“Quel 21 settembre uccisero un giudice coraggioso: era mio figlio”

di | 4 Mag 21

Domenica 9 maggio nella Cattedrale di Agrigento la beatificazione di Rosario Livatino, il giudice ucciso dalla mafia il 21 settembre del 1990. Oggi vogliamo ricordarlo con le parole del padre, Vincenzo, riproponendo questa intervista di Davide Lorenzano, che incontrò il padre del giudice il 29 marzo del 1998. Lorenzano allora era uno studente dell’Istituto Galilei di Canicattì, aveva 17 anni. Oggi è un giornalista che negli anni ha sempre continuato la sua appassionata ricerca sulla figura di Rosario Livatino. Suo, tra i tanti lavori realizzati, il film documentario “Il Giudice di Canicattì. Rosario Livatino, il coraggio e la tenacia”, che domenica 9 maggio, alle 15, andrà in onda su Rai Storia. Il documentario – un progetto indipendente e senza scopo di lucro – è il tributo di un giovane giornalista canicattinese al magistrato simbolo della Legalità e della Giustizia.

 L’intervista 

Davide Lorenzano

Davide Lorenzano

A 91 anni e mezzo, Vincenzo Livatino, conserva grande memoria e lucidità del suo passato. Trasuda parecchio la voglia di raccontare e di rendere partecipi i presenti su quanto sta per illustrarci sulla vita di suo figlio Rosario.

E’ il pomeriggio del 29 marzo 2008 ed io e mia sorella Giusy veniamo accolti dall’aiutante nel salotto di casa. L’avvocato ci raggiunge poco dopo salutandoci molto cordialmente. Il suo volto appare stanco ma sorridente. E’ vestito in giacca e cravatta, come sempre d’altronde quando incontra qualcuno. Dopo esserci accomodati, iniziamo a conversare amichevolmente del più e del meno sino ad arrivare alla domanda di rito “cosa vuoi fare da grande”, domanda alla quale confesso d’aver risposto con molta titubanza.

Solo al termine della conversazione e dopo aver toccato con mano alcuni vissuti della vita di Rosario, subentrano quelle riflessioni che difficilmente si farebbero altrimenti ed è stato in quel momento che le idee si fecero più chiare. Pensare di essere seduti su una poltrona in cui soleva sedersi Rosario a discorrere con il padre e in cui successivamente sedettero personaggi come Falcone e Borsellino, provoca una sensazione indescrivibile, l’emozione era grande, grandissima. Intanto tutto era pronto per l’intervista, ma il dottor Livatino proibì categoricamente l’uso di telecamere e di altri supporti multimediali. Una scelta che rispettammo assolutamente.

Vincenzo Livatino (Fonte: Canicattiweb)

Vincenzo Livatino (Fonte: Canicattiweb)

Quali ricordi di suo figlio in particolare sono impressi nella sua mente?

Rosario, all’età di 25 anni era già divenuto vicedirettore in prova dell’Ufficio del Registro ad Agrigento, si alzava ogni giorno alle 6 del mattino, prendeva l’autobus e alle 8 e un quarto era già seduto in ufficio. Era ancora un ragazzo, ciononostante era molto puntiglioso in tutto, prendeva il suo lavoro molto sul serio, come giusto che fosse. Riuscì a conquistare un successo dopo l’altro, infatti, solo un anno dopo, vinse il concorso e riuscì ad entrare in magistratura al Tribunale di Caltanissetta. Era una persona molto discreta, non parlava molto. Un giorno il professor La Carrubba gli diede 10 nell’interrogazione di matematica, lui non lo disse mai a casa, non se ne vantò mai.

Lei ha condiviso le scelte di Rosario?

Mio figlio era molto preoccupato dai poteri che gli venivano affidati: una firma bastava per incarcerare e un’altra per liberare qualcuno. Il lavoro di un magistrato è delicatissimo e Rosario era sempre convinto di ciò che faceva grazie alla competenza che lo ha sempre contraddistinto. La sua attenta preparazione professionale gli consentiva di svolgere al meglio il suo mestiere e, perché no, di poter insegnare Procedura Penale all’Università. Fra le sue conquiste, ricordo che ottenne l’annullamento di una sentenza di Carnevale, il cosidetto “giudice dei mafiosi” che tutt’oggi è ancora sotto processo (Carnevale al termine dei processi è stato assolto dalle accuse, ndr). Purtroppo, firmando provvedimenti su provvedimenti era entrato inevitabilmente nel mirino della mafia ma stranamente nell’anno in cui venne ucciso, non seguiva molto i processi dei mafiosi, perciò non si capisce quale sia stato il motivo che ha portato quegli uomini a compiere un simile gesto quel 21 settembre 1990. Ma Rosario continua comunque a registrare successi, nell’85 aveva indicato Francesco Cacciatore come il killer di un giovane pregiudicato, ma il giudice istruttore di allora lo prosciolse dando credito al suo alibi. Oggi quell’uomo è un pentito perciò si è potuto incriminare: Rosario aveva avuto la giusta intuizione.

Una volta Cossiga lanciò un duro attacco sostenendo che i giudici ragazzini non sapevano fare nulla, ma si smentì ben presto con una telefonata in cui elogiava Rosario e dicendo che era il migliore di Agrigento. Diversamente andò con Il Presidente Ciampi, l’ho incontrato due volte. Agli anniversari della morte di mio figlio recapitavamo spesso i suoi messaggi di solidarietà che ricordavano e onoravano il suo sacrificio. A Palermo ci siamo incontrati quando fecero incidere i nomi di Livatino, Falcone, Borsellino e di altre vittime della mafia nella gradinata della Piazza della Memoria. In quell’occasione, ci accomodammo in un salottino e regalai al Presidente una fotografia di Rosario da tenere nel portafoglio.

Davide Lorenzano e Vincenzo Livatino, Canicattì, 29.03.2008

L’incontro con Giovanni Paolo II l’ha aiutata a superare la perdita di suo figlio?

Quando io e mia moglie Rosalia incontrammo il Papa, fu un’immensa gioia oltre che un grande privilegio. Io restai in disparte lasciando mia moglie nelle mani confortanti di Giovanni Paolo II, ribadivo più volte come avessero mai potuto ammazzarmi Rosario a neanche 38 anni compiuti. L’espressione del Santo Padre era incredula, quasi come se non credesse a una parola di ciò che dicevamo, ad ogni modo ci riservò molte attenzioni, dopodiché si avviò alla Valle dei Templi per celebrare la Messa. Fu in quell’occasione che si rivolse ai responsabili, sicuramente presenti all’evento, lanciando un monito e chiedendo loro di convertirsi.

Ha perdonato chi ha ucciso suo figlio?

E’ un’impresa certamente non facile, ogni giorno provo a impormelo ma ripensare a quell’atto atroce su mio figlio mi fa star male, così cerco sempre una risposta nel vangelo.

Cosa cambiò da quel 21 settembre?

Tutto. A casa in ogni stanza c’era qualcosa che faceva pensare a lui, vestiti sparsi ovunque, ora invece è solo un bel ricordo.

Da malgradotuttoweb, 21 settembre 2019

 

 

 

 

 

11 Commenti

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    Certo avvenimenti nella loro drammaticità ci impongono di guardare al futuro tenendo stretto nel cuore il valore dell’onestà e della moralità. Leggere le parole di Livatino Vincenzo padre del giudice Rosario suscita commozione ed al tempo stesso rabbia per l’atroce delitto. La società deve combattere per far sì che episodi come questi non abbiano più a ripetersi e che siano d’insegnamento per le future generazioni.

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      Se si vuole che”la societá”riesca a combattere questo cancro tutto”Italiano”si inizi pure dal rivelare la connessione tra questo”stato nello stato”e lo stesso governo invece di segretare le telefonate di don Giorgio Napolitano…smettiamola di prenderci in giro,la mafia nacque il 1861.

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    La perdita di un figlio così giovane.. così ligio al dovere .. e sopratutto così umile con una personalità come la sua non lo si trova ogni giorno sopratutto nella società che viviamo .. so anche che fiumi di parole fini di Lodi non servirebbero mai a colmare un dolore così forte .. ma quello che posso dire che nonostante tutto questo giudice ucciso così vigliaccamente vivrà nei ricordi di milioni di persone e sarà un esempio pertanto giovani.. Grazie Sig.Giudice

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    LIVATINO
    (Vecchio Benedetto / Ardica Giuseppe)
    Nu jornu , Pi la sciata di Girgenti ,
    suli gatu , suduri , i ASSAI CALURA,
    ASPITTAvI COMU FANNU li sirpenti,
    comu ’ sirpenti hai morsu , TRADITURA !

    l’ammazzasti , comu mancu n’animali
    Cristu tu ancora HAI CRUCIFISSO ,
    Saru n’ angelu, VENUTU n’da Sicilia,
    tu ’u diavulu , VENUTU DA L ‘ABISSU !!. rit

    VERMI , di la terra ,
    suca sangu a tradimentu,
    tu scannaSTI lIVATINO,
    n fami senza CORI e sentimentu

    saru morsi chiamannu tutti i Santi,
    sparasti a friddu nfami a tradimentu,
    Iddu ’ eroi i omu di li canti !
    Tu vermi a moriri i turmentu

    era jornu ca finìa l’estati ,
    suli cocienti , E’ GIA’’veni l’ autunnu,
    fogliE siccHE, lI porta lu ventu
    foglie vErdi , sugnu’ vita pi lu munnu

    VERMI , di la terra,
    suca sangu ,a tradimentu,
    TU scannasti a lIVATINO,
    n fami senza CORI e sentimentu

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      congratulazioni poeta!trovo i suoi versi pieni di crudele e straziante verità,onorata di poterli leggerli e -chissa’..- interpretarli un giorno in memoria di un grande uomo di Canicatti.una vittima, un eroe, un cristiano..con stima dott.ssa R.Pillitteri

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    “Oggi è solo un bel ricordo…” quanta forza e Santa rassegnazione dietro queste parole che oggi da padre inevitabilmente mi commuovono.

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    Ho sempre sofferto per l’omicidio del giudice Rosario Livatino e quando penso alla sua uccisione e`come se,da credente in Cristo,penso alla sua ingiusta ed immotivata crocifissione.

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    Gli omicidi di mafia ,che hanno creato questo martiri eroi della giustizia,impongono a tutti noi cittadini di non rifugiarci nel comodo alibi dello stato colluso ma bensì di essere noi lo stato in prima persona che denuncia e si ribella ad ogni minima violazione della legge.Solo così renderemo veramente onore a chi ha sacrificato la propria vita per donarne a noi una migliore.

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    Non sono passati secoli da quegli anni dove 3 splendide persone persero la vita per il senso della giustizia , una qualità di inestimabile valore. La domanda che mi pongo è: esistono ancora veri uomini di giustizia? La risposta credo sia davanti agli occhi di tutti “NO”

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      E`stato un giudice ed un giovane da additare alle future generazioni.La proposta di elevarlo agli onori degli altari e`giusta,voluta e meritata.

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    A ROSARIO LIVATINO

    IL TUO MARTIRIO
    Il meriggio continuò a correre
    nella grande valle dei tuoi sentimenti
    e la foschia non percosse
    il limpido cielo dei tuoi ideali.
    Ma fu spargimento del tuo sangue innocente.
    Un fiume di violenza lo sommerse
    nessun argine riuscì a trattenerne la furia.
    Fu buio.
    Fu tempesta.
    Fu uragano.
    Il tuo corpo fu travolto
    ma la tua anima s’alzò in volo.
    Il sole trasformò il tuo sangue innocente
    in papaveri rossi come il fuoco
    e fece germogliare dal tuo cuore
    candidi fiori di presagio.
    Dalla tua terra si alzarono
    parole di luce.
    La tua gente depose
    il tuo martirio
    sulle strazianti ferite
    delle madri.
    L’aurora alitò il suo respiro
    sul dolore.
    Fu l’attesa di un nuovo giorno.
    Giuseppina Mira

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