Perchè gli altri si e gli Avvocati no?

da | 3 Giu 20

Lo si capisce o no che il problema degli avvocati è un problema di tutti? Il blocco di fatto del settore pubblico è grave, quello dell’Amministrazione della giustizia è gravissimo

Vincenzo Campo

La cosiddetta Fase 2 della gestione della pandemia, in Italia, si svolge su due binari paralleli: quello del privato e quello del pubblico. Nel primo, a torto o a ragione, di fatto le regole del distanziamento sociale (che a me piacerebbe chiamare sanitario) sono diventate mere raccomandazioni, consigli ai quali è bene attenersi secondo il prudente apprezzamento dei saggi ufficiali; insomma una specie di “liberi tutti”.

Tutto aperto e tutto possibile. Supermercati, centri commerciali, toelettatori di cani che stanno tanto a cuore a Musumeci, vivaisti, baristi e caffettieri e conseguentemente via libera ai consumi, ai long drink, alle apericene… insomma nella (per me falsa) dicotomia “o moriamo di Covid o moriamo di fame”, s’è scelta la prima opzione, accompagnata da un “che Dio ce la mandi buona”. Ci siamo messi nelle mani del Signore e abbiamo ripreso le abitudini, quelle buone e quelle cattive, proprio le stesse che avevamo prima dell’emergenza sanitaria.

Tutto aperto, dunque. Però provate ad andare in un ufficio pubblico, uno qualunque. Niente aperto e tutto socchiuso.
Chissà per quale arcana ragione tutte le imprese private, dalla bottega artigiana alla fabbrica con linea di montaggio, tutte, sono state in condizione di adeguarsi alle linee guida disegnate in un ginepraio più che aggrovigliato e di garantire la salute dei loro dipendenti e del loro pubblico. Chissà perché, invece, nel settore pubblico questo non è stato a tutt’oggi possibile. Non solo dove i vari Enti devono fare i conti con strutture antiche, vetuste e inadeguate, ma anche dove dispongono di grandi e moderni edifici, ampi androni, scaloni… ma, che io sappia, non un solo “ufficio” è davvero aperto; come dicevo, tutti socchiusi: orari d’ingresso, appuntamenti, misurazioni della temperatura, autocertificazioni all’ingresso per dire dove esattamente si va. Personale ridotto perché è in “lavoro agile” e cioè a casa.

E questo succede e mi consta personalmente nel settore Giustizia. Qui il Presidente del tribunale avrebbe una capacità decisionale: a lui formalmente spetta di stabilire quando e come aprire, disporre se e come trattare le cause. Formalmente. Perché in realtà deve fare i conti con le circolari ministeriali e con le linee guida che gli vengono imposte. Ha una capacità decisionale ingabbiata entro maglie che di fatto gli impongono scelte quasi obbligate. E questo, da parte dell’autorità politica centrale, da parte del Ministero di via Arenula, è un modo pilatesco di gestire la fase: lavarsi le mani – e in tempi di Coronavirus non è solo utile ma raccomandato, con un buon sapone e per venti secondi almeno – per esporre la sua punta estrema nel territorio.

Gli avvocati protestano. Vogliono tornare alle udienze, trattare le cause. Certo: hanno un interesse personale e siccome gli avvocati sono oggetto di un generalizzato pregiudizio, questo basta per non dar loro nemmeno ascolto. Ma, me lo spiegate perché questo stesso interesse personale, che ne so: del barista o del toelettatore di cani è legittimo e quello dell’avvocato no? Basterebbe questo per chiudere la questione, ma c’è di più:

Lo si capisce o no che se l’avvocato torna a fare le cause risolve (quasi certamente) il problema di sbarcare il suo lunario, ma anche il tale barista e il talaltro toelettatore hanno speranza di risolvere il problema che a lui hanno affidato?

Lo si capisce o no che tenere chiuso il settore giustizia si risolve in un negare la possibilità della composizione ordinata e pacifica dei conflitti? Lo si capisce o non che i conflitti non ricomposti prima o poi esplodono? Lo si capisce o no che è un problema di Ordine pubblico e non solo sindacale e meno che mai corporativo?

Lo si capisce o no che il problema degli avvocati è un problema di tutti? Il blocco di fatto del settore pubblico è grave, quello dell’Amministrazione della giustizia è gravissimo, perché si risolve in denegata giustizia e uno Stato di diritto, quello nato il 2 giugno del 1946.

 

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