Matteo Pigliatutto

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Ma chi è veramente Renzi?

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Ma chi è veramente Renzi? È il Premier cazzaro, come scrive ripetutamente Dagospia, Pittibombo bulletto toscano, è il traditore della sinistra come velenosamente sibila l’ex Ministro dell’economia greco, il trombato Varoufakis? Oppure è il grande riformatore, l’uomo che permetterà all’Italia di ripartire con una crescita economica superiore agli altri Paesi dell’Eurozona come vaticina Soros, l’uomo degli azzardi finanziari, a patto però che le riforme annunciate, avverte Soros, diventino approvate?

Dentro la risposta a queste domande non vi è la descrizione del destino di Renzi, la sua personale parabola politica ed umana, ma c’è il nostro futuro. Ciò che saremo, ciò che diventeremo, soprattutto ciò che saranno, ciò che diventeranno i nostri figli. Ecco perché le domande sono importanti, ecco perché le risposte sono fondamentali, per noi.

Prendete il Sud, noi, la nostra Regione, la nostra Provincia, i nostri comuni. Cosa saranno, come saranno nei prossimi decenni? Spopolati e sottosviluppati come lo sono adesso, sempre più, progressivamente di più. O coglieranno il vento, se sarà un vento riformista a favore? Da dove ripartiranno, i nostri figli e nipoti, che eredità lasceremo loro. Solo quell’immaginario collettivo di cui ci siamo nutriti per decenni, nel dopoguerra, fatto di vitalizi assistiti, l’impiego pubblico,  il mantra, il miraggio del nostro non coraggio? Oppure saremo diversi, cercheremo di essere padroni del nostro destino?

Se l’Italia ripartirà nuovamente, sarà migliore, per merito di Renzi, o di altri che verranno, chissà i Cinque Stelle a trazione Di Maio, il ragazzo emergente, il pragmatico grillino, forse l’unico con la sua concretezza in grado di trasformare l’utopia del primo impeto di questo movimento grezzo e sublime al tempo stesso in progetto politicamente coerente, al Sud, a noi sarà offerta una chance.

Salire sul carro del vincitore per provare a costruire col vincitore il nostro destino da protagonisti, oppure rassegnarsi ancora al ruolo comodo, ma inutile, di ruota di scorta, come è stato per gli ultimi 70 anni almeno. Dipenderà tutto da noi, come sempre.

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