Il medico “esploratore” che condivideva con Sciascia “silenziose passeggiate”

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L’INTERVISTA. Giovanni Salvo è un medico dentista che ha esplorato e studiato fino in fondo il suo territorio. Vive senza cellulari, guarda poco la Tv, ama passeggiare in mezzo alla natura e nelle stradine isolate del centro storico di Racalmuto. Ma ha anche girato il mondo. 

Giovanni Salvo

Settant’anni e non li dimostra, Giovanni Salvo è un medico dentista che ha esplorato e studiato fino in fondo il suo territorio: il patrimonio storico, gli ambienti, la flora e la fauna. Ha girato il mondo e se la prende col genere umano per i traumi che il pianeta subisce ogni giorno: incendi, veleni, rifiuti, lottizzazioni, caccia sconsiderata, abusivismo. E ne ha scritto, pure, in numerosi articoli e in due interessanti (e quasi introvabili, ormai) volumi. È membro della Società italiana di Scienze naturali, della Società siciliana di Scienze, del WWF. Una vita, insomma, dedicata alla natura.

Vive senza cellulari, guarda poco la tv, ama passeggiare in mezzo alla natura e nelle stradine isolate del centro storico di Racalmuto, il paese dove è nato e dove vive. Un uomo d’altri tempi. Con lo scrittore Leonardo Sciascia condivideva silenziose passeggiate in campagna.

Giovanni Salvo in Antartico, tra i pinguini

Rileggendo i suoi libri dedicati al nostro territorio, “Guida alla Natura della provincia di Agrigento” e “Racalmuto”, gli chiediamo come è cambiato il paese negli ultimi decenni?

Fino a cinquant’anni fa l’uomo è vissuto in intima simbiosi con la terra; era amata e venerata, perché considerata la Madre che l’aveva generato e nutrito, sin dai primordi della sua storia naturale. Una cura particolare era riservata alle sorgenti. L’acqua veniva convogliata in fontanelle fruibili da tutti e, ove possibile, in gebbie per irrigare gli orti. I limpidi ruscelli dissetavano gli animali di allevamento e le specie selvatiche; ma alimentavano anche gli antichi mulini, i cui ruderi – preziose testimonianze della civiltà contadina – sono ancora visibili, in pietoso abbandono, a valle delle contrade Raffo, Piano di corsa e Ficamara. Non esistevano incendi, giacché tutto era riciclato e utilizzato con saggezza. Non esistevano neppure rifiuti. Conservo gelosamente un ricordo infantile di un simpaticissimo personaggio: lu zi Raziu (lo zio Orazio), che con il suo carretto faceva il giro del paese per ritirare i rifiuti. Ma quel carretto era quasi sempre vuoto. 

Quel che resta del boschetto di Racalmuto

Poi è arrivata la società consumistica, il cui motto è produrre, consumare e buttare. Le campagne sono state progressivamente abbandonate, le sorgenti e le fontanelle ridotte a ruderi, ogni angolo del territorio invaso e soffocato da cumuli di rifiuti maleodoranti, le coltivazioni irrorate indiscriminatamente di venefici pesticidi e diserbanti, gli incolti investiti ogni anno da devastanti incendi, la fauna selvatica brutalmente sterminata.

Il bosco delle contrade San Giuliano – Sant’Antonino è ormai un deserto!

Il rimboschimento di quest’area, estesa 230 ettari, è iniziato nel 1979, sotto la guida di un mio fraterno amico, l’ingegner Nando Dalle Nogare. Abbiamo selezionato con cura le specie arboree, abbiamo realizzato una chiesa all’aperto, e creato un’area di riproduzione della Coturnice.
Man mano che il bosco cresceva, si sono insediate specie nidificanti nuove per il nostro territorio, come il verdone, il picchio rosso maggiore, la tordela, il pigliamosche, lo sparviero. Il bosco conobbe il massimo splendore negli anni ‘90 del secolo scorso. Ogni anno venivano organizzate numerose visite guidate con la celebrazione della messa nella chiesa all’aperto.
Ma i vandali, sempre in agguato in questa sventurata Sicilia, ne decretarono la fine con i devastanti incendi del 15 luglio 1997 e del 2 luglio 2003. Sopravvisse miracolosamente l’area di San Giuliano; ma il 27 agosto 2017 anche questo ultimo lembo è stato ridotto in cenere. In poche ore è stato annientato un prezioso bene collettivo, distrutto il paziente lavoro di decenni ed un impegno finanziario di decine di milioni di euro.

11 settembre 2001. Il dr. Salvo nella riserva dei Navajo, Monument Valley (U.S.A)

Un tema interessante è anche il recupero dei centri storici; realtà che conosci bene. Secondo te ci può essere un “ritorno” nel centro storico? Cosa abbiamo sbagliato per arrivare al degrado che è sotto gli occhi di tutti?

Io vivo nel centro storico, perché lo amo. Mi piace passeggiare nei vicoli per lo più disabitati, negli angoli più nascosti ormai diroccati, colonizzati dalla parietaria e dalle rondini. Rivivo la mia infanzia, quando questi ambienti erano pieni di vita: le botteghe del fabbro, del sarto, del barbiere, che erano come la redazione di un giornale. E lo scalpitìo degli zoccoli dei muli ed il cigolìo dei carretti, che al tramonto annunciavano il ritorno a casa dei contadini, accolti dal sorriso tenero dei bambini che giocavano nelle strade e dal fumo dei camini, segnale gioioso di una buona minestra calda in preparazione. E la solidarietà ed il calore umano spontaneo e sincero tra i vicini, che dopo cena si riunivano per recitare il rosario per ringraziare il Buon Dio e per chiedergli la salute ed il necessario per vivere: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Allora ci si accontentava di poco!
Tantissimi borghi in Italia hanno costruito il loro futuro restaurando e valorizzando il centro storico. In Sicilia, invece, è prevalsa la scelta della speculazione edilizia. È un problema essenzialmente culturale.

Si parla spesso, in questi ultimi anni, di turismo da passeggiata. Attorno a noi esistono percorsi naturali idonei ad accogliere camminatori o gruppi di turisti?

Quando ci si immerge nel silenzio dei monti innevati, o in un bosco di querce e frassini, allietato dai cori melodiosi dei merli, delle capinere e degli zigoli, o in una gariga dove sbocciano tappeti di orchidee, si avverte il contrasto tra i drammi delle società umane e la bellezza, la serenità, l’armonia degli ambienti naturali. È la riscoperta di un rapporto primordiale, di un legame filogenetico che l’Homo tecnologicus ha smarrito, perché anche l’uomo è figlio della Madre Terra. La bellezza sublime di questa Terra è la biodiversità. Ovunque, anche a Racalmuto, ci sono tanti percorsi naturalistici interessanti.

Quando incontri i ragazzi nelle scuole, come racconti la natura che è intorno a noi?

Quando incontro i ragazzi avverto un profondo disagio, perché stiamo lasciando loro in eredità un futuro nebuloso. Un enorme debito pubblico: altri hanno gozzovigliato con sperperi, corruzione, evasione fiscale, opere pubbliche inutili, assistenzialismo, pensioni facili anche a 40 anni, e le future generazioni dovranno pagare il conto! L’egoismo esasperato ed il decadimento dei valori etici, che investono tutti gli ambiti della vita sociale e le relazioni interpersonali. E una Terra devastata, impoverita, sommersa di veleni e rifiuti. Cerco sempre di spiegare loro che il migliore investimento è quello culturale. Di inculcare il culto dei buoni libri, della bellezza, del senso civico, dello stato di diritto; il valore immenso dei diritti umani, della solidarietà; l’utilizzo razionale delle tecnologie; il rispetto della Terra e di tutti gli esseri viventi che la popolano, perché anche loro hanno il diritto di vivere. Ed il rifiuto di ogni forma di violenza.

Il Dr. Giovanni Salvo con il Dr. Aldo Scimè nel 2012  (foto: S. Picone)

Tu sei stato molto vicino a Leonardo Sciascia. Ci racconti qualcosa del vostro rapporto?

Di Leonardo Sciascia scrittore, acuto testimone del suo tempo, si è detto tutto. Ma chi, come me, ha avuto il privilegio di frequentarlo, è rimasto affascinato, oltre che dalla Sua rara cultura, dalla Sua sobrietà e dalla Sua gentilezza. Una persona veramente straordinaria.  Lo conobbi nel 1982; allora ero un giovane medico. Venne a trovarmi in studio per un consulto. Tra di noi si instaurò subito un rapporto molto cordiale. Apprezzavo il suo stile, la distinzione dei ruoli medico-paziente, la sua umiltà: ascoltava i consigli senza interrompere; un esempio raro di saggezza in questo periodo storico in cui tutti pensano di sapere tutto. Purtroppo, soltanto le persone di vasta cultura sanno di non sapere, giacché la conoscenza è senza confini. Vicini di campagna, ci incontravamo sempre con reciproco piacere. Lo coinvolsi anche in alcune escursioni; Lui apprezzava molto le mie ricerche. Mi rimane il profondo rammarico che ci abbia lasciati troppo presto!

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