“Non mi sento nè poeta nè musicista. La poesia non ha bisogno della musica”

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Incontriamo Edoardo De Angelis, uno dei più importanti e raffinati musicisti italiani. “Il cantautore ha la funzione di fornire agli altri la descrizione delle loro vite e del mondo in cui vivono in maniera più profonda”.

Edoardo De Angelis

La sua passione per la musica nasce quando frequentava il liceo, con la prima chitarra, invece di cantare le canzoni degli altri – dice -le prime cose che mi sono venute erano degli abbozzi di canzoni mie. Poi da quel momento sono andato sempre avanti, proprio dalla prima adolescenza”.

Inizia così la nostra conversazione con Edoardo De Angelis, uno dei più importanti e raffinati musicisti italiani. Lo incontriamo al Teatro Jolly di Palermo durante la pausa di uno spettacolo musicale con l’attore Neri Marcorè.

Tu sei uno dei più noti e colti cantautori italiani, qual è stata la tua prima composizione. Com’è nata l’ispirazione?

La prima canzone pubblicata è stata una canzone in romano che ancora mi porto dietro che è “Lella” e direi che probabilmente l’ispirazione di questa storia così cruda, sia nata dopo le letture che in quel periodo facevo di Pasolini e di Carlo Emilio Gadda, soprattutto.

Come si scrive una canzone d’Autore?

La canzone d’Autore è una canzone che in qualche modo rimane connotata dal carattere di chi la scrive. Le canzoni di De Andrè le poteva scriverle solo De Andrè, quindi direi che la canzone d’Autore è quella che riporta fedelmente il carattere e l’impronta dell’Autore che l’ha scritta e la canta.

Francesco De Gregori ha scritto: “L’ombra di mio padre due volte la mia, lui camminava ed io correvo”. Che cosa hai appreso da tuo padre.

E’ mancato quando ero poco più che ragazzo quando avevo 14 o 15 anni. E’ stata una figura tutto sommato assente per quanto importante nella mia vita. Questa frase di De Gregori rappresenta un po’ la storia della mia vita.

Sei stato Autore, produttore discografico ed hai scritto canzoni indimenticabili che tutti i più grandi artisti italiani ed internazionali hanno cantato e molti non lo sanno, da De Gregori a Baglioni, da Amedeo Minghi ad Antonello Venditti, e ancora Lando Fiorini, Tosca, Ron, Dalla e tanti altri. Quante canzoni hai scritto fino ad oggi e a quale brano ti senti  più legato?

Credo di averne pubblicate circa 300 nei miei album  e non ce n’è una in particolare a cui sono più legato. Sono più legato a molte di quelle che magari rimangono negli album perché sono canzoni più intime e che si ascoltano di meno in radio e a quelle più legate strettamente ai miei sentimenti.

Qual è stato il tuo rapporto con Fabrizio De Andrè?

Con Fabrizio ci siamo conosciuti all’inizio degli anni ’70 in occasione proprio di una sua visita a Roma. Avevo appena scritto il testo di una canzone per Lucio Dalla dal titolo “Sulla rotta di Cristoforo Colombo” e lui mi suggerì di cambiare una parola del testo, cosa che io non feci subito, ma che poi adottai dopo la sua scomparsa.

Quando è nata l’amicizia con Francesco De Gregori?

La nostra amicizia è nata sul palco del Folkstudio e poi da lì sono diventato produttore artistico dei suoi primi dischi e dopo tanti anni, due anni fa, Francesco mi ha reso la cortesia ed ha prodotto il mio album precedente che si chiama Il cantautore necessario.

Tutti conoscono il tuo brano dal titolo “La Casa di Hilde”, cantata da Francesco De Gregori, qual è la vera storia di questo brano indimenticabile?

La storia è quella raccontata nella canzone. La storia di una gita in montagna quando ero molto piccolo con mio padre, mia madre, la mia famiglia. In questa gita tutto assumeva un’impronta mitica e soprattutto quello che ricordo era la mia curiosità per la linea di confine che poi fu una delusione e, come dice la canzone, oltre il confine  con molto dolore non trovai fiori diversi…

Edoardo De Angelis

Cosa ha rappresentato per te il Folkstudio di Giancarlo Cesaroni?

Il Folkstudio è stato un trampolino, un luogo importantissimo nella mia formazione, non solo per quello che riguarda i contatti con questi giovani cantautori che erano De Gregori, Venditti, Rino Gaetano e altri. Al Folkstudio si ascoltava altra musica importante, il grande jazz internazionale e soprattutto i grandi interpreti della musica popolare italiana: Rosa Balistreri, Otello Profazio, Matteo Salvatore.

Qual è il tuo rapporto con la Sicilia?

E’ un rapporto molto importante. Per me la Sicilia è come una seconda patria. Qui ho maturato affetti e sentimenti  profondi. Poi è una terra che ho frequentato molto. Con la frequentazione l’intimità e la condivisione la Sicilia è diventata sempre più importante per me.

Quando hai conosciuto Francesco Giunta?

L’ho conosciuto nel back stage del Cantamare del 1981. Venivamo a Palermo con una storia americana e lui era un giovanissimo cantautore alle prime armi, scriveva in italiano ed è stata questa poi la chiave. Attraverso questa amicizia nata da allora con Francesco si è sviluppato il profondo rapporto con la Sicilia. Questa è la chiave per il mio affetto e per la mia frequentazione in Sicilia.

Qual è la tua idea sul Festival di Sanremo, hai mai partecipato?

Sanremo è l’unica cosa che mi manca ancora. Non ho mai partecipato e non ho mai mandato nulla.

Il  brano intitolato “Le tre campane” è stato cantato da Edith Piaf con il titolo: “Les trois cloches” e anche dal gruppo inglese The Brown con il titolo: “The Tree bells”… Possiamo chiarire la storia di questa famosissima canzone che qualcuno ha attribuito a te?

Non è una mia canzone, non so chi sia l’Autore. Io ho scritto il testo italiano interpretato dalla Schola Cantorum, della quale facevo parte. In realtà questo è un brano cantato in primis da un gruppo francese che si chiamava le Compagnon de la chanson e poi è stato cantato da Edith Piaf. E’ un brano internazionale.

Mi puoi spiegare perché il Cantautore è necessario?

Il cantautore è necessario perché ha la funzione di risvegliare e far fermentare le idee, il pensiero sulla propria vita. Il cantautore ha la funzione di fornire agli altri la descrizione delle loro vite e del mondo in cui vivono in maniera più profonda. Una funzione simile a quella della poesia ma non uguale.

Ti senti più un poeta o un musicista?

Non mi sento né l’uno né l’altro a dir la verità. La poesia non ha bisogno della musica.

Quando è nata la tua amicizia con Neri Marcorè?

E’ nata nel 2009. Io naturalmente conoscevo Neri e lo contattai per partecipare ad un evento che stavo organizzando, e lui accettò. Andai a trovarlo e da lì nacque un’amicizia che ormai ha 10 anni di vita. 

Edoardo De Angelis con Neri Marcorè

“Gli Artisti spesso intuiscono il senso dei tempi che verranno”…

Certo. L’Arte è una condizione attraverso la quale alcune persone riescono a interpretare i tempi e a fornire un’interpretazione alle altre persone guardando le loro vite e le loro posizioni del mondo da un altro punto di vista. Con quella particolare dote che hanno gli artisti …

Cosa stai preparando in questo momento e quali sono i tuoi progetti per il futuro?

In questo momento sto promuovendo l’album. Nuove canzoni e quindi sono in piena fase promozionale. E’ un album nuovo al quale sono molto legato e per adesso mi do da fare su quello.

 

 

 

 

 

 

 

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One Response to “Non mi sento nè poeta nè musicista. La poesia non ha bisogno della musica”

  1. Franz52 Rispondi

    06/02/2019 a 19:26

    Complimenti. Bella intervista.

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