Prigionieri nella caverna, aspettando che si spezzino le catene

|




La metafora di Platone, la realtà contemporanea e la politica che non riesce a guardare più lontano.

Platone, il mito della caverna

Il ministro Toninelli, dopo avere spippolato sul cellulare, alza entusiasta il pugno chiuso, simbolo di lotta del movimento operaio e delle sinistre, di cui oggi probabilmente il PD si vergognerebbe, o quanto meno, si imbarazzerebbe. Il rifacimento del ponte di Genova, sacrosanto, si accompagna al condono. In tutto sta il tutto avrebbe detto il filosofo greco Anassagora, ma non credo che avrebbe mai immaginato quale caricatura avesse assunto la sua affermazione nella nostra epoca.

C’è bisogno di profondità. La maggior parte dei filosofi di oggi e soprattutto di coloro che furono molto influenti nella seconda metà del Novecento attaccarono la profondità, si dichiararono stanchi della classica distinzione tra le ombre che ingannevolmente si mostrano davanti ai prigionieri e ciò che si nasconde dietro, sulle cui basi Platone aveva immaginato la sua caverna, dove uomini incatenati si divertivano allo spettacolo contenti delle loro catene. Non ne potevano fare più a meno. Ma negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso si disse che forse ciò che vedevano i prigionieri di Platone era sì un inganno, ma che la verità non andava cercata dietro la scena dello spettacolo. I filosofi di quegli anni avevano le loro ragioni. Troppe falsità erano state prese per vere sia nel democratico mondo occidentale sia nel non democratico mondo d’oltre cortina.

Poi cadde il muro di Berlino. Sembrò la fine di un inganno. Ma le mafie ci misero lo zampino e anche il capitale che tutto deve arraffare e divorare allungò le mani al di là del Danubio. Nuovi ricchi si liberarono e sciolsero le loro catene, ma la maggior parte rimase prigioniera della povertà e della miseria. Poi arrivarono gli immigrati dall’Africa e i prigionieri europei, occidentali e orientali si dimenticarono di esserlo, si identificarono con i ricchi, perché videro chi stava peggio di loro e così poterono trasformare il loro senso di umiliazione nel disprezzo verso chi stava peggio di loro.

Lo spettacolo della caverna poté così continuare, raccontando una storia che si ripete. Ma nessuno sa della ripetizione perché a nessuno interessa più la storia. Per questo non c’è profondità. Tutto e il contrario di tutto stanno sullo stesso piano senza un futuro che non sia a pronta scadenza. Un mese, sei mesi, un anno al massimo. Tutto e subito! Questo è il motto che trionfa nel simulacro di democrazia che stiamo vivendo, dove ogni cosa si brucia più velocemente di un cerino acceso, come il piacere di una tossicodipendenza.

Profondità vuol dire futuro, significa pensare a lunga distanza, immaginare riforme in grande. E’ la politica a non avere più profondità e a non sapere più guardare lontano. Anche se le catene che ci avvolgono e ci vincolano sono diventare, come ebbe a dire Kant, una seconda natura, è di uscire dalla caverna che abbiamo bisogno! Ci siamo dentro fino al collo, anzi ne siamo addirittura sommersi, al punto che non ci accorgiamo più che dietro le ombre, come ebbe a osservare il grande illuminista Diderot, vi sono “re, ministri, preti, dottori, apostoli, profeti, teologi, politici, bricconi, ciarlatani, artisti facitori di stupefacenti illusioni e tutta la genìa dei mercanti di speranze e di paure”. Diderot li mette tutti sullo stesso piano, senza profondità, senza distinzioni, senza differenze. Non perché sono tutti uguali, ma perché sono tutti omologhi. Ciascuno, nel suo diverso ruolo, faceva la stessa cosa degli altri: controllava che lo spettacolo delle ombre a cui assistevano i prigionieri, cioè i cittadini, si ripetesse incessantemente mentre dava l’impressione di cambiare. Ma un giorno quello spettacolo cessò. I prigionieri spezzarono le catene e uscirono dalla caverna. Ventiquattro anni dopo che Diderot riscrisse la caverna di Platone, esplose la Rivoluzione Francese e il mondo cambiò.

foto da internet

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *