Può succedere solo se sei di Racalmuto

di | 16 Feb 21

Se dall’altra parte del telefono c’è Leonardo Sciascia. Storia di una vespa ritrovata

Racalmuto, la sede del Vespa Club

Se  una domenica squilla il telefono di mattina presto e c’è Leonardo Sciascia che ti cerca, può succedere solo se sei di Racalmuto. La chiamata  in questione è partita di recente verso un medico rianimatore, residente a Palermo, ma originario del paese del famoso scrittore di “Regalpetra”. Un compaesano che ha bisogno di aiuto, qualche emergenza, un familiare di un amico che sta male ed è stato dirottato all’ospedale Villa Sofia? Afferrando la cornetta forse è questo quello che avrà pensato l’anestesista, rintracciato da Sciascia. Invece no. La telefonata che ha il sapore di un giallo, di un poliziesco risolto grazie ad una lucida osservazione dal piglio sciasciano, ha invece un altro scopo. La notizia di un rinvenimento in cui ci sono tutti gli ingredienti di una storia noir. C’è una mano invisibile, il furto, lo scasso, la denuncia ai Carabinieri, il mistero e la passione, e  perché no anche la memoria.

Bovo Cerasa è la zona del misfatto, una contrada ben identificata del profondo sud della Sicilia. Nonostante dall’altra parte del telefono ci sia Leonardo Sciascia, non si tratta del ritrovamento di un cadavere eccellente. Il “contesto” riguarda il reperimento di una viva e bella vespa Piaggio 50 special, risalente al lontano 1973. Un mezzo sottratto qualche settimana prima dal garage di un medico di Racalmuto, il Dottor Nicola Salvo. Leonardo Sciascia invece è il fratello di Andrea, vice presidente del gruppo Vespa club.

Gli Sciascia sono due giovani ragazzi appassionati di Vespe Piaggio, cugini del noto scrittore del giorno della Civetta. Questo è lo scenario del racconto del mistero di un vecchio Vespino ritrovato, anche grazie ad un fregio tricolore del vespa club d’Italia, posto sullo scudo anteriore del suo telaio. Il glorioso simbolo è servito agli attenti e scrupolosi fratelli Sciascia per identificare il ciclomotore abbandonato dai ladri proprio nei pressi della loro abitazione.

Notata la stranezza di un mezzo così “prezioso”, che mai un tesserato del Vespa club avrebbe lasciato incustodito, si sono preoccupati di prendersene cura, per poi provare l’immenso piacere d’informare del ritrovamento il proprietario. Preservando  il Vespino, con esso di fatto i Sciascia hanno consapevolmente salvato i suoi quasi cinquant’anni di ricordi che  lo legano al suo proprietario. Sarebbe bello pensare che il ritrovamento non sia stato un fatto casuale. Che il malfattore probabilmente resosi conto del valore affettivo, che lega qualsiasi Vespista, abbia abbandonato la refurtiva volontariamente sotto casa del Vice Presidente del Vespa club di Racalmuto, proprio per farla ritrovare. Una vecchia Vespa non è di fatto solo un mezzo a due ruote; è uno scrigno, un  forziere in cui sono custoditi mille ricordi di vita, di amicizia e spensierata libertà. Una sorta di rispetto da parte di un ladruncolo ossequioso, osservante, riguardoso nei confronti di un vecchio Vespino e del suo club di appartenenza, è quello che vogliamo immaginare sia accaduto.

Una brutta storia con un finale “romantico”, la cui verità del ritrovamento resta comunque, come nei migliori libri gialli, sempre nel fondo ad un pozzo. Una bravata  che fa giustizia attraverso la passione di tutti i protagonisti; del suo ritrovatore, del proprietario e anche del malfattore. Ladro di cuore vogliamo chiamarlo, del quale vogliamo tracciare un identikit gradevole. Piace immaginarlo bello, forse biondo e magari con gli occhi azzurri, come un principe ladro, stile Tony Curtis. Un bel gesto di amore verso una vetusta Vespa consumato dai due fratelli componenti del nutrito club di Racalmuto, il quale conta più di cento soci, e che proprio quest’anno si appresta a compiere dieci anni di attività.

Palermo, i dirigenti del Vespa Club Racalmuto con il sindaco Leoluca Orlando

Nato dall’associazione ”I Vesperti”, fondata nel 2011, il club si è affiliato nel 2013 al Vespa Club d’Italia. Attualmente organizza raduni di carattere nazionale, facendo arrivare a Racalmuto vespisti da ogni dove. Nel 2016 l’apprezzata organizzazione ha preso parte alla prestigiosa “giornata della Vespa” tenutasi a Palermo per celebrare il settantesimo anno della nascita del marchio Piaggio.

Tecnicamente, una scocca autoportante in lamiera stampata, la Vespa è il ciclomotore simbolo del design italiano sin dal 1943. Se d’epoca oltre che un simbolo, con il suo fascino, raggiunge livelli altissimi nella sfera della memoria collettiva. In quel Vespino ritrovato ci sono dunque i ricordi di reiterati giri nei lunghi pomeriggi d’estate, seduti in due sullo stesso sellino, attorno alla circonvallazione del paese.

Ci sono saliti molti “ragazzi di Regalpetra” come Gaetano Savatteri, oggi noto scrittore, il giornalista Giancarlo Macaluso, tra i fondatori di questo giornale, Gigi Restivo e Carmelo Arrostuto. E forse anche la vespa del “Moto mito e meta”  uno degli articoli comparsi sul primo numero di Malgrado Tutto, a firma di Guido Giudice. Lo stesso che fu il possessore in paese del primo Vespone di terza generazione, il mitico125 px degli anni ottanta, erede diretto della Vespa Rally. A completezza di cronaca il secondo fu Angelo Sciascia, con il suo mitico px 200. L’avvocato Angelo Sciascia, padre dei ragazzi soci e animatori del Vespa club di Racalmuto, che avrà certamente trasmesso loro la sua passione per la Vespa. Seguirono i Vesponi dell’oggi stimato medico chirurgo di Racalmuto Gigi Scimè e del Diplomatico Gianfranco Petruzzella, all’epoca spensierati ragazzi con le ali sotto i piedi.

Anni ’80. Angelo Sciascia e consorte in vespino 

Sono momenti in cui il proliferare delle vespe è sintomo di un economia florida. Il tempo dei vigneti, del miracolo dell’ Uva Italia, dei “figli della racina”, come titolò in un bell’ articolo il giornalista Giuseppe Cosentino. Una simpatica approfondita analisi la sua riportata successivamente anche su Malgrado Tutto, in cui il cronista de L’Ora parla del benessere di quegli anni nella vicina Canicattì. Uno sorta di studio socio economico, rapportato anche al numero di Vespe e moto di grossa cilindrata presenti in quel florido periodo nella città dell’Uva Italia.

Comunque la Vespa ritrovata, di cui oggi abbiamo raccontato, è anche la mia. La usavo da ragazzino, prima di passarla a mio fratello, oggi legittimo proprietario, a cui è toccata la bella notizia dell’inaspettato ritrovamento. Era mia, primo lettore del numero zero di questo giornale. Io che in tenera età nel primo numero di questo giornale, nella rubrica dedicata ai lettori, scrissi un articolo sotto forma di lettera, auspicando proprio la nascita di un moto club a Racalmuto

1 commento

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    Ho dedicato una lezione intera a questo splendido esempio di ingegno Italiano. E i miei studenti di lingua e cultura Italiana hanno adorato! Ho scoperto che anche in Portogallo i giovani si dividevano in Vespisti e Lambrettisti.

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