“Prof, ma a che serve studiare il latino?”

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Pianeta scuola. Quattro risposte su una lingua morta e poco compianta. 

Angela Mancuso

“Prof, ma a che serve studiare il latino?” È questa la domanda che qualsiasi insegnante di materie letterarie, vissuto in qualunque epoca storica successiva alla caduta dell’Impero romano d’ Occidente, si sarà sentito porre almeno un milione di volte. Essendo, infatti, una lingua “morta” e neppure tanto compianta, il latino non può rispondere a quelle esigenze di concretezza pratica e utilitaristica che dominano il mondo contemporaneo e, soprattutto, il consumistico universo adolescenziale. E, dunque, come può un povero e perseguitato docente di lettere salvarsi dall’imbarazzo creato dall’inevitabile, perfida ed infida domanda? Come fornire una risposta convincente e, soprattutto, pedagogicamente valida? Proviamo a fare qualche esempio di possibili motivazioni da porre al vaglio di un ipotetico studente.

Risposta numero 1: “perché se non lo studi ti metto due, alla fine dell’anno scolastico ti rimando e, in base alle modalità di recupero dei debiti, se a settembre non mi ripeti tutto per filo e per segno ti boccio”. Potrà sembrare apocalittica e drastica, ma, credetemi, è quella di gran lunga più efficace.

Risposta numero 2: “perché l’italiano deriva dal latino e, dunque, il suo studio è fondamentale per comprendere le dinamiche strutturali della nostra lingua. Inoltre, gli studi classici potenziano e sviluppano le capacità logiche e le qualità sentimentali ed emozionali.” Impeccabile, ineccepibile, solida e genuina ma, ahimè, incomprensibile per le delicate menti di alunni avvezzi ai filosofici e culturali dialoghi del Grande Fratello.

Risposta numero 3: “perché conoscere il latino ti può aiutare a far bella figura nelle occasioni sociali quando una bella citazione, che so, di un Seneca o, meglio ancora, di un Cicerone sbalordirebbe il tuo uditorio. Per non parlare del fatto che un adeguato sfoggio di cultura ti aiuterebbe a circuire (e se farai il politico o l’avvocato lo capirai meglio) menti meno addestrate e più ingenue della tua. Ti sia da esempio Renzo, quello dei Promessi sposi, confuso e liquidato dal latinorum di Don Abbondio”. Ecco, questa potrebbe apparire già più accattivante.

Risposta numero 4: “perché se hai intenzione di diventare Papa è assolutamente necessario che tu sappia cos’è una benedizione Urbi et Orbi. Se vuoi fare il Ministro dell’economia devi sapere, e in Italia è fondamentale, cosa sia il deficit. Se dovessi decidere di ammazzare qualcuno sappi che ti tornerà utile trovare un alibi, e se già ti vedi destinato al calvario del precariato ti può servire il curriculum vitae. Impareresti che tutte le volte che compri un album o un’agenda, o ricevi qualcosa gratis, o ascolti un audio, guardi un video, il monitor del pc, chiedi il bis ad un concerto, cerchi uno sponsor per le tue attività o compri lo zaino Invicta, ebbene, hai a che fare con parole latine. Perfino quando dai dell’imbecille o del deficiente a qualcuno stai usando termini di derivazione latina. Ti pare poco?

Come vedi, caro studente, non è poi una lingua tanto morta.

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