“Qui, ancora oggi, moltissimo è pirandelliano”

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Agrigento, incontriamo Mario Gaziano, scrittore, giornalista, regista. Dal 2001 direttore del Pirandello Stable Festival

Mario Gaziano

Ad Agrigento incontriamo Mario Gaziano, scrittore, giornalista, regista. Dal 2001 direttore del Pirandello Stable Festival. Ed è proprio dal grande drammaturgo agrigentino che muove la nostra intervista.

Che cosa rimane oggi ad Agrigento di Luigi Pirandello? 

Tantissimo. Moltissimo. Tutto. La città sente la sua permanente presenza: qui ancora oggi moltissimo è pirandelliano. Vi è una coscienza collettiva di riconoscimento e di riconoscenza rispetto all’opera di Pirandello. Da vent’anni mi occupo di Pirandello con il mio Pirandello Stable Festival, istituito nel 2001, e ne ho avuto grandiosi riconoscimenti a livello regionale, nazionale e internazionale. Si badi bene, non per me e i miei preziosi artisti, ma per il nostro grande drammaturgo, che ho presentato in giro per il mondo: da Stoccolma a Varsavia, da Malta a Oslo, e ancora ad Atene, a Pechino.

E di Andrea Camilleri che mi dici?

Camilleri è altra cosa: io l’ho conosciuto quando non era ancora pervenuto alla fama internazionale. Egli, Camilleri dico, intellettualmente allievo di Pirandello e Sciascia, deriva culturalmente dai grandi autori giallisti, da Simenon a John Le Carrè. E proprio guardando alla struttura dei grandi giallisti europei costruisce un suo originalissimo modo di scrivere che apparentemente sembra più vicino alla Sicilia, di quanto lo fossero Sciascia e Pirandello,  ma in realtà -da ingegnoso intellettuale- mantiene definiti e leggibili i suoi canoni europei. E con il suo Montalbano straripa in tutto il mondo. Noi saremo a Tunisi, passata questa intricata vicenda del virus, a presentare proprio una performance su Camilleri, pensa…, presente nella cultura Islamica, dall’Egitto alla Tunisia. Grande Camilleri,ma Pirandello e Sciascia sono su altri pianeti intellettuali. E del resto era lo stesso Camilleri a definirli suoi maestri.

La cultura può cambiare la Sicilia?

Leonardo Sciascia contava su questo. In una intervista che mi rilasciò tra fine anni ’70 e inizi anni ’80, – critico rispetto alla  classe politica nazionale e regionale – confidava nella cultura per un riscatto della Sicilia, che ha eletto a metafora, con la sua “La Palma va al nord”. Io opero da cinquant’anni, quasi, e tu lo sai bene, per sostenere la cultura territoriale. Ricorderai Letture Agrigentine a cui hai preso parte: abbiamo esplorato e sostenuto (e così ancora facciamo) poeti, letterati, artisti delle tradizioni e del folk, storici, e filosofi. La cultura non so se salverà la Sicilia, ma resiste come coscienza buona e limpida della nostra terra.

Sciascia e Racalmuto. Dopo la morte dello scrittore quel paese come lo vedi?

Io, dall’esterno, dico che Racalmuto è rimasta uguale a se stessa. Era Sciascia che diceva….diverso dai racalmutesi contemporanei, pur egli definendosi “un racalmutese di tenace concetto” a riflesso del suo amato compaesano Fra’ Diego La Matina di “Morte dell’Inquisitore”, che Sciascia definisce, appunto “di tenace concetto” e simbolo di assoluta libertà e giustizia. Ed egli ne è il riflesso contemporaneo e storico.

Anniversario Luigi Pirandello Istituto Italiano di Pechino nella foto: Salvatore Nocera, Ilaria Bordenca, Antonio Zarcone e Mario Gaziano

Quando nasce la tua passione per la letteratura?

Bè, è una storia lunghissima quanto una vita. La mia passione per la narrativa nazionale e internazionale, per l’arte in genere, del cinema e del teatro, si sviluppa già ai tempi del liceo (anni ’60). Erano gli anni di Moravia, Bassani, Pavese, Silone, Vittorini e del neorealismo letterario e cinematografico, o viceversa. E degli scrittori americani da Walt Withman, a John Dos Passoss, a John Steinbek, Francis Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway, e poi degli scrittori europei, con una apertura di interessi verso i drammaturghi: da Pirandello a Ibsen, Cecov e poi Brecht, Miller, Eugene O’Neil, Tennessee Williams. Insomma una storia di formazione e di approfondimenti sentimentali e culturali che mi porterà dritto alla Facoltà di Lettere moderne a Palermo con grandi maestri e sudati approfondimenti.

Qual è il potere di un libro?

In questa era di confusione generale il libro ha perso parte della sua potenza: sono tra quelli che il libro lo debbono toccare, sottolineare, segnare, massacrare. Il libro è nella storia universale, e con alti e bassi, è sempre protagonista ed ha sempre una forza culturale che nessuna altra espressione può superare.

Mario Gaziano

Chi sono i tuoi scrittori di riferimento?

Sono legato agli scrittori della mia formazione: Pavese, Bassani, naturalmente Pirandello, e a seguire Sciascia e i grandi scrittori Siciliani, da Vittorini a Bufalino…gli scrittori che hanno accompagnato la mia affannosa e affannata vita culturale e artistica

Il sogno della radio. Tu ne hai fatta tanta, poi l’hai abbandonata…

Sì, ho fatto molta radio tra gli anni ‘70 e ‘80. Tra i tanti programmi Radio Rai la cosiddetta programmazione del decentramento radiofonico dedicata alla diverse realtà delle nove province siciliane, una esperienza unica e di significativo valore.

Come diventerà il nostro paese dopo il coronavirus?

Tornerà così com’è. Molti dicono che cambierà il modo di vivere. Io dico che non potrà cambiare la nostra vita della letteratura, dell’arte e delle grandi tradizioni popolari. Sono controcorrente?

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ehhhhh: il futuro ha ormai corsa non lunga. Certamente continuerò. Con formidabili esperienze all’estero con Pirandello, Sciascia, Camilleri, Tomasi di Lampedusa…E poi le mie attività che programmo sempre in prospettive decennali: Le stagioni Teatrali del teatro da camera all’Empedocleo, il mio programma di approfondimento televisivo a Telecras, giunto alla 24ma.edizione. 24 anni!!!!!…e la scrittura che attivo da sempre. E i testi da canzoni. E chiudo con in memoria la mia “Agrigento da sempre”. Ecco il mio presente-futuro.

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