“Prof, posso andare in bagno?”

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Quando allo studente scappa la pipì ogni velleità poetica crolla. Le richieste di andare ad espletare i propri bisogni fisiologici scandiscono le lezioni a intervalli regolari.

Angela Mancuso

Succede spesso. Succede che tu, docente, ti trovi nel bel mezzo di una spiegazione coinvolgente e appassionata. Succede che, magari, stai svolgendo la parafrasi dei versi preferiti del  tuo autore preferito. Sei lì, concentrato e attento, a declamare l’endecasillabo prediletto con voce rotta dall’emozione e la lacrimuccia sulle ciglia. L’enjembement ti dà forza, l’anafora ti infonde coraggio, l’allitterazione è con te. Stai per naufragare in un dolce mare di interminati spazi e sovrumani silenzi. Succede, allora,  che dal fondo dell’aula si levi un braccio e per un attimo tu, povero illuso idealista, speri che lo studente proprietario della mano levata intenda contribuire all’analisi dei sublimi versi appena letti con una chiosa personale e critica, con una osservazione arguta e pungente, con una domanda sagace e profonda. Succede, invece, che…”Prof, posso andare in bagno?”.

Ed ecco che ogni velleità poetica crolla, il settenario si frantuma, la strofa saffica si inaridisce, il cosmico leopardiano si riduce ad una infinitesimale particella subatomica. “Vai pure”, rispondi tu. Ma ormai l’atmosfera magica e sublime è rotta, l’arido vero inonda il tuo cuore, la speme, ultima dea, fugge desolata.

Le richieste di andare ad espletare i propri bisogni fisiologici scandiscono le lezioni a intervalli regolari. Non c’è regolamento scolastico che tenga. Anche la norma più chiara, inequivocabile e inoppugnabile crolla di fronte alla studentessa che accompagna il suo “Prof, posso andare in bagno?” col gesto di sventolare, urbi et orbi, la bustina viola con le ali. “E’ urgente!”.

Un giorno diventerò ministro dell’Istruzione e farò approvare una riforma scolastica bellissima. Ogni classe dovrà essere corredata, ope legis, da un bagno comodo e accogliente e ogni aula da una macchinetta che distribuisce le merendine. Perché se non chiedono di uscire per andare in bagno è per correre a rifornirsi di barrette al cioccolato e tavolette alla nocciola. Mi portassero almeno un cioccolatino.

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Angela Mancuso è docente di lettere al Liceo Classico “Linares” di Licata.

 

 

 

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2 Responses to “Prof, posso andare in bagno?”

  1. Carlo Barbieri Rispondi

    07/12/2018 a 10:32

    Ho frequentato le aule sempre e solo come studente, e per di più come “studente da ultimo banco” – scelta preferita da ogni alunno, che ha nel sangue l’antichissimo e collaudatissimo “‘U fujiri è vriogna, ma è salvamentu di vita”. Nel mio caso, si aggiungeva la speranza di bilanciare l’effetto di quella maledetta “B” iniziale del mio cognome che, secondo me, posizionandomi in testa alla lista aumentava le probabilità di una esecuz… pardon, di una interrogazione. Però grazie a te, Angela, mi rendo conto adesso di quanto le mie richieste fisico-idrauliche turbassero gli insegnanti. Me ne fossi reso conto all’epoca, avrei chiesto di andare in bagno più spesso. Avrei persino simulato anche a casa in modo ottenere un certificato di “reni lenti”. Un abbraccio.

  2. J.N. Rispondi

    10/01/2019 a 10:15

    Trovo poeticamente corretto porsi nei panni di chi leva la mano per bisogno o per umile voglia di dolce. La relazione posta da un insegnante che con passione esplica letture e interpretazioni di versi che se pur appassionanti per la stessa, risultino noiosi e incapibili da chi, con pensieri di malavoglia si nasconde dietro il banco. Egoisticamente impensabile un terzo motivo del sollevarsi di quella mano, soprattutto per un’insegnante che con passione svolge il suo mestiere. Il motivo di quell’andirivieni regolare, da studente, l’inopportun pensiero che il cosmico leopardiano non sia altro che una visione noiosa, che figure retoriche di sorta non siano altro che definizioni inutilmente pesanti della penna di un poeta. Ecco quelle interruzioni catturano l’attenzione, probabilmente più, di un intervento al fine di arricchire la lezione. Immagine poetica, il levarsi di un paio di ali violacee in un clima annoiato. Ma tante volte limitarsi a interagire invece di attendere domanda, rende una lezione completa e interessante, e chissà magari invece di porte che si aprono e chiudono, uno studente potrebbe anche domandarsi come mai gli occhi di un insegnante brillino. Evitate di dar per scontato, la vostra visione se pur egoisticamente indiscutibile, può non coincidere con quella di chi impara. Niente più bagno, ma visto che “Fugit irreparabile tempus”, troviate il modo di appassionare obbiettivamnte, e contemporaneamente .
    Temporibus semper cautus servire memento. Tempori serviendum est.

    J.N.

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