Quando in una una piccola comunità si accende la solidarietà

da | 28 Dic 21

Ha commosso la storia dei pescatori Nino e Giovanni Coppola, che nel porticciolo di Marinella di Selinunte, a causa di un forte nubifragio, hanno perso il loro peschereccio. La testimonianza su quanto accaduto della scrittrice Bia Cusumano

La notte tra il 10 e l’11 novembre un violento nubifragio si è abbattuto sulla costa di Selinunte causando tanti danni. Ha commosso la storia dei pescatori Nino e Giovanni Coppola che hanno perso il loro peschereccio, “Perseo”, affondato proprio nel porticciolo di Marinella di Selinunte. La scrittrice Bia Cusumano, di cui pubblichiamo una testimonianza su quanto accaduto, ha lanciato prima di Natale, una raccolta fondi per aiutare la famiglia Coppola a riparare i danni causati dal forte nubifragio. La storia di un piccola comunità che si è stretta attorno a chi ha perso l’unica fonte di sostentamento.

____________________

Li vedi. Stivali gialli, funi in mano, tutti in fila. Una lunga fila di mani, di volti, di corpi, in un’unica corale voce: Oh… issa! Una barca flagellata dalla furia del cielo. Una bomba d’acqua si è avventata sulla nostra Comunità. Una ferita nel cuore di Selinunte. Una barca, fonte di vita per una famiglia. Una barca sommersa dal fango nel porticciolo che da sempre è il luogo di incontro e di condivisione dei nostri pescatori selinuntini, tra la speranza di un buon pescato e la precarietà di una vita vissuta alla giornata.

Li vedi, i nostri pescatori, tutti uniti a compiere un gesto di fatica immane, tutti insieme per Nino. Gioacchino, uno dei marinai, con gli occhi gonfi di dolore ma di una forza che è dignità immensa davanti al disastro della natura, non si piega, non si perde d’animo, non molla; insieme ai suoi compagni, per Nino. E non molla la fune, la trattiene forte tra le dita come si trattiene la vita stessa minacciata dalla morte e flagellata dalle avversità.

La barca lentamente riaffiora dal fango impietoso, dal mare che l’ha inghiottita. Affiora come un tesoro prezioso che torna lentamente alla bellezza della vita che rinasce sempre oltre ogni perdita, oltre ogni ferita, oltre ogni disastro naturale, oltre ogni maceria. Gioacchino si accascia a terra per un attimo per la fatica titanica ma con lo sguardo fiero di un uomo di mare che sa che la sua vita è tutta intessuta di tempeste e sole, di onde, salsedine, scirocco, precarietà e bellezza. Sosta; e in quel silenzio nei suoi occhi scorrono le stagioni della sua vita e della vita di tutti i marinai. Giorni e notti trascorsi sulle imbarcazioni, il pesce portato a riva, venduto agli avventori, ai turisti, agli amici, ai compaesani. Lui e i suoi compagni di mare, i suoi amici marinai, hanno aiutato Nino senza che servisse chiedere, con slancio, con generosità, con il senso prezioso che in mare si è una famiglia, che il destino di ciascuno è legato a quello dell’altro. Le sue parole: “Cca semu na famigghia!”

Sì, i pescatori di Selinunte lo sono, lo hanno dimostrato e nel loro cuore generoso e forte è inciso un codice linguistico del non detto che è potente come lo sono le parole Aiuto e Grazie. È potente questo codice linguistico perché è intessuto di appartenenza e di una solidarietà che è il senso più profondo dell’essere uomini e cittadini.

Nino Coppola ha una storia da raccontare che merita ascolto. I marinai hanno una storia che merita rispetto e la loro voce è una voce antica, forte, ancestrale, fatta di rituali, di occhi e braccia che si stringono davanti alla furia per fare scudo o per alzarsi al cielo in segno di gratitudine e gioia. Sì, i nostri marinai selinuntini hanno molto da insegnare ai nostri giovani e anche ai nostri adulti. E la frase di Gioacchino: “cca semu na famigghia” ovvero siamo dalla stessa parte, siamo una sola cosa, un solo polmone e un solo cuore, questa frase non può che restare scolpita in ognuno di noi.

Non potevo tacere, da cittadina castelvetranese davanti a tanta disarmante Bellezza che nasce dal Dolore e sigla Appartenenza. Dobbiamo riscoprire il nostro senso di appartenenza, perché o marinai o artigiani, o docenti, o avvocati, o medici o qualsiasi altro mestiere noi si svolga nella vita, siamo prima di tutto uomini e quindi siamo una Famiglia. Siamo dalla stessa parte e non possiamo sopravvivere al Dolore e alle perdite se non insieme, uniti, raccolti in un abbraccio che supera ogni individualismo, ogni competizione, ogni fazione.

Grazie Gioacchino. Ci hai donato parole che sono gesti. Gesti che sono semi di possibile cambiamento. Grazie per la tua indomita speranza e per la tua tenacia. Ce la hai fatta per Nino. Ce l’avete fatta. Tutti possiamo farcela solo se Insieme.

Nelle foto, tratte da un video di Elio Indelicato, alcuni momenti del recupero della barca.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Archivi


Facebook


Articoli Recenti: Malgrado Tutto Web

Ai nostri lettori

Ai nostri lettori

Ristrutturazione del sito. Da oggi, 4 agosto, sospendiamo la pubblicazione di nuovi articoli, la riprenderemo quando l’intervento di restyling sarà definitivamente completato

L’Estate di Regalpetra

L’Estate di Regalpetra

Racalmuto, le iniziative culturali organizzate dalla Fondazione Sciascia con il patrocinio del Comune

Ester Rizzo racconta le 21 Madri Costituenti

Ester Rizzo racconta le 21 Madri Costituenti

Bianca Bianchi ed Elettra Pollastrini

«La cecità mi ha risvegliato l’amore per la scrittura»

«La cecità mi ha risvegliato l’amore per la scrittura»

Benito Cacciato, dopo trent’anni dall’ultimo libro, pubblica il suo nuovo romanzo “Iaco”, uno spaccato della Sicilia dell’entroterra tra gli anni ‘70 e ‘80. «Non ci vedo più, ma la memoria mi si è fatta sottile e precisa»

“Mimosa d’oro”. Tutte le premiate

“Mimosa d’oro”. Tutte le premiate

Ieri la cerimonia di consegna al Tempio di Giunone