Quando uno studente avvista “L’homo docens”

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Pianeta scuola. Al di fuori dell’edificio scolastico, che costituisce entità biologica a sé stante, c’è un mondo popolato da comuni esseri umani, animali e vegetali, dal quale, nella mente del discente, il docente è confortevolmente escluso.

Angela Mancuso

 Nella loro concezione della scuola e dei docenti, gli alunni seguono dottrine rigorosamente materialistiche e meccanicistiche, in base alle quali i professori sono costituiti da materia sottoposta a un ciclo perenne di nascita, evoluzione (o involuzione), morte e dissolvimento, secondo un processo che si compie esclusivamente all’interno delle mura scolastiche.

Al di fuori dell’edificio, che costituisce entità biologica a sé stante, c’è un mondo popolato da comuni esseri umani, animali e vegetali, dal quale, nella mente del discente, l’homo docens è confortevolmente escluso. Esaurito il suo corso vitale, quando il dotto defunto non potrà più udire il dolce suono della campanella, né dinanzi a lui danzeranno più le ore scolastiche future o nel cuore gli parlerà lo spirito soave delle circolari e la mesta armonia che le governa, la sua materia si disperderà e il suo spirito aleggerà ramingo fra i tetri corridoi e le buie biblioteche del plesso scolastico. L’evento traumatico che talvolta interviene a scardinare tale convinzione è l’apparizione inattesa e miracolosa di un docente al di fuori della scuola:

“Prof, ieri sera l’ho vista!”

“Sì…”

“In piazza!”

“Eh…”

“Stava passeggiando!”

“Ma guarda un po’”

Quando avvistano un professore in luoghi e orari extrascolastici hanno reazioni da manuale sociologico: si bloccano, strabuzzano gli occhi, infliggono gomitate agli amici.

“Guardaaaa, c’è la Mancuso!”

E, dimentichi dell’età e del ruolo, salutano con un “Ciao” o al massimo con un “Ciao, prof!”

Sappiate, cari ragazzi, anzi, care ragazze, che anche la vostra apparizione in orari e luoghi extrascolastici, soprattutto il sabato sera, costituisce per noi un evento traumatico. Perché siete irriconoscibili. Al mattino pallide, smunte, sobrie e pudiche. Chiare come l’alba, fresche come l’aria. La sera una gioiosa esplosione di tacchi, calze, rossetti sgargianti, eyeliner, ciprie, colori, acconciature, ninnoli luccicanti.

Quando incrociate un docente, per favore, o non salutate, o declinate prima nome, cognome, classe e numero di matricola!

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Angela Mancuso è docente di lettere al Liceo Classico “Linares” di Licata.

 

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