E’ morto Pietro Ingrao

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Aveva compiuto 100 anni il 30 marzo del 2015. La figura e l’impegno dello storico leader del PCI nell’articolo di Mimmo Butera, che avevamo pubblicato in occasione dei cento anni dell’ex Presidente della Camera, legato a Grotte da radici familiari e da intensi rapporti con la comunità del paese.

Pietro Ingrao

Pietro Ingrao

Pietro Ingrao ha compiuto cento anni. Il  sindaco di Grotte, Paolino Fantauzzo, ha partecipato a Lenola ai festeggiamenti in onore dell’illustre cittadino onorario, che proprio a Grotte detiene le radici familiari, storiche ed ideali. Intensi sono stati i rapporti tra il dirigente politico e la comunità di Grotte. Negli anni ’50, Ingrao, fece sentire la sua vicinanza alla giunta di sinistra di Salvatore Carlisi. Mentre sbiadite foto, affisse  in una bacheca della vecchia sezione del Pci, documentano la sua partecipazione alla Festa dell’Unità del 1975. In quell’occasione, Ingrao visitò la casa natale del nonno Francesco. In diversi interventi ha sostenuto che l’esempio di quel nonno rivoluzionario ha rappresentato la sua resa totale alla giustificazione dell’impegno politico che lo portò ad aderire alla Resistenza e a condividere la battaglia per la libertà e la democrazia con altri illustri siciliani come Pompeo Colaianni e Salvatore di Benedetto.

“Francesco Ingrao”, amava rievocare il nipote Pietro, “era nato a  Grotte, terra di contadini e zolfatari, di ricatti e di oppressioni, che fu teatro delle rivendicazioni dei Fasci Siciliani “. Quello stesso luogo, infatti, vide prima il sorgere di intese e la nascita di moti risorgimentali; successivamente nella desolazione e nella miseria si affermò la capillare organizzazione dei lavoratori, che a Grotte tennero il primo loro congresso minerario.

Il movimento fu pervaso da quella cultura laica e progressista, che dopo un aspro scontro con le gerarchie diocesane, di tendenza temporalista e conservatrice , vide l’irrompere di ardue eresie, che culminarono nell’affermazione di una florida comunità valdese, sensibile alle istanze di una riforma sociale e di un efficace rigoglio culturale.

Francesco Ingrao fu volontario garibaldino e durante la terza guerra di indipendenza, nel 1866, seguì le truppe del generale in Tirolo, dove venne ferito. Dopo aver fondato la società “Amici di Dante”, nel 1868 organizzò una rivolta di tendenza repubblicano-socialista, contravvenendo alle direttive di Mazzini. Il moto venne represso dall’esercito ed Ingrao nonno trovò, dopo varie peripezie, scampo a Lenola, presso lo zio.

Pietro ha sempre ammirato la tensione morale e la passione civile dell’avo, ma è stato anche molto colpito dai risvolti sentimentali ed affettivi che caratterizzavano questa impareggiabile figura. In diverse occasioni infatti ha ricordato le lettere che lo stesso nonno scriveva all’amata cugina; quelle di scusa rivolte allo zio, con le quali spiegava il suo sentimento. In merito a questo aspetto, occorre rammentare la sincera emozione con la quale accolse in dono dalla dolcissima Maria Rita Ciraolo le lettere che il nonno aveva scritto ai genitori, durante la cerimonia del conferimento della cittadinanza onoraria, voluta dalla giunta di Antonio Carlisi. Al compimento dei novant’anni, poi, fu una delegazione di Grotte, formata dal laboratorio teatrale “Luchino Visconti” di Salvatore Bellavia e dall’allora sindaco Giacomo Orlando a rendere omaggio, a Lenola, all’ex presidente della Camera.

Grotte, settembre 2005, Maria Rita e Michelangelo Ciraolo consegnano a Pietro Ingrao il carteggio del nonno Franesco

Grotte (agosto 2001). Maria Rita Ciraolo, con il figlio Michelangelo, consegna a Pietro Ingrao il carteggio del nonno Francesco

Il principale insegnamento politico ricevuto dal nonno, tradotto nel suo impegno politico, è stato il costante desiderio di immergersi tra la gente, continuando a sentirsi diversi, in quanto detentori di valori di riscatto, ma rifiutando ogni ostile separatezza, frutto di rigide opzioni ideologiche.

Ma celebrare i cento anni di Ingrao significa, sopratutto, rievocare le passioni, le speranze, le febbrili illusioni, le acute contraddizioni, le drammatiche disillusioni che hanno costellato la tortuosa vicenda storica e politica del secolo scorso. Parlare di un uomo come Pietro Ingrao, significa anche riconoscere il preminente significato del valore della coerenza politica, ma anche riflettere sulle esitazioni, sugli errori sulle incomprensioni culturali e storiche, che lo stesso politico ha umilmente riconosciuto.

Il suo ruolo è stato quello di irriducibile oppositore di un sistema politico ed economico, di cui, con incredibile anticipo, intravedeva l’edulcorata metamorfosi verso la costituzione di un potere finanziario, sottratto a tutti i controlli, che avrebbe condizionato la stessa impresa capitalistica, ma, soprattutto, tendeva a scomporre ed indebolire la presenza ed il peso delle istituzioni e dello Stato per rendere marginale e disarticolata l’istanza sociale. Per tale pregnante ragione si contrapponeva ad un bicameralismo asfittico, in nome di moderne assemblee rappresentative , espressioni di diverse aggregazioni sociali ed economiche. Allo stesso tempo non aderiva alla proposta di compromesso storico, prediligendo il concetto gramsciano del blocco storico, che vedeva la riunione di movimenti e di forze che nella società si erano opposte alle logiche di frammentazione corporativistica ed al sordido intreccio, teso a perpetuare un potere denso di opacità ed intrighi.

Pietro Ingrao Presidente della Camera

Pietro Ingrao Presidente della Camera

E’ stato il Presidente che comunico’ ad una Camera attonita la notizia della strage di via Fani ed il sequestro dell’on. Moro. E, nonostante la sincera ammirazione per lo statista, sostenne da subito la linea della fermezza. Successivamente, ha riconosciuto che un coacervo di interessi occulto ha condizionato l’intera tragica vicenda; intravedendo i germi dell’inesorabile declino del sistema politico.

Due sono stati gli errori maggiori di cui Ingrao si è ritenuto responsabile nella sua lunga carriera politica: la condanna per disciplina della rivolta ungherese del ’56 e l’avallo all’espulsione dei compagni del Manifesto, a cui era legato da affinità culturali.

Il legame morale con il nonno Francesco è costituito dal primato essenziale attribuito alla cultura quale presupposto dell’impegno politico come strumento necessario di cambiamento e di reale democrazia. Ingrao nonno scriveva nel saggio La bandiera degli elettori italiani: “Un libro, un giornale scritti nel nome della verità sono semi caduti in un terreno fecondo, che prima o poi germoglieranno”. E soprattutto il grande dirigente politico aderi’ al principio, secondo cui: “Governo del popolo è democrazia in atto , ….ma nella sua sintesi ideale, democrazia è parola di progresso che racchiude la somma di tutti i diritti conquistati dal popolo e quelli che restano a rivendicarsi”.

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