Quanto è buona la buona scuola?

|




La Buona Scuola, seguendo un indirizzo già avviato da tempo, di fatto risponde rafforzando il comando. Un metodo che, in quest’epoca di degenerazione della democrazia, fondamentalmente piace…Nella legge si dice molto sulla discrezionalità del preside, niente sul ruolo e la funzione degli insegnanti.

La-Buona-Scuola

Quanto è buona la buona scuola? Una scuola è buona se vi sono buoni insegnanti, e vi sono buoni insegnanti se si assicura loro dignità e responsabilità. E’ soprattutto per questa semplice verità così evidente e pur così nascosta che la legge ha suscitato tanta inquietudine, tanto movimento, tante critiche.

Ci si attarda sulla lezione di Renzi e magari sul suo uso un po’ avventuroso di un aggettivo, ma è un dettaglio insignificante che ci impedisce di vedere la trave nell’occhio. Questa trave sono gli insegnanti e il loro costante processo di svalutazione. Se dovessi individuare la storia degli ultimi anni della scuola e delle sue pseudo riforme, la individuerei nel costante abbassamento sociale e culturale del ruolo e del valore degli insegnanti e dell’insegnamento e della loro progressiva sottomissione al preside o dirigente scolastico, comunque lo si voglia chiamare. Il mutamento di scenario e di prospettiva, così come dei rapporti tra dirigente e professori, si è progressivamente delineato negli anni in perfetta coerenza con l’onda aziendalistica e soprattutto managerialistica a partire dagli anni ’80, anni in cui veniva rafforzato nelle aziende di tutto il mondo il potere dei manager in imprese che avevano strategicamente del tutto perso il significato sociale del loro ruolo e delle loro responsabilità per attestarsi nella sola responsabilità di fronte agli azionisti.

Il sociologo Luciano Gallino, forte della sua esperienza con Adriano Olivetti, uno degli ultimi ad avere il senso imprenditoriale della responsabilità sociale con un’azienda che fu come è noto leader nel mondo, ha più volte sottolineato questo passaggio, per lui negativo, del ruolo e del senso di un’impresa aziendale. Si tratta di un fatto culturale, non solo e non tanto economico, di portata storica, passato più o meno sotto silenzio, che ha cambiato letteralmente le relazioni sociali.

La scuola, con il ruolo decisivo della sinistra, si uniformò, per quanto pallidamente, a tale ondata. Nacque così il dirigente scolastico, il manager dell’educazione e della formazione, con una forte divaricazione economica tra costui e gli insegnanti che restarono al palo sia sul piano della retribuzione, sia sul piano del riconoscimento del loro ruolo. Nella Buona Scuola di Renzi vi vedo una continuità e semmai un’accentuazione di quel modello, la cui ispirazione di fondo resta ancora il dirigismo come soluzione fondamentalmente autoritaria nei confronti di chi insegna. E tale scelta si fa forte del senso comune, che, come diceva Giambattista Vico, senza riflessione diventa pregiudizio. E il pregiudizio diffuso è che gli insegnanti non sono più quelli di una volta, eccetera eccetera. Come risolvere questo pregiudizio diffuso?

La Buona Scuola, seguendo un indirizzo già avviato da tempo, di fatto risponde rafforzando il comando. Un metodo che, in quest’epoca di degenerazione della democrazia, fondamentalmente piace, perché piace e rassicura quella semplificazione politica che vede un uomo solo al comando. Nella legge si dice molto sulla discrezionalità del preside, niente sul ruolo e la funzione degli insegnanti. Si parla sì di aggiornamento, ma voglio vedere con quale discrezionalità verrà applicato da chi ha la delega praticamente esclusiva per applicarlo. Non si dice niente sul fatto che gli insegnanti sono l’elemento portante dell’educazione e della formazione, non si dice niente delle loro responsabilità, perché se così fosse si dovrebbe ammettere l’importanza del loro ruolo nella nostra società. Invece no, li si inquadra in funzioni puramente tecnico-esecutive che dovranno essere governate dall’alto. L’aspetto discutibile della Buona Scuola non sta soltanto in ciò che dice, ma anche e forse soprattutto in ciò che non dice o non sa dire.

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *