Paure e speranze del nostro tempo

|




Viviamo in un mondo dagli equilibri stravolti. 

Le ragioni che oggi ci inducono ad avere  paura sono varie e legate ai radicali cambiamenti che segnano la società contemporanea. La  paura che oggi si avverte maggiormente viene dal  terrorismo islamico, che sempre più frequentemente ci obbliga ad assistere alla realtà tragica di avvenimenti sconvolgenti, di fronte alla quale ci  scopriamo tutti più vulnerabili e impotenti perché  incrina la condizione base della vita quotidiana che è la prevedibilità del domani. La paura del terrorismo in piccole frazioni di tempo fa percepire ad ognuno quanto precari siano i pilastri della propria fiducia nel domani, perché oggi tutto può accadere senza regole di previsione e di leggibilità. Ad aggravare poi l’angoscia dell’imprevedibile è il sapere che i nemici che ci stanno di fronte non sono visibili. Allora l’angoscia dell’imprevedibile si espande in uno scenario dove gli oggetti più innocui possono assumere le sembianze del pericolo, mentre i volti meno familiari quelle inquietanti del sospetto.

La nostra psiche si rivela incapace di trattare la dimensione dell’imprevedibile davanti alla prospettiva  della minaccia biologica o dello scoppio inaspettato di una bomba in un qualunque posto possibile; restano però gli effetti scioccanti di un  messaggio sconvolgente e cioè: che nessun posto è più sicuro, ovunque può arrivare il terrore e che i simboli della nostra civiltà possono in un attimo andare in fiamme ed in polvere.

Viviamo, oggi, in un mondo dagli equilibri stravolti e questo non aiuta la convivenza pacifica, anzi  fomenta odi e rancori. La risposta però al terrorismo non può e non deve essere la reazione violenta, ma la forza del dialogo che agevoli la riflessione sulla possibile convivenza, facendo chiarezza su ciò che è barbarie e ciò che è civiltà, su ciò che è cultura e su ciò che è incultura. In tale ottica serve allora che la voce dei popoli moderati, delle religioni moderate, si faccia sentire forte e decisa contro il terrorismo perché in tal senso è la speranza che i governi dei popoli vincano le loro incompetenze e realizzino un grande passo avanti del sistema internazionale verso forme migliori di governabilità, di crescita umana e di progresso dei popoli.

Oltre al terrorismo si collegano strettamente alla criminalità le ragioni che inducono le persone  ad avere anche paura per la propria personale incolumità, che genera, a sua volta, la paura di muoversi. Lo scippo al mercato, le violazioni domiciliari, i rapimenti, le aggressioni e le violenze di vario genere su anziani, donne e bambini, costituiscono gli aspetti inquietanti di una realtà che alimenta le insicurezze che insidiano l’esistenziale quotidiano e porta a pensare che: non c’è più la certezza del vivere; non siamo più sicuri e padroni delle nostre libertà; non siamo più padroni di vivere i nostri spazi urbani in tranquillità; non siamo più padroni di poter godere il nostro giusto riposo perché può capitare l’intruso che, nel cuore della notte, viene a rubare in casa e minaccia l’incolumità fisica di ogni componente la famiglia.  E la realtà quotidiana fa paura. E si è portati a vedere il pericolo ovunque. Nel luogo poco frequentato o poco illuminato come nel  volto stesso delle persone non conosciute, ancor più se di colore. Il fenomeno della criminalità è di vaste proporzioni e presenta sfaccettature complesse di difficile soluzione, però, criminali non si nasce, si diventa e, pertanto, in particolare sulla criminalità giovanile, si può intervenire adempiendo ad un ruolo educativo e formativo che, fin da bambini, educhi al rispetto dell’essere umano ed alla socialità, contro ogni logica perversa di egoismo e di possesso che poggia sulla violenza e sull’abuso. Una educazione che consenta di non perdere mai la speranza del domani, possibile se si consente ai giovani di uscire dai condizionamenti ed avere un futuro diverso, fatto di serenità familiare e di serenità economica, di studio e di lavoro, di convivenza civile.

Una terza realtà di forte preoccupazione è data dalla paura del futuro che oggi  alberga nei giovani, i quali di fronte alle trasformazioni del nostro tempo, che generano incertezza ed inquietudine, si sentono abbandonati, non intravedono prospettive, mancano di fiducia e cercano rifugio nella famiglia d’origine. Di certo le giovani generazioni affrontano una situazione complicata e particolarmente disarmante. Da un lato, l’ansia, causata dalla difficoltà a gestire le frustrazioni legate alla percezione del futuro, in una società come l’attuale, che sembra preoccuparsi soltanto del momento presente, che fa progetti a breve tempo, che  non offre prospettive di lavoro stabile; dall’altra il desiderio profondo di vivere e di realizzare i propri sogni, in un clima di attenzione, di amore, di rispetto, di fiducia della loro giovane età. Tale stato genera reazioni negative: la paura, la volontà di fuga, la depressione, la violenza contro gli altri e talvolta contro se stessi, l’alienazione, la droga, fino a comportamenti, in rari casi per fortuna, più estremi: il suicidio. Da qui le apprensioni e le  paure, giustificate, delle famiglie, che si trovano sole a gestire il disagio dei loro figli e impreparate ad affrontare i timori e le incertezze della loro giovinezza legate all’ingresso nel mondo degli adulti. Occorre allora  aiutare i giovani a vincere la partita con la vita. Il senso della proposta e della speranza, sta nella maturazione di una cultura a favore dei giovani, che offra loro opportunità di inserimento e che consenta, in prima persona, di rielaborare la propria situazione di vita e la via per affermare, dal proprio punto di vista, la propria identità. In tale ottica risulta allora estremamente importante che gli adulti sentano forte la responsabilità di lasciare un futuro alle nuove generazioni e si impegnino per creare un mondo di diritti, di giustizia e di solidarietà.

Va poi considerata la “paura della solitudine”, amara caratteristica dei nostri tempi. Nella società moderna non vige più il principio della collettività, come avveniva sino a qualche decennio addietro, quando si cresceva immersi in una rete larga di relazioni familiari e sociali ed era quasi impossibile sentirsi soli. Oggi si è determinata una corsa crescente all’individualismo e all’autodeterminazione e questo ha comportato la compartimentazione dei nuclei familiari e, conseguentemente, un impoverimento della rete relazionale e un continuo impoverimento della qualità dei legami affettivi. C’è sempre meno tempo per il dialogo e c’è sempre meno manifestazione di affetto, di comprensione, di solidarietà e si dimentica che la nostra umanità è una umanità relazionale.

Altro motivo di paura è correlato al come sarà il futuro di quelli che oggi sono bambini e di come cresceranno, con quali valori e quali punti di riferimento, a fronte peraltro di una tecnologia sempre più invasiva, che con internet, il wifi, lo smartphone, il tablet, ha portato con sé indubbia utilità ma anche nuove paure su pericolosi danni da iperconnessioni e la minaccia, con l’avanzare dei social network, della perdita dell’abitudine a socializzare in maniera davvero “umana”.

Altri fattori di insicurezza ed apprensione sono rapportati: alla crisi economica, al timore della povertà, all’intensificarsi dei flussi immigratori, all’inquinamento e alle  tre emergenze del nostro secolo : nucleare, ozono, rifiuti, che incombono minacciose. A tal riguardo sarà opportuno allora non dimenticare mai che dare un futuro alla terra vuol dire dare un futuro all’Umanità intera e che la natura può vivere senza l’uomo, ma l’uomo non può vivere senza la natura. Bisogna allora educare le coscienze a un nuovo modo di stare nel mondo e vivere l’ambiente non con la pretesa del  padrone ma con il ringraziamento di chi sa di avere in godimento un dono.

La prima ecologia è pertanto quella dello spirito. In questa linea la persona umana potrà conservare il primato sull’ambiente come su ogni altra espressione del creato.

foto da internet

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *