Quando il valore umano va oltre le vittorie e le medaglie

|




Teresa De Caprio e Costanza Bruno. Sorie di due donne siciliane vergognosamente dimenticate.

crocerossine

Le strade della Sicilia sono piene di nomi che ci riportano alle guerre combattute il secolo scorso. Generali, capitani, colonnelli, tenenti, eroi di guerra hanno ottenuto tanti spazi e perenne ricordo. Le loro gesta sono riportate nei libri anche di storia locale, per essere tramandate alle future generazioni. E le donne?

Pare che il genere femminile durante i conflitti non sia stato capace di alcun atto di eroismo ma noi sappiamo che così non fu. Tra le tante donne nostre conterranee ricordiamo Teresa De Caprio e Costanza Bruno, due esempi di un valore umano che vanno oltre vittorie, medaglie e riconoscimenti. Donne che non hanno imbracciato le armi per uccidere il nemico e per raggiungere la vittoria, ma che hanno curato, lenito, abbracciato con il loro lavoro e la loro solidarietà i tanti che hanno incontrato nel loro cammino ma che tutti hanno vergognosamente dimenticato.

E a fronte di centinaia di strade intitolate “discutibilmente” a Nino Bixio, per loro spesso neanche un vialetto nelle periferie.

Teresa De Caprio nacque a Siracusa nel 1885. La sua prima esperienza di soccorso si svolse nel 1908 in occasione del terribile terremoto che devastò Messina. Tre anni dopo, nel 1911, durante la guerra libica, si imbarcò sulla nave ospedale Menphi adibita al trasporto di migliaia di ammalati e feriti. Teresa si prodigava con coraggio e abnegazione e, alla fine della guerra, per il suo operato altamente qualificato, fu nominata ispettrice delle infermiere volontarie. Anche in “periodo di pace” dedicò la sua vita alla Croce Rossa Italiana organizzando corsi di anatomia e fisiologia addirittura nella sua stessa abitazione, a causa delle condizioni economiche critiche della Croce Rossa.

Nel 1966 ricevette dal Presidente Generale della CRI la medaglia d’oro al merito “per il lungo servizio prestato con entusiasmo e profondo sentimento del dovere, guidando le sorelle dell’ispettorato di Siracusa nell’aspro ma luminoso cammino dell’assistenza e del soccorso”.

Costanza Bruno

Costanza Bruno

Costanza Bruno, invece, nacque a Siracusa nel 1915. Fu figlia di un generale di brigata, Francesco, e di una baronessa, Concettina Salamone.

Chi l’ha conosciuta ricorda uno sguardo fermo, deciso, che palesava un carattere forte. La sua breve vita tra le due guerre mondiali trascorse tra i militari e al seguito del padre. A vent’anni entrò nella CRI come infermiera ed iniziò a lavorare negli ospedali di Siracusa, Palermo e Catania.

Costanza fu una donna coraggiosa, intraprendente, arguta, una donna di cultura che parlava diverse lingue e scriveva poesie. Infinitamente generosa aiutava tutti coloro che non potevano permettersi un medico mettendo a disposizione il suo patrimonio personale.

Il 22 luglio 1943 Costanza si trovava a Nicosia nella casa dei nonni materni e già da tempo, per rendersi utile, operava nell’ospedale della cittadina, un piccolo ospedale scarsamente attrezzato, con un solo medico, un’altra crocerossina, Maria Cirino, e un gruppo di donne del paese che collaboravano volontariamente. La mattina di quel giorno corse verso l’ospedale, dove confluivano i soldati feriti dai bombardamenti, per dare aiuto e donare il sangue. Il padre l’aveva supplicata di restare al sicuro in un ricovero, ma lei con un sorriso si era fermamente opposta.

crocerossine1Iniziò a lavorare tra quei corpi mutilati senza un minuto di sosta. Ad un tratto, con un’incursione aerea, scoppiò l’inferno, una mitragliata di colpi la ferì ma lei imperterrita continuò il suo lavoro. Arrivato il padre, a forza la trasportò al posto di medicamento di una divisione dove le vennero amputate tre dita della mano sinistra. Ci si rese conto che doveva essere operata immediatamente e il padre decise di portarla all’ospedale da campo di Mistretta. Costanza sapeva che stava per morire ma sorrideva e consolava il padre senza lasciarsi sfuggire un lamento. Non si trovò nessun chirurgo, allora il padre la riportò a Nicosia per farle riabbracciare la sua famiglia. E lì, tra i suoi cari, Costanza esalò l’ultimo respiro. Finì così la sua giovane vita.

Fu insignita della medaglia Florence Nightingale il 12 maggio 1947 ed anche della medaglia d’oro della CRI e della medaglia di bronzo al valor militare.

Le sue spoglie riposarono per cinque anni nel piccolo cimitero di Nicosia e, in seguito, furono traslate nella Chiesa del Pantheon a Siracusa, dove riposano a fianco di altri eroi di guerra.

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *