Quando si strappa una vita con crudeltà

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Grotte. Il commento di Venerando Bellomo sul caso del gatto trovato morto con le zampe legate

Venerando Bellomo

Nel maggio 2018, a Grotte,  un cane era rimasto vittima di un avvelenamento. Nell’occasione, scrissi una lettera aperta di condanna per il vile atto e al contempo di speranza, per sensibilizzare la mia comunità ad avere cura di ogni essere vivente, in quanto tale – promanazione dello stesso Creatore.

Ed oggi apprendo di una terribile crudeltà nei confronti di un gatto, al quale è stata strappata la vita per mera gratuità.

Sovviene, nella triste vicenda,  Lafcadio, personaggio creato da Andrè Gide,  autore di un delitto immotivato  realizzato solo per il piacere intrinseco all’azione stessa, di un’azione non finalizzata: una follia.

Ed ancora più terribile è il suo monologo che motiva l’omicidio immotivato. “Non è tanto degli avvenimenti che sono curioso, quanto di me stesso. Ci sono tanti che si credono capaci di tutto, ma al momento di agire si tirano indietro…Che enorme distanza tra l’immaginazione e il fatto!…”

Che ormai da moltissimo tempo i valori sociali, umani, del convivere civile, si siano degradati, rimanendo meramente delle larve è cosa nota. Ma ciò che impressiona è il rimanere appartati di tutti quelli che civilmente avrebbero voce: una sorta di astensione da avvilimento, quasi un cedimento della speranza, rimasta soltanto un lemma nel vocabolario.

E questo disinteresse generalizzato ha poco a che fare con l’umanità, con la ragione.

Ed a loro è giusto rivolgersi perché il nostro tempo non si disperda in particelle irrecuperabili, che non divenuti preda di mostruosità, che appartengono al sonno turbolento o goyanamente alla ragione assopita.

E quindi, a prescindere da ogni possibile causa, è dovere di ognuno uscire da ogni indugio e con fermezza indicare la strada, quella corretta, quella maestra: la speranza.

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