Quando i libri accendono il “delirio”

da | 24 Giu 20

Ci possiamo arrabbiare con i libri, per il titolo, per l’argomento, per il contenuto, per la copertina, per l’autore…ma solo con i lettori vivi e appassionati i libri continueranno a vivere.

Raimondo Moncada

I libri si possono rifiutare, condannare, far volare dalla finestra.

Liberi.

I libri si possono anche accettare, prendere, conservare, leggere, far vivere.

Ancora liberi.

I libri li puoi tenere a distanza, puoi anche limitarti a guardare la copertina.

I libri li puoi anche immaginare, desiderare, cercare.

I libri li puoi andare a scovare in biblioteca, in una bancarella dell’usato, in un cassonetto della raccolta differenziata dei rifiuti. Puoi anche mettere piede in una libreria.

Non per forza il libro si deve comprare. Lo puoi semplicemente prendere in mano, sfogliare, guardare le illustrazioni, l’indice, fermarti a leggere qualche rigo di un paragrafo qualsiasi, rimanere a leggere fino alla chiusura della libreria e poi riporre il volume nel suo scaffale.

Nessuno ti punta il fucile nel punto che sta al centro tra i tuoi occhi per obbligarti a pagare il pizzo della lettura.

Il libro lo puoi prendere anche in prestito, gratis, in una biblioteca pubblica. Lo puoi chiedere a un amico. Lo puoi rubare a tempo determinato a tua sorella. Una volta tuo, lo puoi sistemare su una mensola, sul comodino, sotto il cuscino, anche sopra il volto se la luce dell’abat-jour dà fastidio agli occhi.

Con il libro ci puoi parlare, discutere. Puoi ascoltarlo, così come ignorarlo. Puoi anche non capirlo. Non per forza dobbiamo parlare la stessa lingua e avere interessi concordanti.

Ci possiamo arrabbiare con i libri, per il titolo, per l’argomento, per il contenuto, per la copertina, per l’autore (ci sono scrittori che ci stanno sullo stomaco e anche quello che scrivono o quello che vorrebbero scrivere).

Il libro non è solo un libro. Esistono tanti libri. Nessuno ti costringe a prendere il libro che è primo nella classifica dei libri più venduti, il libro di cui tanto hanno parlato in ogni trasmissione televisiva per una settimana, il libro di cui tanto si è polemizzato sui social. E nessuno ti costringe a non comprare quel libro che in tanti ti sconsigliano di comprare e leggere.

Non è stato contemplato un reato nel codice penale.

Non c’è la mafia della lettura. La lettura non è un’imposizione così come la non lettura.

Solo ai critici di professione è imposta la lettura di quel particolare libro e possono parlare o non parlare bene.

Se un libro non ci piace, non ci piace.

Nei paesi democratici, abbiamo anche la libertà di dire che una cosa ci piace, anche se non ci piace. Lo diciamo a volte per non dispiacere e per incoraggiare.

E possiamo anche limitarci a leggere solo un libro e con una copertina bianca e una sola pagina.

Non ci sono norme.

Non c’è una regola del buon libro o della buona lettura.

Non c’è una legge che regolamenti il cosa, il come, il quando, il dove, il perché leggere. Puoi anche non leggere per non farti influenzare dalla lettura. Puoi anche non uscire di casa per non incontrare i consigliatori di libri da leggere a tutti i costi.

Un libro ha il grande potere di farti pensare e pure di condizionarti.

La lettura contagia o tende a contagiare.

Chi legge, consiglia o sconsiglia dal suo punto di vista, la lettura al compagno di classe, all’amico, al fratello, allo sconosciuto.

Chi non legge, può anche fare lo stesso.

Puoi o non puoi accogliere l’invito alla lettura o alla non lettura.

Abbiamo questa libertà.

Possiamo scegliere quello che vogliamo, anche se ci dovessero incatenare a una sedia, davanti a un leggio con un libro aperto, minacciandoci di privarci dei nostri libri e autori preferiti.

Di libri ne sono stati scritti un numero indefinito (un giorno ci sarà qualcuno che, per passione e curiosità, si metterà a contarli viaggiando nei secoli).

Uno, almeno uno, un giorno riuscirà ad attrarre la nostra attenzione, ci piacerà, ci diventerà amico.

Almeno uno parlerà la nostra lingua.

Almeno uno risponderà alle nostre domande.

Almeno uno ci capirà.

Almeno uno ci farà piangere.

Almeno uno ci sciugherà le lacrime.

Almeno uno ci sbloccherà il cervello.

Almeno uno ci amerà e aiuterà a crescere.

Almeno uno spiegherà le ali all’immaginazione.

Ci sarà almeno un libro al quale ci legheremo, col quale cominceremo. E se ci leghiamo a quel nostro libro non lo lasceremo più per tutta la vita.

Vivrà dentro di noi.

Trova quel libro, quel romanzo, quel racconto, quella raccolta di poesie, quel saggio, quell’inchiesta, quel fumetto.

Trovalo!

Entra in un qualsiasi luogo profumato di carta.

Alcuni ti offriranno certi libri. Altri libri diversi.

Potresti trovare pure cartelli con su scritto: “Qui non si vende né si ordina il libro di Raimondo Moncada”.

Potresti anche trovare cartelli con l’avvertimento: “Non ti azzardare a chiedere opere di Raimondo Moncada!”.

Non ti fare intimidire. Vai oltre. Anche il fascino del proibito.

Vai alla ricerca del tuo libro.

Fallo!

Trovalo e richiedilo.

Solo con i lettori vivi, fissi, mobili, interessati, appassionati, i libri continueranno a vivere.

E non solo i libri, anche i loro autori, gli editori, gli editor, i redattori, i traduttori, i correttori di bozze, i grafici, gli illustratori, i tipografi, i pubblicitari e i librai.

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