Piccola storia in forma di ballata

di | 18 Apr 21

Il racconto della domenica

Lia Rocco

Oggi ho da fare molte cose:
occorre sino in fondo uccidere la memoria,
occorre che l’anima impietrisca,
occorre di nuovo imparare a vivere.
Anna Achmatova

Ogni sera
raccoglie le sue cianfrusaglie,
misere cose,
che cerca di vendere ai distratti passanti.

Ogni sera
arrotola il consunto tappeto rosso,
povero lusso,
su cui sosta tutto il giorno insieme alla sua fisarmonica,
perché lei suona,
a volte canta,
per i distratti passanti a cui cerca di vendere la sua mercanzia.

Ogni sera
infila tutto dentro la sgangherata carrozzina,
piccolo tram delle sue fortune.
Non bisogna pagare il biglietto.

Ogni sera,
puntualmente si incammina.

Ogni sera
i passeri, che vivono tra i rami dell’albero sotto il quale staziona,
si alzano in volo
accompagnati dal loro stridulo finto canto.
Lei si è convinta che la salutano,
perché lo fanno ogni sera,
proprio ogni sera,
quando lei si incammina.
Si incammina verso il mare.
Ci vuole più di un’ora
per arrivare nella casa del vecchio pescatore
dove abita.
Il vecchio pescatore
si era fermato un giorno ad ascoltarla
e le aveva offerto la sua casa
in cambio della sua voce
la sera per addormentarsi.
Il vecchio pescatore
le aveva raccontato storie di tonni e di delfini
e di marinai perduti tra le onde in cerca di sirene.
Il vecchio pescatore
trovato una sera per sempre addormentato
con in mano la rete e l’ago per l’ultimo rammendo.

Ogni sera
un’ora per arrivare.
Un’ora di sogni, di pensieri, di ricordi,
di fiabe raccontate a se stessa,
un’ora di possibili vite
un’ora di incontri mai avvenuti.
L’unica sua vita
l’unico suo incontro
le erano sfuggiti dalle mani tanti anni fa,
impigliati nei lunghi capelli neri
della ragazza straniera dalle gambe di gazzella.
La straniera
giunta nel suo paese per svernare al sole
come quei grandi uccelli bianchi
che in autunno arrivavano dal nord.
La straniera
che era ripartita all’inizio delle grandi piogge
e come un magico pifferaio
si era portata via i ragazzi del villaggio.
Dopo
Tutto era diventato estraneo, ostile.
La sua terra,
i colori, i suoni, l’erba alta e i giochi dei bimbi,
la luna piatta e le smanie dei giovani innamorati,
e la pioggia e il vento e i melograni in fiore
e suo padre vecchio e forte
e sua madre alta e muta.
E la povertà
che le era caduta addosso col suo carico di viltà e di miserie.
Bisognava andar via.
Attraversare il mare. Camminare. Camminare.
E poi fermarsi.
In questo piccolo paese adagiato sulla collina
con ai piedi il mare da cui era arrivata.
Questo paese
dalla gente antica e altera
che per non sporcarsi non faceva domande.
E qui, da anni, dipanava la sua esistenza.
Estranea tra sconosciuti.
Meglio così,
meglio non sapere, meglio non conoscere.
Anche se si dilapidano infinite possibili vite da condividere.
In fondo, a lei, bastava

Ogni sera
la sua ora di ritorno a casa,
le sue vite inventate
tra gli olivi saraceni e i vecchi mandorli in fiore.

Da Il tuo racconto per Malgrado tutto, dicembre 2012

Lia Rocco

3 Commenti

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    Bellissimo questo racconto della Domenica. grazie

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  2. Avatar

    Grazie Lia per le perle che ci offri.

    Rispondi
  3. Avatar

    Molto bello. Grazie

    Rispondi

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