Quando tutto sarà finito

|




Emergenza Coronavirus. Una riflessione di Angela Mancuso

Angela Mancuso

Dicono che quando tutto sarà finito saremo diversi, che nulla sarà come prima, che non ci sentiremo più gli stessi e che probabilmente cambieremo in meglio.

Dicono che quando tutto sarà finito torneremo ad abbracciarci, ci vorremo più bene, saremo più indulgenti, più comprensivi, più solidali gli uni verso gli altri.

Dicono che torneremo ad apprezzare le piccole cose quotidiane, quelle che ci parevano così noiose, così vuote, così inutili e prive di significato. Che torneremo a sorriderci, a camminare mano nella mano,  a guardare il mondo con più rispetto, a trattare la natura con più devozione.

Eppure, adesso, ora che si vive ancora nel pieno dell’emergenza, della paura, dell’incertezza, avendo negli occhi la macabra processione dei carri funebri, dei morti senza nome, senza luce, senza pietà, emergono due facce dell’umanità. Quella che non dimentica il valore della solidarietà, del perdono, dell’aiuto disinteressato, dell’amicizia. Che compie il proprio dovere  con impegno, con coraggio, con dignità. Che comprende l’importanza di stringersi virtualmente gli uni agli altri in social catena, per non smarrirsi, per non imbruttirsi. E quella  che, invece,  tira fuori tutto il marcio, il putrido, il veleno, l’astio, l’arroganza, il pregiudizio di cui era già imbottita. Che grida il proprio egoismo e rivendica il diritto alla sopravvivenza come diritto esclusivo.

Quando tutto sarà finito abbiamo il dovere di preservare la memoria di quanto sta succedendo. Di conservare ogni immagine, salvare ogni parola.

E allora ce ne ricorderemo di quelli che hanno continuato a sorriderci, a pensarci, ad aiutarci, a chiedere di noi, ad allungare la mano fin quasi a toccare la nostra mano, a parlare al nostro cuore col loro cuore. Per sopravvivere insieme alla paura, all’angoscia, all’immane senso di smarrimento e impotenza.

Ci ricorderemo dei guerrieri e ci ricorderemo dei vigliacchi. Di chi ha solo urlato e di chi, in silenzio, ha agito. Dei vecchi leoni da tastiera, disfatti di astio e di malignità, delle loro menzogne, della  caccia alle streghe.

Ci ricorderemo tutto. Perché, alla fine, andrà tutto bene.

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *