Mattarella e il pianto del bambino

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Quel semplice gesto del nostro Presidente, a Vercelli, ci ha ricordato che il futuro sono loro, i bambini che piangono, solo loro potranno restituire il sorriso a noi tutti, all’intera Nazione.

Il Presidente della Repubblica a Vercelli

Il Presidente della Repubblica a Vercelli

Ci sono gesti che cambiano la storia. Oggi parliamo di un gesto che non cambierà la storia del nostro Paese, ma che mi piace sottolineare perché dovrebbe essere da insegnamento per tutti noi frettolosi abitanti dell’epoca della velocità, del distacco, dagli altri, e del fastidio, verso gli altri.

E il piccolo, grande, a mio modesto avviso, gesto del Presidente della Repubblica Mattarella che il 25 aprile scorso a Vercelli mentre teneva il suo discorso ufficiale nel giorno della Liberazione dal Nazifascismo, davanti al gesto di una madre che stava per allontanarsi preoccupata che il pianto del bambino che teneva in braccio infastidisse il Presidente e i presenti, con un sorriso da Vero Capo di Stato ha seraficamente osservato e detto “Ecco questo é il futuro, il pianto del bambino, non se ne vada signora, resti”.

Quante volte ognuno di noi sentendo un bambino piangere in treno, in aereo, in Chiesa, non ha pensato “uffa, perché non se ne vanno” mamma e bambino si intende. E non è forse questo disprezzo per i bambini, che tutti diciamo di amare e che poi nei fatti detestiamo, il problema del nostro Vecchio Paese? Siamo cosī invecchiati da odiare i giovani, li teniamo sottomessi, disoccupati, li costringiamo ad emigrare, al massimo li teniamo a casa e li nutriamo a patto che non rompano, non piangano appunto, non ci infastidiscono, non facciano ombra al nostro egoismo da adulti ben pasciuti che dopo aver occupato tutte le poltrone non vogliono più mollarle.

Ebbene quel semplice gesto del nostro Presidente ha ribaltato i fattori, ci ha ricordato che il futuro sono loro, i bambini che piangono, solo loro potranno restituire il sorriso a noi tutti, all’intera Nazione, beninteso se avremo la lungimiranza di lasciarli piangere e di farli crescere, non noi, residui di un tempo che fu, disperatamente aggrappati a quel poco che abbiamo cercato di arraffare negli anni miopi delle vacche grasse.

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