“I miei 97 anni tra violini, ottoni e tamburi”

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RACALMUTO. Incontriamo il Maestro Calogero Messina per tanti anni direttore della banda comunale. Il suo amore per la musica, l’amicizia con i tenori Puma e Infantino, le serenate notturne e gli anni gloriosi al teatro Regina Margherita: “Questo paese deve molto alla musica e mi auguro che non si perda l’antica tradizione

Il Maestro Lillo Messina (foto S. Picone)

A quasi cento anni sembra ancora un giovanotto. Dal 1984 si gode la pensione di direttore delle Poste. Ma la sua passione, il suo vero amore, è stata ed è la musica. Calogero Messina, per tutti a Racalmuto, il maestro Lillo Messina, per tanti anni ha diretto la banda cittadina.
Un giovanotto di 97 anni che ama ancora passeggiare e frequentare il circolo del “Mutuo Soccorso”.
Una passeggiata salva la vita”, ci dice sorridendo. E in effetti capita spesso di incrociarlo tra la chiesa dell’Itria e la Matrice.

Lo incontriamo nella sua casa di via Baronessa Tulumello, dove è nato e dove è scoccata la passione per la musica.
Ho iniziato a studiare la musica prima ancora delle elementari – ci racconta – Al piano superiore della casa dove abitava la mia famiglia, questa stessa casa, abitava una maestra di musica, Mariannina Guglielmi, che accompagnava con il suono del pianoforte le pellicole al cine-teatro”.

Luigi Scimè, Luigi Infantino e Calogero Messina, primi anni ’30

DONNA MARIANNINA GUGLIELMI

Che storia, quella della Guglielmi. Pare di vederla al pianoforte, con la platea alle spalle, ad accompagnare i film muti che venivano proiettati al teatro Regina Margherita.
Siamo agli inizi del Novecento. La maestra Guglielmi si era trasferita giovanissima da Naro a Racalmuto, dove il fratello Francesco, suonatore di bombardino, era stato scritturato nella banda comunale. Donna Mariannina Guglielmi commentava con le note la trama dei film con musiche di Chopin, Beethoven o con i valzer di Strauss. E lui, il piccolo Lillo Messina, ha avuto il privilegio di crescere accanto ad una donna colta e stravagante: “Mi ha spronato lei e per cinque anni ho studiato violino. A sette anni, nel 1929, ho fatto il mio primo concerto al teatro Regina Margherita con lei che mi accompagnava al pianoforte. Ma col violino ho chiuso a dodici anni. Nel frattempo ero entrato a far parte della banda comunale diretta dal maestro Pietro Martorana. Ho cominciato a conoscere tutti gli strumenti. Per il periodo la banda di Racalmuto era una delle migliori della Sicilia”.

Il palcoscenico del teatro di Racalmuto era diventato, per il piccolo Lillo Messina, una sorta di seconda casa. In quel periodo anche la scuola diede un grande contributo alla formazione dei ragazzi: “Avevamo una grande voglia di studiare – racconta – ci furono insegnanti, come Nicolò Farrauto e Pierina Taibi, che organizzavano iniziative proprio in teatro. Si facevano le Operette. Nel 1932 ci fu la rappresentazione del Piccolo Balilla che ho interpretato. Avevo avuto anche una parte in Cenerentola. Avevo una bella voce, sai. Ci divertivamo tanto con Luigi Infantino”. Coetaneo di Infantino, il grande tenore racalmutese, Messina ha trascorso gli anni della sua infanzia e adolescenza accanto a lui. E non solo.

A sinistra, Lillo Messina con altri bandisti di Racalmuto

ACCANTO AI TENORI PUMA E INFANTINO

La grande crisi del ‘29 si sentì a Racalmuto e continuò fino al dopoguerra – dice – e la fame era nera. Si mangiavano fave cotte a colazione, pranzo e cena. Luigi veniva quasi sempre a casa mia dove un pezzo di pane non mancava. Era un tipo estroverso. Nella banda suonava il tamburo. Non amava tanto studiare, la sua fortuna cominciò quando iniziò a suonare il flauto. Una bella voce l’aveva Salvatore Puma, ma gli mancava il movimento, la scena. Lui, rispetto a me e a Luigi, stava sempre in campagna ad aiutare il padre. Ma cantavamo tutti nel coro di Padre Rosina, un prete che non aveva una parrocchia. Solo il mese di maggio seguiva i ragazzi del coro. Facevamo a gara per fare i solisti. Con il maestro Martorana si girava spesso i paesi della Sicilia. Una volta, a San Giovanni Gemini, dopo una serie di esibizioni, Infantino perse la voce”.

“Il pubblico voleva a tutti i costi risentire quel ragazzo di 13 anni – continua– Inventammo il play black: io cantavo e Luigi faceva la mimica. Poi Luigi se ne andò militare in Marina e grazie al fatto che suonava il flauto si fece conoscere. Negli anni ’40, durante la Repubblica di Salò, arrivò la sua fortuna. Tutti i grandi tenori si trovavano in quella parte dell’Italia e lui a Napoli fu chiamato al San Carlo. Fece sessanta repliche del Rigoletto. Da allora non si è più fermato. E non mi sono fermato neanche io. Nel senso che dal 1941 ho iniziato a lavorare per le Poste fino a diventare direttore d’ufficio dai primi anni ’60, a Camastra e poi in altri paesi. Ho abbandonato completamente la musica – anche se negli anni Cinquanta partecipavo anch’io alla rappresentazione del Mortorio sempre nel nostro teatro – ma non ho mai dimenticato le serenate che facevamo in paese, da ragazzi, al chiaro di luna. Scrivevamo noi le canzoni. Eravamo un’allegra brigata composta da me e Luigi, Baldassarre Romano, Giuseppe Capitano e altri. Anni davvero unici e straordinari. La nostra musica piaceva così tanto che mai arrivò, dai padri delle fanciulle, il temuto secchio d’acqua sporca dalla finestra”.

La banda di Racalmuto con il suo direttore Messina

IL RITORNO A RACALMUTO

Solo dopo la pensione Calogero Messina, che nel frattempo si era ristabilito a Racalmuto, tornò a dedicarsi alla passione della sua vita. Sollecitato da molti ragazzi dell’epoca, accettò la direzione di quel che restava della banda comunale ridotta soltanto a esecuzioni di funerali e qualche festa paesana. Nel 1987 – qui ci aiuta il bel volume di Giovanni Di Falco sulla storia della Banda di Racalmuto pubblicato nel 2007 – la banda diretta dal Maestro Messina fa il suo esordio in una festa di Campobello di Licata. E poi, naturalmente, alla festa del Monte di Racalmuto. La banda tornò al suo antico splendore eseguendo non solo marce, di cui molte composte dallo stesso Messina, ma anche il repertorio classico. Cavallo di battaglia della banda il Terzo Atto della Traviata e una fantasia della Gioconda di Ponchielli.

Ma a Racalmuto, purtroppo, non sempre le cose buone vanno avanti, spesso frenate da gelosie e veleni. Ieri come oggi. Il maestro Messina lascia la banda e costituisce l’associazione “Amici della Musica”. Nel giro di pochi anni riesce a mettere assieme più di cinquanta giovani elementi il cui successo fu riconosciuto anche fuori Racalmuto. Fino al giorno di Capodanno del 2000 quando Calogero Messina dirige i suoi ragazzi per il suo ultimo concerto.

Non è facile – ammette Messina – però bisogna insistere. Lo dico sempre a Ciccio Carrara che svolge a Racalmuto un lavoro encomiabile. Se esiste ancora una banda lo dobbiamo a lui e tutti dobbiamo aiutarlo perché se chiude è finita. Stessa cosa vale per il coro Terzo Millennio. A Domenico Mannella dico sempre di continuare quest’attività. Ne vale per l’antica tradizione che abbiamo a Racalmuto che è un paese che tanto ha avuto dalla musica e tanto ha dato in termini di eccellenze”.

Gli “Amici della musica” con il maestro Messina (Anni ’90)

RACALMUTO, PAESE DELLA MUSICA

La tradizione musicale a Racalmuto è antichissima – dice con un po’ di orgoglio – e tanto dobbiamo ai Matrona e alla loro passione. Oltre al maestro Martorana e alla Guglielmi, ricordo con affetto la buona volontà di Francesco Macaluso, ma anche la passione del farmacista Argento, di un’americana che si era trasferita a Racalmuto da Luzerne, Bessie Blakburn, del podestà Giuseppe Mattina. Nel 1938, quando ci fu l’incoronazione della Madonna del Monte, lui era commissario al Comune. Ricordo quella giornata come se fosse ieri. Io suonavo nella banda, ci fu una grande festa”.

E della festa del Monte, Calogero Messina fu anche componente del Comitato. A lui si devono i grandi concerti in piazza che, dice, andrebbero ripresi e potenziati.
Per il futuro della musica a Racalmuto – chiosa il Maestro – una buona spinta deve darla l’amministrazione comunale che deve aiutare di più queste realtà che resistono con fatica. Del resto abbiamo il teatro che deve essere la casa della musica a Racalmuto. Chi amministra deve farlo serenamente, senza contorni che disturbano e bloccano chi vuole fare veramente. È sempre stato così e in questo senso a Racalmuto ancora non abbiamo capito nulla”.

In piazza, a Racalmuto (foto S. Picone)

Dalla saggezza dei suoi 97 anni, Calogero Messina tira fuori i ricordi migliori. Ha visto cambiare il suo paese e i suoi paesani. Quando passeggia incrocia sguardi di ragazzini che nemmeno conosce. Passa da piazza Crispi e rivede, felice, la piazzetta della sua giovinezza. In quei passi a piedi, passi a memoria – direbbe lo scrittore Antonio Castelli – incrocia, nella statua di bronzo, lo sguardo fermo di un suo coetaneo, mezzo parente per parte della moglie. Nati tutti e due nel 1921: “Con Leonardo Sciascia siamo stati compagni di scuola negli anni dell’Avviamento. Era un ragazzo introverso, molto timido. Ma si vedeva già allora che aveva qualcosa di speciale”.

(Ha collaborato Luciano Carrubba)
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