Morbillo, mai sottovalutarlo

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A volte le complicanze potrebbero essere fatali. Ricordarsi che i vaccini salvano la vita.

IL Morbillo continua a circolare in Europa. Il morbillo può uccidere a causa delle complicanze dell’infezione.

In Italia, dal 1 gennaio al 30 giugno 2018, venti Regioni hanno segnalato 2029 casi di morbillo 267 nel mese di giugno, inclusi 4 decessi, e 14 casi di rosolia, 3 nel mese di giugno. L’89,4% si è verificato in sette Regioni: Sicilia, Lazio, Calabria, Lombardia, Campania, Emilia Romagna e Toscana. L’età mediana dei casi è stata pari a 25 anni e 393 casi si sono verificati in bambini di età inferiore a 5 anni, di cui 125 avevano meno di 1 anno. Il 91,3% dei casi era non vaccinato al momento del contagio, il 5,4% era stato vaccinato con una sola dose. Quasi la metà, 48,9%, ha sviluppato almeno una complicanza, mentre il 59,5% dei casi totali è stato ricoverato. Inoltre, 87 casi sono stati segnalati tra operatori sanitari. Lo riferisce il bollettino di luglio 2018 della sorveglianza integrata del morbillo e della rosolia prodotto dall’Iss. Il morbillo è una malattia esantematica che non destava più eccessivva preoccupazione  grazie alla vaccinazione ed al succesivo richiamo vaccinale e invece da qualche tempo l’allarme infezione ritorna a preoccupare la popolazione.

Il morbillo è una malattia infettiva causata da un virus del genere Morbillivirus,  famiglia dei Paramixoviridae. È una malattia molto contagiosa che colpisce spesso i bambini tra 1 e 3 anni, per cui viene detta infantile, come la rosolia, la varicella, la pertosse e la parotite. Una volta contratto, il morbillo dà un’immunizzazione teoricamente definitiva, quindi non ci si ammalerà più per l’intera durata della vita. Si trasmette solo nell’uomo. I malati vengono isolati nel periodo di contagio

Nei Paesi a clima temperato, colpisce i bambini verso la fine dell’inverno e a primavera.In Italia la malattia deve essere obbligatoriamente notificata alle autorità sanitarie. Il morbillo non ha sintomi gravi, provoca principalmente un’eruzione cutanea, simile a quelle della rosolia o della scarlattina. Dura tra i 10 e i 20 giorni.

I primi sintomi sono simili a quelli di un raffreddore: tosse secca, naso che cola, congiuntivite, lacrimazione con una febbre che diventa sempre più alta fino a raggiungere i 41 gradi. Raramente l’eruzione cutanea è accompagnata da prurito. Indicativa è la comparsa, uno o due giorni prima dell’eruzione cutanea, di piccole lesioni biancastre circondate da un alone rosso, che compaiono sulla mucosa buccale in corrispondenza dei molari, le cosiddette macchie di Koplik.  Dopo 3-4 giorni appare l’eruzione cutanea caratteristica, “esantema”, composta di piccoli punti rosso vivo, prima dietro le orecchie e sul viso, e poi su tutto il resto del corpo. L’eruzione dura da 4 a 7 giorni, l’esantema scompare a cominciare dal collo. A volte, rimane una desquamazione della pelle per qualche giorno.  All’abbassamento della febbre corrisponde in genere una regressione dell’eruzione cutanea, per arrivare, dopo circa una settimana, alla completa guarigione. Le rare ma gravi complicanze del morbillo lo rendono la più temuta tra le comuni malattie infettive dell’infanzia: globalmente si contano tra le 30 e le 100 morti ogni centomila persone colpite. Si riscontrano con maggiore frequenza nei neonati e nelle persone che presentano una condizione di compromissione del sistema immunitario. Purtroppo la malattia può complicarsi causando la “sindrome del morbillo atipico”, la polmonite, la superinfezione batterica, la porpora trombocitopenica acuta, l’encefalite, la panencefalite sclerosante subacuta, l’epatite transitoria.

Simona Carisi

La sindrome del morbillo atipico si manifesta di solito in soggetti precedentemente immunizzati con i vecchi vaccini a base di virus del morbillo ucciso, non più disponibili dal 1968.  La sindrome  può esordire bruscamente con febbre elevata, prostrazione, cefalea, dolore addominale e tosse. L’eruzione può comparire 1-2 giorni più tardi, iniziando spesso a livello degli arti e può essere maculo-papulare, vescicolare, orticarioide o purpurica. Può associarsi edema delle mani e dei piedi. Possono svilupparsi anche polmonite, versamento pleurico e linfadenopatia ilare; le alterazioni alla RX torace possono persistere settimane o mesi. Può insorgere ipossiemia sintomatica.

La polmonite, dovuta a infezione polmonare da morbillivirus si verifica in circa il 5% dei pazienti, anche in corso di un’infezione evidentemente non complicata; nei lattanti, è una frequente causa di decessi. Le superinfezioni batteriche comprendono non soltanto la polmonite, ma la laringotracheobronchite e l’otite media. La sovrainfezione batterica è suggerita da rilevanti segni focali o da una ripresa della febbre, leucocitosi o prostrazione.

La porpora trombocitopenica acuta può manifestarsi dopo la risoluzione dell’infezione e causa una lieve diatesi emorragica autolimitante; occasionalmente possono verificarsi sanguinamenti gravi.  L’encefalite è la complicanza più temuta e si presenta di solito da 2 giorni a 2 settimane dall’inizio dell’esantema, spesso con recrudescenza della febbre alta, cefalea, convulsioni e coma. L’encefalite può causare danni neurologici permanenti o può risolversi in circa 1 settimana oppure persistere più a lungo, causando morbilità o il decesso. La panencefalite subacuta sclerosante è invece una complicanza rara tardiva e fatale.

Il morbillo è una delle malattie più trasmissibili. Il contagio avviene tramite le secrezioni nasali e faringee, probabilmente per via aerea tramite le goccioline respiratorie che si diffondono nell’aria quando il malato tossisce o starnutisce. Non esiste una cura specifica. Si possono trattare i sintomi: terapia sintomatica, ma non la causa: paracetamolo per abbassare la febbre, sciroppi per calmare la tosse, gocce per gli occhi. Esiste un rischio di prematurità per i bambini che hanno la madre infetta durante la gestazione. Il vaccino del morbillo appartiene ai vaccini vivi attenuati. Il vaccino esiste sotto forma di un complesso vaccinale contro il morbillo, la parotite e la rosolia. Fino al 6°-9° mese, il neonato può essere protetto dagli anticorpi che gli vengono dalla madre se questa è immunizzata. La durata di immunizzazione del neonato è inferiore se la madre è stata immunizzata da un vaccino e non dal morbillo stesso. Si consiglia una prima dose del Mpr prima del 24° mese di vita, preferibilmente al 12-15° mese, con un richiamo verso 5-6 anni o 11-12 anni.
Come per tutti i vaccini vivi attenuati, la vaccinazione non viene effettuata negli individui con deficit immunitario o sotto terapia immunosoppressiva corticoidi, antineoplastici, antirigetto, né, per precauzione, nelle donne gravide o che desiderano esserlo nel mese successivo. Invece, è consigliato alle persone infette da Hiv che non hanno ancora sviluppato l’Aids. Non abbassiamo mai la percezione del rischio nei confronti di patologie che sembrano debellate o di rara comparsa. E’ un grosso errore. Sono i vaccini che ne hanno allontanato il ricordo, capite bene l’importanza dell’immunizzazione per scongiurare complicanze talvolta perfino fatali. La mia conclusione è sempre la stessa: i vaccini salvano la vita!
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