Pilipintò-Racconti da bagno per Siciliani e non. La ronda

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La ronda è il primo di una fortunata raccolta di racconti umoristici di Carlo Barbieri che Malgrado tutto propone. Al libro “Pilipintò” è andato il premio speciale Umberto Domina.

– Scippo in pieno giorno in via Roma. Senti qua, senti qua–  esclamò con il suo pesante accento palermitano Sciortino Salvatore, detto negli anni Totò, poi Totuccio, e infine Totuccino man mano che il peso cresceva verso il traguardo dei cento chili, lo sfondava e si attestava sui centotrenta. Proseguì lentamente, marcando le parole: – Una anziana pensionata di sessantacinque anni scippata in pieno giorno in via Roma da due ragazzi in motorino. L’intervento di una pattuglia della polizia ha consentito di catturare i due malviventi…

– QueSta è peggio–  lo interruppe con la sua vocetta dall’identico accento Miccichè Filippo, detto Fifì ma conosciuto anche come “Friscaletto” perché la dentiera della mutua aveva deciso di fischiare ad ogni “s” – Una banda di balordi Specializzata in bar fa tre colpi in una notte. Tenta infine di ScaSSinare la Saracinesca del bar Fortuna e viene colta in flagrante dai carabinieri. C’è da metterSi le mani nei capelli!

– Per modo di dire, ah, per modo di dire… ahahah–  lo sfottè ridendo Totuccino, e la immensa panza gli tremolò come un budino.

– Io i capelli ce li ho–  protestò Fifi assicurandosi con una passata di mano che il sottilissimo riporto che pareva dipinto sul cranio fosse al suo posto. E, visto che Totuccino aveva qualche anno più di lui e non voleva sentirselo dire, si vendicò: – Tu penSa invece a quanto Sei vecchio, lo vedi che dice il Giornale di Sicilia? “Anziana Signora di SeSSantacinque anni”. Due anni di meno di te e la chiamano anziana. E guarda che “anziano” è un modo gentile per dire vecchio. Sei vecchio, Totuccino, Sei veeecchiooo!

Totuccino lo affanculò con un gesto intanto che Fifì riprendeva a leggere: – È la terza volta in un meSe che le forze dell’ordine Sventano un furto al Bar Fortuna. Minchia che culo!

– Bar Culo dovrebbero chiamarlo, altro che Bar Fortuna, maremma maiala–  commentò il terzo personaggio, Diotallevi Paolo, Paliddu per gli amici, soprannominato Palicu perché era corto e magro come uno stecchino. L’accento era lo stesso degli altri due, ma Paliddu aveva fatto il militare a Firenze ed era convinto che quel “maremma maiala” gli donasse una parlata toscana. – E a proposito, quando lorsignori sono comodi con il Giornale di Sicilia, che ve ne state tenendo metà l’uno da un’ora, vi ricordo che è di tutti e tre e io neanche un occhio sopra ci misi, maremma maiala.

In effetti il giornale lo compravano dividendosi la spesa di 1,10 Euro (Dio solo sapeva perché Il Giornale di Sicilia avesse deciso di inventarsi un prezzo diverso dagli altri) ma, essendo 1,10 non divisibile per tre, Totuccino e Fifì contribuivano con quaranta centesimi a testa e Paliddu solo con trenta. Con la conseguenza che a Paliddu gli tocccava leggerlo per ultimo e quando finalmente le due metà gli arrivavano, sembrava che fossero state usate da un panellaro per pulircisi le mani dopo un duro giorno di friggimenti.  – La verità è che non si può stare più in pace–  disse Totuccino.

– Uno Schifo–  fece eco Fifì.

– Minchia non c’è più sicurezza, maremma maiala–  disse Paliddu.

Totuccino fu il più veloce a tirare fuori la frase che una volta al giorno, a giro, dicevano tutti: – Il fatto è che qua ci aspettiamo sempre che siano gli altri a fare. Noi ci lamentiamo di questo, ci lamentiamo di quello… e non facciamo niente. Al Nord invece…

– Ah sì al Nord è un’altra cosa, lo so io che ci ho vissuto…

– Senti Paliddu non ci scassare la minchia che lo sappiamo che a Firenze ci hai fatto solo tre mesi di militare e li hai passati praticamente tutti in punizione.

Paliddu ammutolì, offeso.

– Taliàti ccà: che vi dicevo?–  Totuccino cominciò a leggere eccitatissimo, a voce più alta del solito: – RONDE SENZA ARMI –  Via libera alle ronde, ovvero alle associazioni volontarie dei cittadini a guardia dei quartieri. I volontari non potranno girare armati e svolgeranno solo attività di segnalazione alle forze che presidiano normalmente il territorio. Saranno muniti di valchie talchie e di fischietto. Le associazioni saranno iscritte in un apposito elenco e tra esse avranno la precedenza quelle costituite da ex appartenenti alle forze dell’ordine, alle Forze Armate e agli altri corpi dello Stato. Lo vedete? Mentre noi parliamo, al Nord si organizzano, fanno le leggi…

– Ma che Schifìo dici, Totuccino? Guarda che queSta è una legge dello Stato Italiano e le ronde le poSSiamo fare pure noi, baSta avere i requiSiti e il permeSSo.

Totuccino rimase silenzioso.

– Certo–  fece Paliddu sognando la sua gioventù in uniforme – che mi piacerebbe fare la ronda a Palermo… magari nel mio quartiere… con la divisa…

Totuccino socchiuse gli occhi e sprofondò un po’ di più nella sedia rinforzata.

Lui una divisa non l’aveva mai messa perché, quando il peso ancora normale gli avrebbe consentito di fare il militare, era stato dispensato grazie all’intervento di certi amici. Però l’idea di andare in giro nel suo quartiere con una bella divisa gli piaceva e come. L’idea piaceva assai pure a Fifì, che sperava che fare parte di una Ronda in divisa gli avrebbe procurato il rispetto della gente e, forse, chissà, pure quello di sua moglie.

– Io ci Starei… disse timidamente, tanto che il fischio si sentì appena.

– Io pure, maremma maiala…

– E perché io no?

– E alla diviSa chi ci penSa?

– Mia sorella Vincenzina è sarta rifinita–  fece Paliddu.

– Sì ma per femmine–  obiettò Totuccino.

– E che minchia c’entra, maremma maiala? Se una è sarta, sarta è! Farà finta che ha a che fare con femmine senza minne…

– E le armi?

– Totuccino, ma tu Solo dubbi cachi? Non l’hai letto tu con i tuoi occhi? Non ce n’è biSogno, anzi non Si devono portare.

– Fifì, non hai capito niente, e dico niente perché sono una persona educata e non un vastaso come a tia. A me è proprio il fatto che non si possono portare armi che mi preoccupa… gli altri le armi ce le hanno eccome…

– Ma che dice il giornale? Dammelo qua… ecco: “Svolgeranno Solo attività di Segnalazione alle forze che preSidiano normalmente il territorio. Saranno muniti di valchie talchie e di fiSchietto”.

– E tu quello ce l’hai incorporato–  sfottè Paliddu, intanto che si chiedeva di nuovo cosa fosse questo valchie talchie.

Fifì lo guardò brutto e, per dare più forza al discorso, decise di non produrre fischi: – Noi dobbiamo limitarci a… (evitò la parola “segnalare”) – informare le forze che… (evitò “presidiano”) – controllano il territorio. E niente altro. Allora che ne dite? La facciamo la ronda o no? La prima ronda della… e si bloccò per via della S in agguato.

– Della Sicilia, maremma maiala – gli venne in aiuto Paliddu che ormai si era innamorato dell’idea.

– Ma noi i requisiti ce li abbiamo?–  chiese Totuccino.

– Io modestamente sono un ex appartenente alle Forze Armate, maremma… fece Paliddu.

– E io ho lavorato alla ForeStale come precario per due eStati in Servizio prevenzione antincendio.

– Sììì, poi hanno capito che a fare scoppiare gli incendi ci pensavi tu per farti riassumere per il rimboschimento… – fece Totuccino.

– E addio ForeStale–  completò Paliddu imitando la voce di Fifì, fischio compreso.

– Picciotti allora l’unico problema qua sono io, buttana la miseria a quando mi sono fatto riformare–  sospirò Totuccino.

– Di quello me ne occupo io, ne parlo con un amico–  assicurò Fifì, abbattendo l’ultimo dubbio di Totuccio e imbroccando miracolosamente una frase intera senza “esse”.

E Ronda fu.

Si diedero appuntamento in piazza Khalsa alle due di notte per la prima uscita.

Erano uno spettacolo. La base della divisa era costituita da tute a strisce fluorescenti giallo limone che somigliavano stranamente a quelle dell’AMIA (per i pochi addetti ai lavori, “Azienda Municipalizzata Igiene ed Ambiente”, ma per tutta Palermo, “chiddi d’a munnizza”) trovate sulle bancarelle dei Lattarini. Per Totuccino ce ne erano volute due XXXL. La sarta rifinita sorella di Paliddu aveva fatto un ottimo lavoro. Si era ribellata, per la verità, quando i tre avevano chiesto di sostituire la striscia a metà torace con un’immagine di Santa Rosalia sul davanti e un “Forza Palermo” sulle spalle, fluorescenti naturalmente. Ma poi si era convinta quando le avevano spiegato che nessuno avrebbe avuto il coraggio di sparare su Santa Rosalia o su “Forza Palermo”, neanche eventuali non palermitani, se non altro per timore di feroci rappresaglie.

Proprio in quel momento ci fu uno dei soliti blackout della zona. Le persone che si affacciarono sulla piazza per controllare se la luce era saltata dappertutto o solo a casa propria si videro di fronte, galleggianti nel buio, diverse strisce gialle luminose e tre immagini di Santa Rosalia. Una vecchia urlò e i nostri amici, spaventati, si voltarono dandosela a gambe. Testimoni oculari riferirono che all’urlo della vecchia le tre Sante Rosalie si trasformarono in altrettanti “Forza Palermo”, cosa che venne interpretata come una garanzia di scudetto. Migliaia di famiglie quell’anno si sarebbero rovinate con le scommesse.

Totuccino, Fifì e Paliddu svoltarono in una traversa, si fermarono per riprendere fiato e tirarono fuori le torce elettriche. Cominciava il loro lavoro. Adesso erano una vera Ronda.

Fu verso le quattro, intanto che il lungo blackout continuava, che sentirono rumori sospetti provenire da dietro l’angolo di un antico palazzo. E dietro quell’angolo c’era una delle vie più note e ricche di negozi della Palermo vecchia.

Spensero le torce e si avvicinarono con grande cautela. Erano spaventatissimi ma determinati. Sporsero le teste lentamente. Molto lentamente. E videro i due che, scesi da un anonimo furgoncino, stavano armeggiando sulla saracinesca di una profumeria con qualcosa che doveva essere un piede di porco. Ma videro qualcos’altro… all’ingresso di una traversa un po’ più avanti, un luccichio debole e improvviso, appena un riflesso di qualcosa di metallico. E capirono: c’erano altri ad osservare la scena. Gente in divisa… CARABINIERI!!!

Era il momento che avevano aspettato tanto. Potevano fare finalmente qualcosa per il quartiere e per quelli che avevano dato loro fiducia consentendogli di costituire una Ronda che li aiutasse a migliorare il controllo del territorio…

– Forza ragazzi–  disse Totuccino a voce bassissima – ci siamo… tutto il quartiere ci guarda… pronti? Tutti insieme…uno… dueee… tre !!!!

Scappate picciotti, i Carrabbineri ci sunnuuu!!!

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Carlo Barbieri

Il racconto è tratto da Pilipintò-Racconti da bagno per Siciliani e non, il libro con cui Carlo Barbieri esordì nel 2011: una fortunata raccolta di racconti umoristici che ottenne il premio speciale della giuria al premio Umberto Domina. Barbieri ha pubblicato, fino a questo momento, sette opere, cinque delle quali thriller ambientati in Sicilia; cura da anni la rubrica “La sdraio” su Malgradotutto e collabora con diverse altre testate, sia web che cartacee. Nato a Palermo nel 1946 ha vissuto, oltre che nella città natale, a Teheran e Il Cairo; adesso risiede a Roma ma torna spesso nella sua Sicilia, con la quale ha mantenuto legami fortissimi.  

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