Nasciat

di | 7 Nov 21

Il racconto della domenica

Michelangelo Palermo

Anche solo a pensarlo provo un certo imbarazzo, non solo perché sfiorai la morte nell’abbandono estremo, ma per il modo spietato con cui la realtà ti scaraventa addosso la fredda indifferenza di alcuni esseri umani, che anziché allarmarsi e soccorrermi rimasero paralizzati. Nel loro sguardo restavo immobile a giacere nel freddo, riverso sulla spiaggia col corpo tutto nudo da non apparire più vivo, maltrattato dalle onde che non concedevano requie.

– Non può che essere morto.

– É così fisso in viso.

Un essere umano perseguitato dai capricci degli dei, che non curano le varie esistenze dopo averle concesse. Ed io che morto non ero… camminavo. Al risveglio sulla battigia andavo, spaventato, in compagnia dei miei pensieri  e la sensazione fu quella che nulla potesse togliermi il freddo di dosso. Non ricordavo niente del perché ero finito lì, naufrago; di cosa? La provenienza, il paese d’origine, la mia casa, i familiari erano ben presenti così come il mio nome. Ma perché fossi comparso in quel luogo, non lo sapevo. Una fuga?

Mi dirai: che c’entra questo? Lo so, ti ho mentito e ben altre verità ti ho nascosto. Perché un uomo può ridursi così?  Mai più accadrà. E su questo dovrai credermi e non mi sarà difficile dimostrarlo con l’unica arma che ho a disposizione: dirti tutto di me.

Queste righe che affido alla tua riflessione e al tuo calore mi auguro, per dire altro, qualcosa di sconvolgente ma nello stesso tempo, lo spero ardentemente, in grado di sgomberare dalla tua mente qualunque pregiudizio. Sì, lo so, ti chiedo molto; di lasciare che lo slancio d’amore vissuto nei miei confronti rimanga tale, lindo come un tempo non lontanissimo, e del quale sono onorato. Pretendo troppo?Forse, ma ora mi sento mondato e più semplicemente me stesso. Per questo è necessario rischiarare aspetti di me ancor più riprovevoli di quelli che ti indussero a scansarmi. Quindi mentivo, per ingenua insicurezza, anche nel dirti che ero venuto qui, in Italia, per frequentare l’Università. E poi, mettiti nei miei panni, quante possibilità avrei avuto di contare sul tuo amore nel dichiararmi clandestino? Tale vengo tuttora considerato.

E poi, poi… vedrai, ti dirò tutto. Non ho più nulla da nascondere, neppure il pensiero più recondito; e  paradossalmente puntare proprio su questo per riconquistarti. È il tuo amore più di ogni altra cosa che fa l’universo intero; senza di te nessuna teoria che lo descriva potrà valere per me.

Quando la memoria ruppe definitivamente gli indugi e si ripresentò, ahimè, letteralmente fui afferrato dall’orrore. L’oblio non può far sparire ciò che nulla al mondo saprà fare se non la morte.  Svenni, forse per non morire veramente, ma subito ritornò ben viva la coscienza, questa volta. Ecco, la memoria mi rivelò… come posso? Sì… sì, ecco: anni fa sono venuto in Italia per ammazzare.Ti prego, non gettare via questo foglio, aspetta prima di strapparlo; certo,ti sarà tremendamente difficile; potrò almeno illudermi di non aggiungere ulteriore ribrezzo alla mia già penosa immagine? Ci sei ancora? Ti scongiuro… Sì, ora posso dirlo: ero un criminale. Già. Ascoltami, ti prego. Sono stato addestrato fin da piccolo per esserlo. Freddo, lucido, con la convinzione di interpretare la regola della santità. Educato, vorrei poterti dire, ad uccidere persone inermi con nefandezza proditoria: uccidere a sangue freddo esseri umani innocenti, bambini donne e uomini ignari di segnare con il rosso del loro sangue un esiguo scarto dell’esistenza. Come potrai perdonarmi? Adesso sono le lacrime ad esprimere la mia misera realtà.

Così camminavo e mi nascondevo, anche se gran parte del percorso era obbligato, segnato da altri. La sopravvivenza prima su tutto. Se non c’è il corpo non può esserci nulla. È strano ma gli stessi pensieri che corpo non hanno non ci sarebbero neppure senza la sostanza da cui sgorgano. Quando mi rialzai dal bagnasciuga, quasi per spinta naturale, continuai a essere un morto agli occhi di molti. Per costoro rappresentavo la morte stessa che con le sue oscure trovate sapeva animarsi e farsi credere altro.  Svariate volte ho dovuto ricominciare daccapo. Parlavo poco, mi facevo capire a stento. Dopo alcune settimane, venivo cercato per le faccende più immonde, da tenere lontane, come a celare gli odori intimi, quelli che salgono dalle profondità comuni al resto animale,simili a taluni pensieri che, se pur umani anch’essi, ritornano con quello stesso fetore. A mala pena mi veniva accordato lo stato di uomo. Certo, il colore scuro della pelle non aiutava; quel nero che sa di sporco agli sguardi di chi si ritiene diverso, forse unico.

Ciò per dirti che molto ho lottato per fare emergere quello che in me è sempre esistito, ma che altri non volevano e non vogliono scorgere.  Sai quante cose si nascondono ad un vedere disattento? Ora, però, posso gridarlo con gioia irrefrenabile ed estrema leggerezza:

io non ho mai ucciso nessuno.Mai, mai, nessuno!

E’ così; è con questa felicità che provo a riconquistare il tuo amore, capisci? soprattutto adesso… da poco genitori della stessa creatura. Capisci? Elle l’hai chiamata; e il suo nome l’ho sentito subito familiare. Nostra figlia. La chiamo, Elle dico, e mi sovviene lo straordinario incanto della nascita umana.

Ti ho incontrata per caso proprio un anno fa, e per caso mi sono innamorato, quindi ti ho scelta. Lo so, la strada è lunga e impervia per sfiorare di nuovo i tuoi sentimenti, che io temo di perdere.

Non sono mai mancate le insidie da affrontare, come pure il gratuito sprezzo che ad ogni angolo spuntava col ghigno che deturpa i volti. Ti garantisco, ci vuole una forza enorme; no, usiamo i giusti termini, un coraggio incondizionato. Quel coraggio di cui avevo perso le tracce, e infine ritrovato. Che fatica.  Più facilmente si preferisce chiudere gli occhi e giustificarsi per un accordo al ribasso, così da non rendere necessaria la ribellione per impedire un sopruso o per non sprofondare nell’arida anaffettività. E intanto, pian piano la rassegnazione pervade la mente.Ho visto persone impazzire, lasciarsi andare fino allo sfinimento della volontà nel campo dei diseredati, dove fui portato dopo il mio risveglio sulla battigia. Forse – ed è pazzesco – il naufragio e gli stessi stenti per sopravvivere mi hanno concesso il tempo di separarmi dalla coercizione e dal destino, ambedue orripilanti. Fu mia dolce complice la perdita della memoria. Infatti, non appena scoprii di aver allevato l’idea terrifica dell’omicida, la nausea intensa mi lasciò appeso alla vita solo grazie al tenue respiro. Non mi davo pace e non mi spiegavo come possa l’essere umano arrivare a tanta cecità. Ad un certo punto, cosa accade da spingerlo a non essere più se stesso? A privarlo della meravigliosa sensibilità che si possiede fin dalla nascita?  Quando mi fu possibile, scappai da quella prigionia disumana e nello stesso momento fuggii da me stesso. Ecco, di nuovo tutto daccapo, così innumerevoli volte.  Dove andavo non lo sapevo. Ero un pollicino che però aveva appreso come non smarrire più la direzione per quanto sconosciuta e imprevedibile…  e a distanza di pochi giorni… – ah, la vita, che sempre pulsa- si presentò l’essenza della meraviglia: ho incontrato te, l’amore. Ed ora mi è impossibile disgiungere la tua immagine da tutto il resto. Ti amo per la capacità che hai di amare. Non si può amare senza essere corrisposto. Comunemente lo si crede possibile, senza accorgersi così di annegare nello stagno di Narciso. Ritorno spesso ai vostri miti, per maggiore consonanza. La mia cultura d’origine forse adesso ti apparirebbe più lontana.

Ora… andiamo all’altro punto doloroso; a colui per il quale nella  sontuosa tenuta ho pulito le stalle e strigliato i cavalli, e che con acredine ha schizzato una putrescente immagine di me, tanto inverosimile da lasciarti più che inorridita. Sai di chi sto parlando, e lo conosci bene. Ma forse non abbastanza se gli hai accordato tanta fiducia,da non voler neppure ascoltare le mie possibili parole.

Non appena ha saputo di noi due e dell’imminenza del lieto evento, e che proprio un anno fa avevi scelto me piuttosto che il suo volto bianco, occidentale, la rabbia non lo ha risparmiato. Tanto da scaraventarti addosso con gusto sadico la sua verità con l’unico proposito di annientarmi. Parole, facili da affastellare su di un clandestino, che cinicamente usa le donne per raggiungere i suoi scopi.

Ti sei chiesta, in questo mese in cui mi hai escluso da tutto, quanto i miei occhi siano stati in accordo col quadro che ne hai ricevuto? Se avrai saputo vederli non ti sarà difficile toccare la mia realtà interna.

No, su questa vicenda, solo tu potrai fare chiarezza.

Prima di concludere, devo confessarti un’ultima verità.

Ieri, quando mi hai concesso per la prima volta di vedere la nostra bambina, pur senza la tua presenza, ero pazzo di gioia, non stavo più nella pelle; ma subito dopo una paura mi ha trafisso. La paura che non sarei stato in grado di guardare i sorprendenti occhi di Elle per il timore di ferirla, a causa del fardello del miospregevole passato. Invece, con mia inestimabile fortuna sono riuscito a sentire il fragore della vita che mi ancorava alla sua più tenera, indefinitamente.

Questa eccezionale rivoluzione è stata possibile grazie a voi due.

Ora a te toccherà decidere gran parte del mio cammino futuro. E se il passo potrò accompagnarlo al tuo e insieme seguire le cadenze dell’amata Elle, o se poserò solo l’orma su un sentiero tanto sconsolato quanto più solitario che mai.

E per tutto ciò già per l’attesa tremo. Solo la lieve immaginazione saprà sostenermi, poiché null’altro dopo queste scarne parole potrà colmare l’insostenibile fossato insinuatosi fra di noi.

Vi amo, con tutto me stesso. Sempre.

_________________________________________________

Racconto finalista al Concorso Letterario Nazionale “Raccontami, o Musa”, edizione 2021. Il concorso è promosso dalla Associazione culturale Musamusìa di Licata, presieduta da Lorenzo Alario, Presidente della giuria Raimondo Moncada. Direzione artistica Angela Mancuso. Tema dell’edizione 2021 “Noi, anime fragili”.

5 Commenti

  1. Giuseppe GABRIELE FALCONE

    Un breve racconto contro ogni forma di politicamente corretto, crudo, appassionato e con le mani nel piatto.
    Non c’è nient’altro che l’amore e la creazione a dominare il giudizio.
    I pregiudizi sono tutti là, sul proscenio di questo piccolo dramma gentile.
    Tuttavia ne esaltano la bellezza.
    Il vero giudizio morale colpisce lo sfondo di discriminazione, cinismo o incapacità empatica degli altri.
    Tutta la scena, lo stupore, le paure sono convogliate nel bisogno di famiglia e di incontro con la propria creatura: l’unica cosa che dissolve il male, qualunque sia il vestito che indossi

    Rispondi
  2. Dino

    Un racconto breve con una forza di emozionare che squarcia la fredda realtà

    Rispondi
  3. Cristina

    Questa fossa in cui si raggela per il disincanto e dalla quale sgorga il primitivo sentimento di ritorno alla vita, è un pandorico abisso di paura e sventura che risucchia la vita senza scelta degli immigrati, il racconto sembra parafrasare l’immobilità delle loro esistenze aggrappate alla sorte, il tormentato passato che travolge l’anima della voce narrante si accanisce su ogni rantolo di volontà e dignità opposte solo dallAmore, quale riflessione più profonda per riconoscerci uguali ed unici oltre la sagoma della pelle essendo capaci di amare e venire al mondo per essere Amati, Elle è l’assoluzione, la salvezza dagli sbagli non compiuti, dal non essere visti, dalla deportazione, Elle è la libertà che vorremmo possa il suo unico Padre aver finalmente riscattato, complimenti per laudacia di questa sottilissima sfida fra la morte e la Vita lungo le righe esamini e implacabili allo stesso tempo di tale lettera d Amore oltreoceano

    Rispondi
  4. Dany

    Complimenti, il racconto è scorrevole e ricco di emozioni dolorose .Mi ha tenuta incollata fino alla fine!

    Rispondi
  5. Federica

    Ennesima perla di un navigato scrittore, di cui è impareggiabile l’erudizione.

    Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli

Cerca nell’archivio

Archivi


  • “Istruire le nuove generazioni per una società multietnica”
    HAMILTON IN LINEA Si conclude con quest'articolo il racconto della vicenda legata alle ingiustizie subite dagli Italo-Canadesi durante la seconda guerra mondiale. Le scuse del Governo Italiano e i ringraziamenti delle famiglie di chi ha vissuto l'incubo della reclusione. La storia di Giovanni Travale e Vincenzo Lo Cicero […]

Facebook