Quel “flauto d’oro” che commosse Sciascia

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Quella sera alla Noce, quando Severino Gazzelloni suonò solo per lo scrittore.

Leonardo Sciascia e Severino Gazzelloni alla Noce, 1986 (foto Pietro Tulumello)

L’aveva fatto solo per i reali di Belgio. Solo alla corte di Bruxelles Severino Gazzelloni, l’uomo che fece esplodere il flauto nel mondo, suonò davanti a poche persone. Per il resto girò il mondo con il suo flauto d’oro ad incantare il pubblico di teatri, chiese, piazze. Ma ci fu un’altra occasione per il grande solista di dedicare la sua esibizione ad una sola persona: in Sicilia, in una casa di campagna di Racalmuto.

Era il 14 luglio del 1986. Il padrone di casa si chiamava Leonardo Sciascia.
Il grande flautista, più o meno coetaneo dello scrittore racalmutese, era una vera star. E lo era sin dagli anni Sessanta, divenuto un vero mito grazie alle sue esecuzioni davvero uniche.
Grande ammiratore e lettore di Sciascia, Severino Gazzelloni scelse anche Racalmuto tra le città siciliane dove l’Ente Autonomo Teatro Massimo organizzò, in quella calda estate, i suoi concerti. A Racalmuto c’erano i festeggiamenti della Madonna del Monte in corso.

La piazza era, con le sue luminarie, straordinaria, viva e palpitante. Sul palco di piazza Francesco Crispi, Gazzelloni fece un gran concerto, chiuso con un omaggio al suo amico John Lennon. Poi l’inchino al pubblico: “Ora vado a trovare Leonardo Sciascia – disse – perché non si può venire a Racalmuto ed andar via senza incontrare Sciascia”.
“Lo scrittore e la signora Maria attendevano – ricorda Lillo Sardo, allora sindaco del paese – e anche se era tardi furono felici di ospitare un gran maestro come Gazzelloni”.

Un momento dell’incontro a casa Sciascia (Foto Pietro Tulumello)

Un fotografo documentò l’incontro. Pietro Tulumello ricorda bene quella sera: “Era tardi, ma ricordo che Gazzelloni ci teneva proprio ad incontrare Sciascia. Non erano soli, c’erano un po’ di persone nella stanza. I due fecero una conversazione di grande livello culturale e sembrava che si conoscessero da una vita”.
Era l’arte ad unire i due giganti. E quella sera uno dei più grandi musicisti di flauto del Novecento era finito in una sperduta campagna di vigne, mandorli e ulivi, per suonare davanti al più grande scrittore vivente dell’epoca.

Ma lasciamo il racconto alla cronaca di quell’incontro, scritta, puntuale e precisa, dal giornalista Giuseppe Troisi: “Ho detto al pubblico che sarei venuto a trovarti – dice, abbracciando Sciascia – e, per un istante, ho pensato di fare come il pifferaio di Hammelin: io in testa col flauto, e tutto il pubblico dietro in allegria, per andare a trovare Sciascia. Voglio ringraziarti per la tua bella letteratura, per tutto quello che tu scrivi per tutti quanti, ed ora vorrei farti un piccolo regalo: l’ho fatto una sola volta nella mia vita… Mi chiesero di suonare un pezzo di Debussy per flauto solo, intitolato Sirynx, è un pezzo di impressionismo francese, questo lo dedico a te e alla tua letteratura. Nel silenzio della notte estiva le note del flauto si stagliano con limpida purezza; ora salendo in una impennata di acuti, ora scendendo in toni sempre più bassi ed ovattati. L’atmosfera è perfetta… L’ultima nota di Sirynx si perde lentamente nel silenzio per far posto al fragoroso applauso dei presenti. – “Straordinario” – dice Sciascia; Gazzelloni ringrazia, sorridendo con semplicità”

“Sciascia si commosse”, ricorda ancora Tulumello. I due continuarono a conversare. Si parlò della tournée in Sicilia, dell’importanza di portare la musica nelle piazze, del pubblico racalmutese. Sciascia chiese al maestro come si erano comportati quella sera i suoi concittadini.
“Un pubblico meraviglioso – disse Gazzelloni – che gremiva tutto il corso ed arrivava fino in fondo e che ascoltava il concerto in assoluto silenzio”.

“Qui a Racalmuto – ribadì Sciascia – c’è sempre stata una buona educazione musicale. C’era un teatro che fino agli anni della mia infanzia funzionava”.
Gazzelloni saltò dalla sedia: “Un teatro, e dove stava?”. “C’è tuttora – lo rassicurò Sciascia – e sono in corso i lavori di restauro”. Severino Gazzelloni promise di tornare a teatro riaperto: “Ci vediamo la sera dell’inaugurazione del teatro Regina Margherita e quella sera io non comincio se non ti vedo seduto in un palco”.

La dedica di Leonardo Sciascia a Gazzelloni

Ma né Sciascia né Gazzelloni fecero in tempo. Lo scrittore morì il 20 novembre del 1989. Gazzelloni esattamente tre anni dopo, il 21 novembre 1992. Il teatro aprì solo una quindicina d’anni dopo. Di quella sera di luglio in contrada Noce ai due rimasero solo alcune foto.
“Caro Severino, ecco un ricordo della sera del 14 luglio 1986, a Racalmuto, nella mia casa di campagna – a me graditissimo anche per l’impareggiabile esecuzione della “Sirynx” di Debussy che hai voluto riservarmi. Spero di rivederti presto (e a Racalmuto quando il teatro sarà restaurato)”, scrisse Sciascia nel retro di una fotografia che Malgrado tutto pubblica per la prima volta.

Testimonianza di un incontro irripetibile da inserire nella pagina della gloriosa storia musicale di Racalmuto che per una sera ha ascoltato il suono del “flauto d’oro” del più grande flautista italiano di tutti i tempi.

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One Response to Quel “flauto d’oro” che commosse Sciascia

  1. gaspareagnello Rispondi

    20/08/2018 a 15:39

    Commovente. Il ricordo di Sciascia non finisce mai di stupirci.

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