“Preessorè, ma quando finirete di parlarci dei protocolli anti-covid?”

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 Il ritorno a scuola

Angela Mancuso

Dopo sei mesi o poco più tornano a spalancarsi i cancelli delle scuole. Tornano a suonare le campanelline. Tornano, gioiosi, saltellanti e festanti, gli studenti. E tornano, meno gioiosi, meno saltellanti e meno festanti, i professori. Stendo un velo pietoso sui Dirigenti Scolastici che credo non dormano più da mesi e nei cui panni nessuno vorrebbe trovarsi.

Non è stato mica facile riaprire, ma tra riorganizzazione dell’orario, ingressi contingentati, uscite contingentate, accessi ai servizi igienici contingentati, test sierologici, indicazioni operative per la gestione di casi e focolai, protocolli anti-Covid, Regolamenti di Istituto recanti misure di prevenzione e contenimento del contagio, integrazioni ai patti di corresponsabilità, registri dei visitatori, aule Covid, banchi distanziati, mascherine, visiere, termo scanner, gel disinfettanti, lame rotanti e alabarde spaziali, ce l’abbiamo fatta.

Con quale stupore meraviglioso e  con quanto infinito orgoglio abbiamo ammirato i nostri amatissimi fringuelli che, rispettosissimi delle regole, il primo giorno giungevano a scuola puntualissimi, entravano in fila indiana rispettando il distanziamento di un metro, si accomodavano composti e silenziosi sui banchi indossando la mascherina. Nessuna protesta, nessun tipo di lagnanze o rimostranze, nessuna pietosa querimonia per quelle regole così ferree e restrittive.

Oh, che senso di responsabilità!

Oh, quale profondo senso civico!

Oh, quanto spirito di collaborazione!

Poi, però, sono usciti da scuola.

E allora, con profondo sgomento e smisurata costernazione, li abbiam visti rotolarsi l’uno sull’altro, annusarsi, toccarsi,  avvinghiarsi, radiografarsi, palparsi, fondersi in un tripudio contagioso di abbracci voluttuosi e baci sbavosi, correr con frenetica euforia ad assembrarsi tra i tavolini dei bar per consumare Spritz e Brunch.

“Preessorè”

“Eh”

“Ma quando finirete di parlarci dei protocolli anti-covid? L’abbiamo capito”

“Avete ragione, domani ripassiamo l’Inno nazionale, Nel blu dipinto di blu, La Canzone del sole, Noi puffi siam così,  Heidi e  altre canzoncine da poter cantare al balcone quando, con simpatici Dippicciemme di duemila pagine,  ci chiuderanno di nuovo visto che appena uscite da qui a dispetto di ogni regola e di ogni buon senso vi accravaccate l’uno sull’altro facendo roteare in aria le mascherine e scambiandovi effusioni salivose e contagiose!”

“Avà, preessorè!

“A domani. Preparate il repertorio e riscaldate l’ugola”

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