Quel calice donato da Sciascia, Monsignor Damiano: “Lo userò presto per celebrare messa”

da | 4 Lug 21

Racalmuto, così L’arcivescovo di Agrigento in visita a Casa Sciascia

Mons. Alessandro Damiano a Casa Sciascia, con Loredana Lucchetti e Felice Cavallaro (Foto Simone Stuto)

“Tornerò alla chiesa della Madonna del Monte di Racalmuto per celebrare Messa con i calice donato da Leonardo Sciascia”. Così ieri, al termine di una visita privata a “Casa Sciascia”, l’arcivescovo di Agrigento mons. Alessandro Damiano. Nei giorni del Master di Scrittura della Strada degli Scrittori dedicato alle “Parole della pandemia” che si è svolto all’interno del polo culturale “San Lorenzo” grazie ad una proficua collaborazione con l’Arcidiocesi e il Mudia, l’Arcivescovo ha voluto così ricordare la figura del grande scrittore racalmutese nell’anno del centenario della nascita.

A Casa Sciascia mons. Damiano, accompagnato tra gli altri da don Giuseppe Pontillo, direttore dell’ufficio dei beni culturali della Curia, dal direttore della Strada degli Scrittori Felice Cavallaro e da Loredana Lucchetti, della Treccani Cultura, ha appreso degli anni della formazione di Sciascia accanto alle zie di cui spesso lo scrittore parla nei suoi libri.

Grande è stata la sorpresa di mons. Damiano nell’apprendere che nel marzo del 1989, Leonardo Sciascia, a pochi mesi dalla morte, si recò al palazzo arcivescovile per salutare l’allora neo vescovo mons. Carmelo Ferraro e per donare un calice seicentesco in argento che poi venne utilizzato dallo stesso Ferraro per celebrare i funerali dello scrittore. Il calice è ancora oggi conservato nella chiesa della Madonna del Monte.

Mons. Damiano, con Salvatore Picone, mentre si sofferma su una antica edizione della Storia della Chiesa siciliana (Foto Simone Stuto)

Tra i libri che si trovano nella casa in cui visse Sciascia fino al 1958, riaperta al pubblico 2 anni fa grazie al bibliofilo Pippo Di Falco che l’ha acquistata,l’arcivescovo si è soffermato su un’antica edizione della Storia della chiesa siciliana risalente a metà ’800 e su un racconto di Jean Hoüel, viaggiatore del Grand Tour che nel 1700 visitò nell’agrigentino anche le chiese di Racalmuto e le miniere di sale.Nelle foto alcuni momenti della visita

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