Quale “normalità”? Questo è il vero problema

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Emergenza Covid. La realtà chiede un cambio radicale, una rivoluzione culturale, una nuova organizzazione sociale

Antonio Liotta

Un ‘termine’ che ricorre da quasi un anno, in questo speciale disastro pandemico, come costante di ogni pensiero, è “normalità” e quindi “ritorno alla normalità”. Nel pensiero comune ci si riferisce al superamento di pratiche quali distanziamento, confinamento, utilizzo di mascherine, negazione di abbracci, baci, assembramenti, ecc.

Si chiede, a gran voce, di tornare alla “normalità”, a fare quello che ognuno – liberamente ed arbitrariamente – era abituato a fare.  Nella fase acuta della pandemia, queste abitudini automatiche, perché vietate e negate, hanno reso difficile l’adesione e l’esecuzione della indicazioni suggerite dai vari decreti governativi con il risultato di accentuare i contagi e rendere il virus Covid-19 più aggressivo. Questa condizione di trasgressività, purtroppo, continua tuttora.

La verità che non si è voluta accettare, non si è voluta capire, è che i veri agenti capaci di arginare, bloccare il contagio sono, siamo le “persone”!  Questa verità  è tuttora vitale nonostante la pandemia abbia colpito il mondo intero e fatto più di un milione e mezzo di morti. Ma cosa è allora la “normalità”? La parola ‘normale’ ci porta al latino ‘norma’, cioè allo strumento squadra o regola utilizzato per misurare gli angoli retti e quindi anche i confini di proprietà, le regole di costruzione; in senso figurato la normalità ci indica rettitudine, esattezza, regolarità. Lascio fuori, volutamente, il concetto di ‘normale’ in psicologia, psichiatria, in tutti i parametri fisici  che misurano le caratteristiche di una persona più vicine ad un teorico modello di perfezione.

La pandemia ha messo in crisi il mondo in cui sino ad ora abbiamo collocato la ‘nostra normalità’. Eravamo convinti di vivere il migliore dei mondi possibili. Invece, abbiamo scoperto che le critiche che autorevoli studiosi in economia, medicina, scienze sociali, didattica, muovevano da molto tempo contro l’attuale sistema  (e per questo  criticati e condannati come eretici), erano,  sono vere e concrete.

La pandemia ha messo a nudo l’attuale sistema sanitario proprio perché negli ultimi 25 anni si sono smantellati i principi nobili (armonia tra prevenzione, cura e riabilitazione) della Legge 833 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale; sono saltati l’educazione sanitaria, la pianificazione anti-epidemica, sono stati dati poteri (per modifica del Titolo V della Costituzione) – in materia concorrente – alle Regioni su Sanità e Scuola creando un mostro a venti teste che divora soldi ed intelligenza.

La pandemia ha accentuato le disuguaglianze sociali rendendo più povere le classi medie, disarticolando l’organizzazione del lavoro, portando alla chiusura più di trecentomila piccole e medie aziende ed attività commerciali e permettendo la concentrazione in mano a pochi vecchi e nuovi potentati economici/finanziari che, come in ogni economia di guerra, stanno lucrando avidamente. La pandemia ha decretato la crisi delle Arti teatrali, musicali, editoriali, delle politiche ambientali e sociali sinora praticate, del modo di fare politica che dimentica la polis-etica.

Quindi: quale “normalità”  vogliamo reinstaurare nel 2021, questa che ci ha portato alla catastrofe, tramite l’urbanizzazione selvaggia, il profitto estremo, la parcellizzazione del lavoro, l’aziendalizzazione del Sistema Sanitario e la sua privatizzazione, la vuota politica spettacolo e non trasparente?

Oggi, il vero problema è questa “normalità” che non può essere accettata. La realtà chiede un cambio radicale, una rivoluzione culturale, una nuova organizzazione sociale che sappia guardare alla “persona” come soggetto e non oggetto-numero. Siamo in una fase storica che potrà permettere un vero cambiamento ed una reale sostenibilità, ma su questi temi tornerò presto.

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