Maestro degli Angeli Ribelli

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Ogni politico si comporta oggi come il rapsodo condannato da Platone, cioè il mimo che adatta la sua performance ai gusti immediati del pubblico

Alfonso Maurizio Iacono

Le buone emozioni svaniscono, le cattive restano. Si sedimentano. Lasciano il segno. Poter esprimere l’odio e la cattiveria via social, scrivendo come se si parlasse in un circolo di pochi amici al bar, produce una specie di diabolica liberazione. Tutto ciò che ciascuno di noi ha imparato a reprimere per quel senso morale che comporta il rispetto di sé solo se vi è rispetto per gli altri, esce dalla prigione come i demoni neri descritti dal Maestro degli Angeli Ribelli, che ruotano e precipitano sempre più in basso.

Il tempo si è fermato. Ha perso il futuro. Il passato è solo nostalgia che lentamente annega nel rimpianto. Ci resta il presente? Ma come fa a sopravvivere senza futuro e senza passato? Lo fa solo se si sposta altrove, ma non nell’eterno come aveva scritto Baudelaire parlando di modernità, di nuovo, di moda. L’altrove è un non luogo. Tutti siamo connessi e, nonostante ciò, terribilmente soli. L’altrove è lo spettacolo. Pensi di essere a casa e ti sbagli. Tutto è spettacolo. Ciascuno è diventato spettatore di altri e di se stesso, si emoziona di piccole emozioni, che compaiono e svaniscono nello spazio di un istante. Non c’è futuro, non c’è passato. Il presente si sussegue nel presente. Il nuovo è un semplice mezzo per la ripetizione. Ciò che oggi è scritto su Facebook, domani sarà dimenticato e sostituito da qualcos’altro, da nuove piccole e sfuggenti emozioni. Ci si commuove, si ama, si ammira, si odia, si disprezza, si aggredisce, ma tutto in un vuoto che deve essere incessantemente riempito da se stessi, dal proprio profilo, dal proprio selfie. L’individualismo ha assunto i tratti di chi, pur essendo connesso con il mondo, è isolato. Facebook e social vari hanno ingigantito i tratti che erano già tipici dei quotidiani. Non c’è memoria? Non c’è ricordo? No! Non è vero. Grazie a Facebook ho ritrovato amici, foto e documenti di un tempo. Ma la memoria e il ricordo diventano passato solo se acquistano un senso rispetto al futuro. Solo allora, anche se non si può tornare indietro, non tutto è veramente perduto.

Ma in un mondo dove non c’è passato e non c’è futuro, crolla il senso delle argomentazioni che, per essere tali, hanno bisogno di un tempo assai maggiore della semplice invettiva, stupidamente accettata come espressione di sincerità e purezza di sentimenti. Crollando il senso delle argomentazioni, tutto diventa personale, biografico e autobiografico, tutto diventa presente senza passato e senza futuro. E’ per questo che ogni politico si comporta oggi come il rapsodo condannato da Platone, cioè il mimo che adatta la sua performance ai gusti immediati del pubblico. Solo a questo scopo cambia, esattamente come i politici che, in base ai possibili consensi, muta opinione e posizione, insiste o si ritira, a seconda delle situazioni, dei contesti e degli share. Il tutto sempre e soprattutto sui social. Il problema non sono i social, sono gli uomini e quella che Flaubert chiamava la bêtise.

Non c’è davvero alternativa? Non vi è altro futuro che non sia l’aumento delle diseguaglianze, dell’inquinamento, della distruzione della natura e il ritorno del razzismo? Non solo non lo credo, ma penso anche che se non la si smette di immaginare un neoliberismo “dal volto umano”, come buona parte della sinistra si ostina comodamente e ipocritamente a pensare, se non la si finisce di instupidirci con il politically correct, patetico sostituto di ciò che è corporeo e vitale, l’alternativa arriverà come distruzione della natura e come devastazione ulteriore dell’umanità. Il passato e il futuro sono come la politica: se non sei tu a cercare di governarli direttamente, saranno gli altri a governarli per te. E quando scoprirai che non ti piacerà ciò che stanno facendo per te, sarà forse troppo tardi.

Da Il Tirreno

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