Parigi un anno dopo quel tragico 13 novembre 2015

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Dalla capitale francese una riflessione di Antonio Liotta.

Parigi un anno dopo le stragi

Parigi un anno dopo la strage

Grigio. Con tutte le varianti possibili, perché non sono solo cinquanta le sfumature. Grigio è il cielo di Parigi mentre una leggera costante pioggerella corona l’atmosfera battendo su foglie autunnali. La vita continua il suo senso senza chiedere permesso. Traffico sempre sostenuto come è solito in questa città.

Place de la Republique (oggi 15 novembre) appare nella sua infinita austera bellezza. Ciò che impressiona è la quasi assenza di corone, cartelli, lumini che esattamente un anno fa invadevano la strada, la cancellata e salivano su in alto da tutti i lati mentre una folla silenziosa, singhiozzante e raccolta dava testimonianza di dolore, sofferenza, partecipazione al dramma che ha colpito la Francia tramite un atto terroristico che –portato in contemporanea su più fronti- ha fermato la vita di 132 innocenti di diverse nazionalità.

Nessuna enfasi, oggi, a Place de la Republique e nessuna ostentazione in Boulevard  Voltaire dove al Bataclan si è consumata la principale tragedia del terrore.

Se il simbolismo ha una logica, nella strada intestata a Voltaire, al padre dell’Illuminismo, all’autore di ‘Candido’ e del ‘Trattato della tolleranza’, nel teatro luogo di cultura come il Bataclan (che dal 12 novembre ha ripreso la sua regolare attività con un concerto di Sting) la mente e la mano dell’estremismo religioso ha seminato morte e dolore.

Qui, sul muro esterno dell’edificio, a ricordare le vittime, una targhetta, piccola, molto piccola e di fronte, all’interno di una villetta, una lapide descrittiva circondata da molti omaggi floreali.

Tutto questo ci vuole dire che sia il Governo Francese, sia i cittadini hanno voluto dare alla strage del 13 novembre 2015 (oltre alcune manifestazioni ufficiali) un senso minimalista, una assenza di retorica, senza dare l’impressione di dimenticanza. Anzi, il contrario. Proprio in questi giorni le menti ideatrici della strage sono stati assicurate alla giustizia. Si sono affermati, con energia, i principi di lotta al terrorismo ed adottate misure per contrastare con più capacità le organizzazioni che fanno capo all’ISIS in una logica di cooperazione internazionale delle strutture di Intelligence.

Parigi, oggi, presenta il volto della “normalità”. Potremmo discutere all’infinito sul significato di ‘normalità’. Qui, ora, il senso di questo termine va letto nella direzione verso la supremazia del diritto, dell’uguaglianza, della solidarietà, della fratellanza, della democrazia e della condanna di ogni forma di terrorismo alimentato da logiche di estremismo religioso e razziale.

Qui, con il modo semplice e chiaro con cui si ricordano, a distanza di un anno, le vittime innocenti, si vuole dire che la vita deve seguire il suo corso, che non sono ammesse soste negative, che con l’impegno nella costruzione di una sana democrazia, si vince ogni negatività e si percorrono strade di progresso.

Oggi, all’UNESCO, si trattava, per pura coincidenza, di ‘pace ed amore’, si davano chiari e profondi concetti di certezza nel cambiamento possibile.

Nell’atrio interno, di fronte all’ulivo della pace ed al monumento che in diverse lingue sviluppa il seguente pensiero, “Le guerre avendo origine nello spirito degli uomini, è appunto nello spirito degli uomini che devono essere innalzate le difese della pace”, ho capito ancora di più che la cultura e la cooperazione sono le basi su cui costruire l’equilibrio del mondo che può portare al superamento delle disuguaglianze ed all’integrazione del popolo unico della terra.

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