Preoccupa il virus che arriva dal Medio Oriente e miete vittime in quantità

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Il virus è la causa della MERS, conosciuta come la “sindrome respiratoria mediorientale”, malattia altamente mortale perchè spesso colpisce in maniera fulminante l’idividuo nel 30% dei casi. In questi giorni se ne parla molto per un riscontro in Europa dell’affezione. Fattori di rischio e sintomi.

Men wearing surgical masks as a precautionary measure against the novel coronavirus, speak at a hospital in Khobar city in Dammam May 23, 2013. Saudi Arabia has announced another death from the SARS-like novel coronavirus (nCoV) in its central al-Qassim region, bringing the total number of deaths in the kingdom to 17. REUTERS/Stringer (SAUDI ARABIA - Tags: HEALTH SOCIETY)

Ma siamo ancora a rischio di contrarre la febbre emorragica da virus Ebola? Di fatto dopo le due guarigioni dei sanitari missionari in Africa e con le conoscenze acquisite che hanno allertato l’OMS e da qui i rigidi controlli per chi viaggia e soggiorna nelle zone africane dove il virus si è espanso, possiamo affermare che un efficace controllo della diffusione del rischio di contagio c’è stato e c’ è tutt’ora. Ma non va sottovalutato un altro virus che in Medio-Oriente miete vittime in quantità e misura davvero allarmante. Si tratta di un “coronarovirus” responsabile della “MERS” di cui si parla tanto in questi giorni a causa di un riscontro in Europa dell’affezione.

La MERS è conosciuta come la “sindrome respiratoria mediorientale”, malattia altamente mortale perchè spesso colpisce in maniera fulminante l’idividuo nel 30% dei casi. Il serbatoio del virus è il pipistrello, ma sembra inverosimile che il contagio avvenga attraverso questi animali, vista la difficoltà di venire questi, a stretto contatto con l’uomo; di contro, il sospetto risiede in altri animali, possibilmente domestici a contatto invece diretto con l’uomo, a loro volta infettati dai pipistrelli. Secondo studi recenti, potrebbero essere serbatoi finali del virus, i cammelli, il latte dei cammelli, le capre e i datteri. Da qui è facile intuire quanta responsabiltà possono avere i pellegrinaggi nella città santa di molti fedeli provenienti da tutto il mondo; se poi consideriamo che i dati riportano oltre 3,1 milioni di pellegrini nel 2013, comprendiamo quanto il problema-diffusione possa essere aggravato, oltre che dalla quantità dei fedeli che viaggia e si sposta in queste zone a rischio, dalla non totale conoscenza delle modalità di contagio del virus in questione.

Il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo della malattia ha registarto nel 2014 circa 424 casi di infezione in tutto il mondo. Alcuni di questi sono stati segnalati in Inghilterra e in Francia. Il periodo di incubazione della malattia è di 5 giorni e si diffonde da una persona ad un’altra in 7 giorni circa.
Il paziente accusa febbre, con una temperatura intorno ai 38°C o superiore e tosse insistente, da far sospettare una polmonite. Sicuramente una storia di un viaggio recente nelle zone dove si diffonde il virus, cioè nella penisola arabica, potrebbe orientare il medico verso una precisa diagnosi. La malattia può presentarsi in forma lieve o addirittura essere fulminante per il paziente. A questo punto, una volta sospettata la possibiltà che vi sia presenza del virus della MERS nel luogo in cui ci si trova è obbligatorio  evitare contatti e incontri con persone che possono aver contratto il virus;  evitare il contatto con persone che presentano dei sintomi riconducibili alla sindrome respiratoria, come starnuti, tosse oltre che attenzionare l’igiene delle mani  attraverso l’utilizzazione di disinfettanti e sapone e la consumazione di carne poco cotta o cruda. Se il contatto con individui infetti fosse avvenuto, l’osservazione per 10 giorni è obbligatoria, periodo in cui il virus raggiunge la massima incubazione, secondo le poche conoscenze che si hanno di questa malattia. Poi si procede agli esami radiologici considerata la sede elettiva del virus e cioè i polmoni.

La prevenzione consiste anche nell’utilizzo di mascherine per evitare che goccioline di saliva possano causare il contagio inerumano e il controllo laboratoristico attraverso tamponi per coltura delle secrezioni naso-faringee di chi è stato a contatto con pazienti malati  di individui, cioè, che presentano una iniziale sintomatologia caratterizzata da tosse e apparentemente da un comune raffreddore.
A tutt’oggi, non siamo nelle condizioni di fornire molte informazioni su questo virus se non il fatto che, ogni giorno, la vita, è una lotta con qualcosa di nuovo che sia un virus o un batterio o qualcosa  che causi infezioni sporadiche o non, che possono compromettere gravemente la nostra salute. Per fortuna i mezzi d’informazione esistono e la campagna di prevenzione attraverso i consigli relativi a misure comportamentali ci sono.

Leggiamo sempre gli articoli di medicina e non soffermiamoci mai sul sentito dire, perchè conoscere certi tipi di contagi e malattie, può salvarci la vita.
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