“Quelli di Via Solferino”

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“Un cronista, i suoi anni con il Corriere e la guerra di Palermo”. All’Auditorium della Rai di Palermo la Presentazione del libro di Enzo Mignosi.

Da sinistra: Sandra Figliuolo, Enzo Mignosi, Felice Cavallaro, Salvatore Cusimano

Ho letto con attenzione e passione il libro di Enzo Mignosi dal titolo: “Quelli di Via Solferino-Un cronista, i suoi anni con il Corriere e la guerra di Palermo”.

Duecentodieci pagine in cui si racconta un rapporto professionale di alta intensità e di forti legami, trentacinque anni di lavoro da corrispondente del Corriere della Sera nella Sicilia delle stragi di mafia, dei grandi processi e dei grandi misteri. Un libro di grande interesse culturale e storico in cui viene fuori Palermo con il male e il bene destinati a convivere entro confini strettissimi. Una passione quella del giornalismo vissuta come il mestiere più bello del mondo con le speranze, le delusioni, le conquiste di un ragazzo che riesce a realizzare i suoi progetti contro ogni previsione, la sfida a mani nude contro una sorte malevola che ha posto barriere ad ogni passo. Il racconto di un sogno che alla fine di un percorso è diventato vita vissuta da proporre ai giovani che vogliono intraprendere questo mestiere.

Venerdì 18 Gennaio il libro è stato presentato all’Auditorium della Rai di Palermo dal Direttore della Sede Rai Salvatore Cusimano, da Felice Cavallaro, inviato del Corriere della Sera, da Giulio Francese, Presidente dell’ordine dei giornalisti, e da Sandra Figliuolo. cronista del giornale di Sicilia.

Da sinistra: Giulio Francese, Sandra Figliuolo, Enzo Mignosi e Salvatore Cusimano

“Il libro che presentiamo oggi è un libro particolare, di impegno civile, un libro di scrittura alla portata di tutti, che non rinuncia alle sfumature – ha detto Salvatore Cusimano introducendo la presentazione – Oggi il mondo dell’informazione sta vivendo una profonda crisi. Questo è un libro importante per le nuove generazioni che si vogliono avvicinare al mondo dell’informazione..”.

“Nel libro ci sono molte citazioni generose che mi riguardano. Io ed  Enzo siamo stati compagni di viaggio per decenni – ha ricordato Felice Cavallaro – una storia al Corriere della Sera molto interessante, in una sorta di apertura dell’anniversario della morte di Mario Francese quarant’anni dopo, nella Palermo che  sta cambiando..”.

“E’ un libro intenso che ho letto due volte attentamente – ha sottolineato Giulio Francese – Ferruccio De Bortoli lo definisce un diario pubblico, un libro che ci porta per mano per tre decenni nella storia della Sicilia vissuta da Enzo come protagonista…Quella di Mignosi è una visione romantica del giornalista, una lezione vera sulla vita di questo mestiere. Il giornalista deve avere le antenne sempre tese. Ci sono molti spunti che fanno riflettere, soprattutto c’è grande attenzione e profondo rispetto per il lettore. Credibilità vuol dire recuperare il rapporto di fiducia con i lettori che abbiamo perso..”.

“Ho incoraggiato Enzo a ricostruire la storia della città di Palermo in un mestiere che è quasi cambiato – ha detto Sandra Figliuolo – Enzo ha una scrittura splendida che fa cantare e ballare questa città con i suoi articoli. È un giornalista umile che ha raccontato tutto con un linguaggio semplice che arriva al cuore di tutti. Probabilmente la città che racconta Enzo non solo è cambiata ma non esiste più..”.

“Un giorno ho informato Ferruccio De Bortoli, Direttore del Corriere della Sera, che stavo scrivendo questo libro – ha detto Enzo Mignosi, concludendo l’incontro – e lui mi disse, incoraggiandomi, “I ricordi bisogna fermarli, mandami il testo e ti scriverò la prefazione”. Dopo due settimane mi ha inviato il suo testo. Ho scritto questo libro, ma avevo qualche perplessità, ho chiesto consiglio agli amici e tutti mi hanno incoraggiato. Volevo fissare i ricordi di un’esperienza ricchissima e intensissima di un lavoro straordinario di corrispondente dalla Sicilia. Ho provato delle grandi emozioni quando ho conosciuto e frequentato colleghi di alto profilo e quando le mie notizie erano in prima pagina. È impagabile l’orgoglio, avere accesso nella stanza del Direttore, nel Palazzo di Via Solferino, un luogo mitico per chi fa questo mestiere. Quel giorno resterà uno dei momenti più belli della mia vita”.

Foto di Roberto Tripodi

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