Nenè vola ancora in cielo, con le sue cento candeline tutte da soffiare

da | 31 Lug 22

Ricordi, dedicato ad Emanuele Cavallaro che il prossimo 8 agosto avrebbe compiuto cento anni

Emanuele Cavallaro

Fu l’amore per Racalmuto a farmi incontrare il dottore Emanuele Cavallaro, per gli amici Nenè. Girare un documentario per promuovere il paese con delle riprese video fatte da angolazioni inedite; era la mia scommessa.

Siamo negli anni Novanta, ed occorre premettere che in quel periodo non esistevano né droni, né sistemi digitali.

Era un desiderio condiviso con altri amici, tra i quali Pietro Tulumello, esperto di fotografia. Volevamo  realizzare delle riprese aeree, che mai nessuno fino ad allora aveva fatto dai cieli di Racalmuto. Non mi sembrò vero quando Pietro tirò fuori il nome di Emanuele Cavallaro, operatore di ripresa in pensione che aveva lavorato per la Rai. Sarebbe stato perfetto per noi se avesse accettato di approvare il nostro progetto.

Lo incontrammo presto nella sua campagna di contrada Noce, e gli esponemmo le nostre intenzioni. Il dottore Cavallaro accettò senza esitare, ci fece parlare e ci interruppe con il suo usuale modo di dire: “Mi pare perfetto!” Assenzo che accompagnò con il palmo aperto della mano. Ricordo annuì accennando un sorriso, storcendo i suoi baffetti che portava “intaccati” qualche millimetro sotto il naso. Baffi che assieme alle bretelle sulla camicia a quadri, gli davano il  tocco dell’attore Hollywoodiano. Baffetti di altri tempi, portati con stile e manierosità. Perchè questo era Nenè, un uomo raffinato. E non poteva essere diversamente, provenendo da una tra le famiglie più aristocratiche ed in vista di Racalmuto.

Ci diede subito le prime dritte, i primi consigli dettati dalla sua grande  passione ed esperienza. Si raccomandò: “Devono essere riprese fisse, senza usare tanto lo zoom, come fossero delle foto in movimento”.

Volevamo fare una cosa come si deve, professionale, da non filmare con le nostre tecnologiche ma povere videocamere in sistema vhs. Così mise a disposizione la sua vecchia attrezzatura con la quale aveva girato scene bellissime per la televisione di stato. Le sue riprese avevano dato vita ai servizi di un altro valente collaboratore Rai, anche lui racalmutese, il Dottore Aldo Scimè. Indimenticabile il documentario sulle zolfare, i minatori nudi alle prese con il loro duro lavoro fatto di stenti, oggi perla delle teche Rai.

Dunque alla Noce trovammo tutto, il cineoperatore bravo, il sistema di ripresa professionale, la disponibilità e l’entusiasmo, oltre ad un campo volo. Proprio in quel periodo vi era attiva in territorio Racalmutese un’avio superfice a due passi dalla casa di Nenè, in contrada Giarrizzo.

Fu a quel punto che decidemmo, dopo avere iniziato a fare le prime riprese in terra ferma, di provare a fare la più attesa e difficile, quella aerea. Dopo aver filmato le profondità delle miniere di salgemma, dalle viscere della terra pensavamo al cielo. Contattammo così l’istruttore di volo, originario del catanese, che era venuto a vivere lì e si era innamorato anche lui della Noce e di Racalmuto. Il pilota si rese  immediatamente disponibile e così stabilimmo un giorno in cui decollare e girare, salvo non ci fosse stata foschia. La giornata doveva essere limpida affinchè le nostre riprese fossero perfette; si trattava di un’occasione unica.

L’aviere aveva chiesto chi di noi avrebbe occupato l’angusto seggiolino del suo aereo. Una sorta di sedia intrecciata con dei fili di plastica, molto simile alle sdraio di mare anni settanta. In realtà più che un aereo, il biposto si presentava come un groviglio di tubi e robusti teli che lo facevano assomigliare ad un aquilone.

Ecco dunque presentarsi la prima vera difficoltà. Chi di noi avrebbe avuto il coraggio di salirci sopra, e principalmente avere la capacità di tenere ferma una telecamera così pesante? L’attrezzatura prevedeva una parte mobile di registrazione, per un peso totale di una trentina di chili. Il tutto da piazzare su quel trabiccolo volante. Bisognava poi doverne gestire le vibrazioni e i sobbalzi, dovuti alle correnti ascensionali che sapevamo bene, le colline del Serrone di Racalmuto non ci avrebbero risparmiato. Ci voleva dunque forza e coraggio.

Così anche Pietro, che per fare uno scatto unico con la sua reflex si sarebbe arrampicato fino su in cima all’Everest, non volle cogliere l’occasione. Furono sere di attesa, quelle prima del fatidico giorno, consumate davanti a calici di vino e a teglie di peperonate a forno. Seguirono cene dopo cene, accompagnate da risate e derisioni su chi non si sentiva di affrontare quel volo. Fu Nenè a toglierci dall’impaccio, proponendosi di volare. E lo fece davvero, pericolosamente, per noi.

E dopo avere bilanciato il colore della telecamera, operazione necessaria che si faceva manualmente, puntando un muro o un foglio bianco, l’aereo prese la sua rincorsa e traballando sormontò i vigneti di contrada Noce, direzione Racalmuto. Eravamo rimasti sollevati dal suo coraggio, anche se dopo averlo visto spiccare il volo rimanemmo ad aspettare in silenzio il suo ritorno, non con poca preoccupazione. All’epoca Nenè era già avanti con l’età, almeno per quel tipo di situazione, in quanto pressappoco settantenne, se pensiamo che proprio in questo periodo, nel mese di agosto, giorno 8, il Dott. Emanuele Cavallaro avrebbe compiuto i suoi cento anni.

Emanuele Cavallaro e Giovanni Salvo

Il progetto alla fine planò, atterrando senza successo, poichè non trovammo i finanziamenti necessari per affrontare le spese. Il politico di turno non finanziò, come promesso, la produzione della video cassetta, che sarebbe stata finalizzata alla promozione turistica del paese di Leonardo Sciascia. Decollò comunque un bel rapporto di amicizia, che continuò a vivere tra un buon bicchiere di vino e successive peperonate, ogni qualvolta Nenè tornava in paese da Catania, dove ultimamente viveva.

Era passato qualche anno da quelle belle serate alla Noce, io ed i miei amici nel frattempo fummo eletti: Sindaco, assessore e consigliere comunale. L’avio superfice ci aveva  trasmesso la voglia di volare e così la inserimmo nel piano regolatore generale del Comune di Racalmuto, come area destinata alla realizzazione di un aeroporto civile. Lo stesso che poi diede l’idea, alla politica regionale e nazionale, di costruire  uno scalo aeroportuale partendo dalla Noce,  con gli scarsi risultati che tutti oggi conosciamo.

E noi siamo rimasti qui, pavidi e a terra, senza neppure un  aeroporto, mentre il nostro amico Nenè vola ancora in cielo, con il suo coraggio e con le sue cento candeline tutte da soffiare.

 

 

 

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