Nel blu

di | 12 Set 21

Il racconto della domenica

Simona Burgio

Suona la campanella. Salgo le scale. Uno, due, tre… dieci. Saltello. Corridoio, un giro a destra, uno a sinistra, arrivo in 3B, la mia classe.

Sbircio il calendario.

“Oggi è martedì, 2 aprile. Francese, storia, letteratura -INTERVALLO- arte, arte” ripeto d’un fiato a Silvia, che è già nell’aula e si sta togliendo il cappotto.

Lei muove il capo avanti e indietro. È il suo modo per dirmi: “Giusto!”

So che sta sorridendo, anche se indossa la mascherina e non le vedo le labbra all’insù e i denti in fila come piccoli post-it, ma non quelli colorati che la mamma attacca sul frigo. I suoi sono post-it tutti bianchi.

Capisco che sorride dalla riga verticale che le si forma tra le sopracciglia.

Quando si arrabbia, invece, le vengono tante linee, un intero pentagramma sulla fronte e la sua voce sembra stonata come La sagra della primavera di Stravinskij.

Oggi Silvia è diversa. Non so dire perché. Ha lo stesso profumo di borotalco, i suoi occhi sono ancora marroncini, ha i soliti due braccialetti al polso destro e l’orologio dorato a quello sinistro.

Vorrei chiederle: Ehi, Silvia, cos’hai di diverso? ma un movimento alla finestra mi distrae.

Magari è di nuovo lo scoiattolo che ho intravisto ieri sul ciliegio, in giardino.

Adesso vorrei chiederle meno: Ehi, Silvia, cos’hai di diverso? e un po’ di più: Silvia, sai dov’è finito Ciop che era sull’albero? ma lei mi anticipa.

“Buongiorno, Ricky! Come stai? Non mi saluti stamattina?”

È vero! Non l’ho salutata! Mi giro per dirle: “Ciao”, ma mi blocco.

Finalmente ho capito cos’ha di strano. Sono i capelli! Oggi sono legati in su. Le giro intorno per vedere se sono sempre i suoi capelli lisci e sottili, così diversi da miei, cortissimi, neri e belli grossi.

Sto per toccarglieli, quando noto la maglietta con i brillantini. Mi piace tanto quella maglietta. Quando la indossa, mi viene voglia di annusarla per sentire se il cuore luccicante che ha tra la spalla e il collo profuma di rosso come il pennarello che ho nell’astuccio.

Silvia però me l’ha spiegato tante volte: “Ricky, puoi annusare i colori sulle pagine dei libri, sulle matite colorate, sui mattoncini LEGO, ma non sui vestiti degli altri.”

Lei è la mia prof. di sostegno: sa come spiegarmi le cose.

Mi rassegno.

Lo scoiattolo non c’è, i capelli di Silvia sono sempre i capelli di Silvia, siamo a scuola, oggi è martedì, 2 aprile: francese, storia, letteratura -INTERVALLO- arte, arte.

Avere ben chiare in mente le cose mi tranquillizza.

Silvia sta parlando, ma non l’ascolto: non riesco a non pensare a quanto mi piacerebbe puntare il naso da segugio su quel cuoricino rosso che mi lampeggia davanti.

Credo che Silvia abbia freddo perché tira fuori dalla borsa una sciarpa bianca, se l’avvolge intorno al collo, coprendo i brillantini sulla maglietta. Il cuoricino non c’è più.

Adesso accende il PC, così potremo vedere la prof. Marino e i miei compagni sullo schermo.

La mamma mi ha spiegato che i miei compagni non sono a scuola perché c’è il virus, ma io questa storia non l’ho capita molto bene.

“Perché il virus vuole venire nella mia classe?” le ho chiesto l’altro giorno.

“Ma no, Ricky, non soltanto nella tua classe… in tutte le classi del mondo” mi ha risposto.

Non ho fatto altre domande, in fondo non mi importa troppo di questo virus. Ciò che mi interessa è passeggiare al parco quando non piove, mangiare la banana a merenda, guardare i miei cartoni sul tablet e, soprattuto, venire a scuola.

A me la scuola piace, con e senza i compagni in classe.

Mi piace soprattutto quando prendo 10, cioè quasi ogni giorno.

Lancio un ultimo sguardo alla finestra, sperando di rivedere lo scoiattolo. Silvia picchietta l’unghia dell’indice sul banco.

Se Silvia picchietta l’unghia una volta, vuol dire: “Ricky, guardami!”

Se lo fa due o tre volte, significa: “RICKYYYYY! GUARDAMIIII!”

Meglio girarsi e guardarla, anche se fissare gli altri negli occhi non mi riesce un granché.

Mi porge il diario, aperto sulla pagina dell’orario settimanale. Mi indica quello del martedì, che rileggo ad alta voce.

“Francese, storia, letteratura -INTERVALLO- arte, arte” rimbomba nell’aula vuota.

Mi siedo al mio posto e prendo il materiale di francese.

Silvia si collega alla videolezione.

Mi preparo a rispondere alla prof. Marino che sta chiamando l’appello.

È quasi il mio turno. Sono il numero ventitré, Trombini, l’ultimo dell’elenco.

Attivo il microfono con un click del mouse.

“Presente!” esclamo.

I compagni mi sorridono, agitando le mani davanti al monitor. Lo faccio anch’io.

Ventitré braccialetti gommosi colorano di blu lo schermo del PC, ricordandomi ancora una volta che oggi è martedì, 2 aprile.

Ripeto mentalmente,per sicurezza:Francese, storia, letteratura -INTERVALLO- arte, arte, seguendoil conteggio delle materie sulla punta delle dita.

Sento però che manca qualcosa. Mi sto agitando… cos’ho dimenticato?

Ecco, finalmente ricordo.

“Ciao, Silvia. Piacere di rivederti!”

Non l’avevo ancora salutata!

La fronte di Silvia sorride di nuovo.

Adesso sì che la lezione può iniziare

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Racconto secondo classificato (ex aequo) al Concorso Letterario Nazionale “Raccontami, o Musa”, edizione 2021. Il concorso è promosso dalla Associazione culturale Musamusìa di Licata, presieduta da Lorenzo Alario, Presidente della giuria Raimondo Moncada. Direzione artistica Angela Mancuso. Tema dell’edizione 2021 “Noi, anime fragili”.

1 commento

  1. Avatar

    Una lettura piacevole …realista e molto coinvolgente
    Brava

    Rispondi

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