solo giorno nella Racalmuto di fine Ottocento per vedere il teatro nel suo splendore e in attività, le nuove strade lastricate con la pietra lavica, delimitate da basoli in pietra bianca, il basolato del corso, la piazzetta con il lampione a tre braccia cadenti, gli archi appena ingessati e illuminati, il palco della musica alla “jurera”, i fiori e gli alberi della villa a pochi passi dalla chiesa del Monte, le fontane, piazza castello, la rete fognaria, le miniere in piena attività, le campagne coltivate e percorse da stradine ben sistemate e la ferrovia appena realizzata con le locomotive a vapore e i loro sbuffi bianchi, che dalla parte alta del paese accompagnavano il respiro di una cittadina che cominciava a vivere con quella gioia che caratterizzò quell’epoca

Se il nostro paese è ancora bello è perché Gaspare Matrona ce lo ha lasciato bellissimo. In tanti anni tutti i sindaci hanno avuto profondo rispetto per la villa Matrona. Certo, si poteva fare di più. Ma nessuno ha disturbato Matrona in sessant’anni.

Negli anni ogni sindaco ha cercato di recuperare il centro storico per quello che ha potuto. Con l’acciottolato davanti al municipio rifatto durante la sindacatura di Emilio Messana, la piazzetta tornata come un tempo, piazza Barona riqualificata, si avviava un percorso che avrebbe rivalutato anche e soprattutto la villa Matrona, togliendo l’inferriata e rendendo aperto quello spazio. E poi l’asportazione del catrame che ha nascosto indicibilmente la pietra lavica, iniziando da via Leonardo Sciascia, passando proprio davanti la villa e poi scendendo fino alla fontana “Novi Cannola”

Voglio sperare che ancora si possa ragionare, che si dia spazio al confronto che appartiene (o apparteneva?) a questa comunità. Perché, si sa, le scelte non sempre sono giuste. A mio parere un sindaco o un assessore prima di intervenire su beni importanti della collettività, dovrebbe informare, sentire l’opinione dei cittadini e soprattutto dovrebbe tener conto del Consiglio comunale, che ha il dovere di valutare e di esprimersi essendo un organo che ha il compito supremo di controllare l’operato di chi amministra. Auspico pertanto che il Presidente del Consiglio organizzi una seduta consiliare per trattare questo argomento di estrema importanza storica e civile.

Occorre sentire il parere dei cittadini, dei giovani, degli insegnati, dei professionisti, degli intellettuali e di quanti hanno a cuore il percorso storico del nostro paese, compresi gli ex sindaci che potrebbero dare un contributo al confronto, nel rispetto delle idee di ognuno.

Il busto bronzeo di Gaspare Matrona

Ho guardato da vicino il busto con il volto austero di Gaspare Matrona che sembra voler dirci “Amate questo paese come io l’ho amato!”. La tomba Matrona in abbandono. La maestosa casa Matrona di contrada Noce violentata e saccheggiata e adesso l’annientamento della villa comunale a lui dedicata. Pensiamoci.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Archivi


Facebook