Quando la “disobbedienza civile” è necessaria. Grazie Capitana Carola!

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Il Caso Sea Watch. A volte la disobbedienza serve per affermare principi morali universali, per rimanere umani, per fronteggiare ingiustizie

La Capitana Carola Rackete (foto da Fatto Quotidiano it)

Ci sono stati e ci sono tutt’ora momenti, nella vita di un popolo, in cui la “disobbedienza civile” è necessaria. La disobbedienza, a volte, serve per affermare principi morali universali, per rimanere umani, per fronteggiare ingiustizie.

Carola Rackete, che oggi sta attuando questa disobbedienza ha la solidarietà di tanti e tante.

Trentuno anni, una laurea in Scienze Nautiche, Master in Conservazione Ambientale, da sempre impegnata in attività di volontariato in diverse parti del mondo, parla cinque lingue ed è stata Comandante di rompighiaccio nei Mari del Nord.

Ma tutto ciò ha poca importanza nel nostro Paese: titoli, studi, qualifiche, sensibilità…non sono qualità da mettere al servizio degli altri e men che meno della politica.

I migranti che muoiono nel nostro mare sono solo un lieve fruscio di onde. Non fanno rumore anche se sono migliaia. Inghiottiti dall’acqua salata e dall’indifferenza.

Confessiamolo: anche se siamo solidali con loro, anche se ci indigniamo per le decisioni prese dal Governo, noi dormiamo nei nostri comodi letti e se c’è troppo caldo utilizziamo l’aria condizionata. Al risveglio consumiamo abbondanti colazioni, gettando gli avanzi nella spazzatura e continuiamo, più o meno tristi, le nostre vite di sempre.

La Capitana Carola no. E’ lì, su quella piccola imbarcazione a condividere con i migranti l’arsura del sole e del sale ed anche la rabbia e lo sgomento di essere ostaggi della propaganda politica che invece di occuparsi  realmente e seriamente del problema, cerca di attirare, con i suoi insensati proclami, orde di facinorosi, ignoranti e repressi che vomitano sui social tutto il loro disagio emotivo.

Connazionali che non si sono mai indignati per la corruzione dilagante, per le ruberie negli appalti pubblici, per le stragi e uccisioni perpetrate da tutte le mafie. Che hanno girato la testa da altra parte di fronte alle ricostruzioni mai avvenute nelle zone terremotate, di fronte al crollo del ponte Morandi, di fronte all’impunità di chi ha seminato terrore nella nostra Italia. Che non vedono connivenze, bustarelle e raccomandazioni, che non si curano dello scempio edilizio delle nostre terre e del loro avvelenamento. Connazionali che non capiscono che la mafia di alcuni immigrati, in particolar modo quella nigeriana, è avallata da quella italiana in tutte le sue forme, dalla ‘ndrangheta alla camorra.

E la Capitana Carola sta invece lì: ferma in mezzo al mare, a ricevere i loro insulti e ad aspettare soluzioni che non arrivano.

E poi decide di disobbedire, di onorare solo la legge del mare che ti impone di salvare la vita a chi è in difficoltà. Questa giovane donna decide di caricare sulle sue gracili spalle quintali di responsabilità, di odio, di razzismo.

Carola non invoca il cuore immacolato di Maria, né mostra rosari ma decide di portare la croce di quei 49 migranti i cui occhi invocano un approdo sicuro, invocano la fine di un cammino, di un penoso cammino irto di disperazione, umiliazione e spesso di atroci torture.

Ester Rizzo

E così Carola ci ricorda Antigone, Lisistrata, Bertha Von Sutter, Jane Addams, Irene Sandler, Wangari Maathai…e mille altre, obliate dalla storia, che si sono opposte a guerra e violenza e che hanno vinto importanti battaglie con coraggio e tenacia.

Sicuramente le sirene hanno raccontato a Carola che in migliaia le siamo vicini e che ammiriamo la sua determinazione e siamo solidali con lei e con i migranti che la sorte le ha affidato. E quelle sirene le infondono coraggio. Poi, quando di notte alza gli occhi al cielo, le stelle le sorridono e le indicano la giusta rotta. La rotta universale della solidarietà umana, di chi ancora ha cuore e sensibilità.

Sarebbe bello, fra qualche anno, raccontare ai nostri e alle nostre nipoti la storia di Carola, la Capitana coraggiosa che ha affrontato le tempeste razziste, le onde dell’odio, le saette di piccoli omuncoli pseudopolitici.

Sarebbe bello vivere in una Italia multietnica di pace, sorellanza e fratellanza. Perché, anche se nessuno lo dice, questo è il nostro futuro dettato da algoritmi e curve di natalità.

E a questo futuro non possiamo sottrarci, che piaccia o no al nostro attuale Governo. E se fossero persone intelligenti e responsabili inizierebbero da subito ad occuparsi di integrazione pacifica senza seminare odio e violenza per manciate di voti.

Carola, la Capitana, con il suo bellissimo gesto di disobbedienza civile, ci ricorda che nonostante il fango che tentano di buttarci addosso per obnubilare le nostre coscienze, ci sono strade bellissime da percorrere: quelle del cuore e della resilienza. Strade su cui forse cammineremo a piedi nudi, ma con coraggio, fieri e a testa alta.

Grazie Capitana!

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One Response to Quando la “disobbedienza civile” è necessaria. Grazie Capitana Carola!

  1. Silvana Gatta Rispondi

    29/06/2019 a 9:25

    Grazie EsterRizzi, in poche righe hai sintetizzato tutto il dolore, tutta l’impotenza di uomini e donne verso questa giustizia imperante di un governo che brandisce crocefissi, ma che non sa cosa significhi accoglienza, condivisione, fratellanza e sorellanza- proprio come sottolinei tu. E’ vero, noi, sensibili a queste ingiustizie che si perpetrano ogni giorno, ci indigniamo sui social, ma di più non sappiamo/possiamo fare. La ribellione ha bisogno di un/ una leader che sappia incitarci a scendere in piazza. Tutti e tutte con determinazione! io spero in quest e prima di tutto spero nella caduta di questo governo. Tuttavia. Se succederà, abbiamo l’obbligo morale di scegliere il meglio.,..sperando che nel frattempo un uomo o donna spicchi nel firmamento politico!
    Grazie di cuore

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