Porto Empedocle: ottantacinque scatti per ricordare “I giorni dell’alluvione” del 1971

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Le foto “storiche”di Alfonso Verruso e Nino Allegro esposte nella Torre Carlo V, in una mostra curata dall’Associazione “Oltre Vigata”.

Tutti gli smartphone ormai hanno un app che ci tiene informati sul meteo, minuto dopo minuto, nuvola dopo nuvola. E, in caso di forti perturbazioni, è compito dei dipartimenti regionali della Protezione civile ad attivare lo stato di preallarme o di allerta meteo, informando Prefetture, Comuni e cittadini.

Ma a volte, in Italia, i preallarmi non sempre riescono a dare le corrette informazioni e le cronache ci consegnano immagini di città sommerse da acqua e da fango. Alluvioni che passano alla storia, come quella che colpì Porto Empedocle nel settembre del 1971.

Non bastò il colonnello Edmondo Bernacca, con la sua bacchetta e la cartina geografica dello Stivale,  ad informare gli empedoclini su una violenta bomba d’acqua che travolse e sconvolse il centro marinaro, l’antico Molo di Girgenti. E quell’alluvione, che lasciò senza tetto oltre mille persone, è diventata oggi memoria storica grazie ad una ricca mostra fotografica che documenta ciò che successe in poche ore dall’altopiano Lanterna a “mezzu a marina”.

Una mostra fotografica curata dall’associazione “Oltre Vigata” non nuova ad organizzare eventi di un certo spessore culturale. Una mostra fotografica dal titolo “I giorni dell’alluvione” per riflettere, per non dimenticare, per fare tesoro di ciò che successe e che non deve ripetersi.

Le 85 foto in bianco e nero furono scattate da Nino Allegro e Alfonso Verruso, compianto corrispondente “storico” del Giornale di Sicilia e raccontano una vicenda scritta con il fango e con i detriti. Per fortuna non ci furono vittime e feriti gravi. Fu un vero miracolo. San Calò nero, che a Porto Empedocle ha migliaia di fedeli,  quel giorno aiutò le persone a non farsi travolgere da una vera e propria cascata, che da via Garibaldi si riversò sulle case dove attualmente insiste il parcheggio pluriplano, eterno incompiuto.

La mostra

La mostra, inaugurata all’interno della maestosa Torre Carlo V, sarà visitabile fino al prossimo primo aprile. Alla cerimonia dell’inaugurazione l’associazione “Oltre Vigata”, presieduta dal dinamico Danilo Verruso, ha ritenuto opportuno non solo tagliare il classico nastro, ma “vivere” un momento di ricordi su quei terribili momenti. Tra i presenti, sabato scorso,  tra gli altri,  la sindaca Ida Carmina, l’ex ingegnere capo al comune Luigi Gaglio, il responsabile del Dipartimento della protezione civile della Sicilia Occidentale ing. Maurizio Costa, la direttrice di Legambiente Agrigento Claudia Casa e l’architetto  Giuseppe Mazzotta, in rappresentanza dell’Ordine degli Architetti.

“Ero bambina –ha raccontato Ida Carmina, sindaca di Porto Empedocle– e ricordo benissimo quei terribili momenti. Otto ore di pioggia incessante e violenta che fecero esondare i torrenti Spinola e Salsetto. Si allagò tutta la parte bassa del paese, quella a ridosso della via Roma. Interi cortili e viuzze invase da fango e da materiali vari, auto incastrate, case impraticabili. Un inferno”.

Fortunatamente, come detto, non ci furono feriti gravi. Ma i danni furono ingenti. Come ha ricordato l’ex ingegnere capo del Comune di Porto Empedocle Luigi Gaglio “Mia madre aveva un negozio di regali in via Roma. Nella nostra attività i danni furono limitati . Ma in tante botteghe e negozi la merce andò completamente in  rovina. Negli anni successivi il Comune realizzò una galleria idraulica, collegando con un tunnel di 900 metri i due torrenti che attraversano la città. Questo permette ora un deflusso più regolare e sicuro delle acque verso il mare”.

Un momento dell’inaugurazione

Toccante il ricordo del prof. Alberto Todaro nel suo racconto particolareggiato e pieno di sentimenti di ciò che successe quella mattina, con suo padre e suo fratello bloccati nel fango di Porto Empedocle e ospitati per una notte da un amico di famiglia.

“Di quelle ore turbolente di quel fine settembre del ’71 che sventrarono i Quatto Canti, via Marconi, via Roma, via Alloro, via Libertà –ci dice Danilo Verruso- adesso resta la documentazione fotografica che ci deve fare riflettere che certe sciagure non avvengono solo per “fatti naturali”. Per evitare ciò dobbiamo tutti mettere in atto un’azione di tutela del territorio, di manutenzione dei sistemi di raccolta delle acque, di edificazione a norma. Con una sana gestione ambientale non racconteremo più questi fatti drammatici”.

 

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One Response to Porto Empedocle: ottantacinque scatti per ricordare “I giorni dell’alluvione” del 1971

  1. antonino longo Rispondi

    22/11/2019 a 18:13

    Soltanto oggi, mio malgrado vengo a conoscenza dei danni dell’alluvione del 1971, qualche anno addietro il sindaco di quel periodo Firetto, nel visitare una mia mostra di pittura ad Agrigento, entusiasta dei mie lavori mi propose di organizzarne una anche nel mio paese natio, la cosa non si attuò mai perché cadde nel dimenticatoi.Io ho vissuto a Porto Empedocle dal 1939 anno di nascita sino al 1947, quando trasferirono mio padre a Palermo, nel 1954 a mio padre Amitrano Longo,riproposero nuovamente di ritornare a lavorare nella vecchia Centrale Elettrica dove lavorò come Capo Turno, era molto stimato dal personale e da molti cittadini, non soltanto perché sindacalista ma per la sua simpatia. Quando venni a Porto Empadocle per vedere come organizzare la mia mostra, nel fare un giro mi resi conto dei danni di quel disastro, non trovai più la casa di via Garibaldi che avevo lasciato nel 47 era stata travolta dal fiume di fango. Mi piacerebbe poter vedere più foto di quell’evento e poterne riconoscere i posti. Per ultimo sto scrivendo la mia vita per farne un libro, cito spesso il mio paese natio e non mi dispiacerebbe corredarlo da foto d’epoca. Infine sarei felice essere contattato da persona di mia pari età. Cordiali saluti.

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