Pd e M5S devono dimenticare le scorie del passato e tornare a discutere

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Se vogliono tornare ad essere competitivi dovrebbero cercare di riprendere una discussione che sia scevra da pregiudizi e condizionamenti di un passato nel quale se ne sono dette di tutti i colori. L’opinione di Massimo D’Antoni a margine delle Elezioni Europee 

Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio

Aldilà del (significativo) boom leghista, le elezioni Europee di domenica scorsa hanno rivelato un quadro che, sul piano della proposta politica, relega la Sinistra ad un ruolo assolutamente marginale e di testimonianza. È di questo che voglio parlare.

Non attribuisco certo al recupero di qualche punto percentuale del PD la rinascita di una prospettiva. Anzi, i dati rivelano con estrema nettezza che mentre la Destra dispone di una quantità innumerevole di soluzioni (Salvini con la forza di cui dispone può sparigliare le carte in qualsiasi momento e cambiare alleati), i DEM non hanno certamente nulla per cui esaltarsi. Anzi, ancora una volta il fronte progressista si ritrova a fare i conti con una realtà nella quale l’individualismo sfrenato (da SEL a LeU, fino a “La Sinistra” nella quale avrebbero dovuto identificarsi i sedicenti “puri di cuore”) ha prodotto risultati a dir poco insignificanti

Se il “renzismo” non ha certamente agevolato il percorso volto a costruire un’area progressista forte e centrale nella vita di un Paese complesso come l’Italia (devo ancora capire bene i capi di imputazione a carico dell’ex premier) la decisione, assunta da chi è impegnato giornalmente nella corsa a dimostrare di essere più “di sinistra” degli altri, di andarsene dal PD, non mi pare che abbia creato condizioni per così dire “vincenti”. Anzi, i cosiddetti “valori” di supremazia, in una rappresentanza che in cinque anni ha cambiato almeno dieci sigle, sono stati a dir poco azzerati. Ne consegue che o per la Sinistra non ci votano più nemmeno quelli “di sinistra”, o quelli “di sinistra”, pur di punire una politica più moderata continuano a spaccare il capello in quattro nel giochino della “Sinistra fai da te”, non capendo che solo in un grande partito-contenitore le proprie istanze riescono ad avere diritto di cittadinanza.

Che fare, dunque? Nicola Zingaretti e Carlo Calenda hanno indubbiamente fatto un buon lavoro. Agevolato (negarlo sarebbe disonesto) dalla rinuncia di Matteo Renzi all’ennesima scissione. Rinuncia, peraltro, scaturita dalla consapevolezza che si sarebbe trattato della sua ennesima inimmaginabile sciocchezza.

Massimo D’Antoni

Ma se è nei rapporti interpersonali che le “scorie” delle divergenze sopravvivono nei secoli, la stessa cosa non può accadere nella vita politica. Se vogliono tornare ad essere competitivi, PD e Movimento 5 Stelle dovrebbero cercare di riprendere una discussione che sia scevra da pregiudizi e condizionamenti di un passato nel quale se ne sono dette di tutti i colori. Una campagna denigratoria che, naturalmente, negli anni ha premiato i pentastellati, che ai DEM hanno attribuito perfino la responsabilità delle guerre puniche, pur sapendo (dunque in maniera intellettualmente disonesta) che la realtà era ben diversa.

Ma oggi bisogna resettare tutto e cercare di creare condizioni nuove per la elaborazione di un progetto politico alternativo ad una Destra che raccoglie di tutto: l’insoddisfazione, il voto di protesta, la xenofobia. Mi fa sorridere pensare che un nuovo governo possa reggersi sulle gambe di cemento armato di Salvini e, contemporaneamente, su quelle ormai di argilla del Movimento 5 Stelle. Mi fa sorridere di più immaginare nuove elezioni e un’altra alleanza tra Salvini (sempre più forte) e Fratelli d’Italia della Meloni, che porterebbe “in dote” appena il 6-7% a fronte di uno strapotere leghista del 34%.

Cosa immaginare per il futuro per il PD? Mi sembra un’altra condizione “stile PCI”: un partito di massa, popolare, ma senza la speranza di diventare un partito di governo. E la stessa cosa rischia il M5S. A cui governare non ha fatto certamente bene in termini di consensi. Anche per scelte politiche inevitabilmente bocciate, compreso quel reddito di cittadinanza che da “vangelo” si è trasformato in “karma”. Governare ha fatto benissimo a Matteo Salvini. Gli è bastato chiudere i porti, tornando a tirare fuori dagli italiani quell’anima nera che anche Mussolini aveva già scovato.

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