Luoghi letterari: un futuro aperto

di | 9 Ott 21

“Occorre che l’impegno delle associazioni e dei cittadini sia sostenuto con convinzione dagli enti locali e dalle istituzioni regionali e nazionali”

Massimo Bray qualche anno fa a Racalmuto (foto Alessandro Giudice)

L’immensa ricchezza del patrimonio culturale e ambientale del nostro Paese ha, tra le molte sue caratteristiche peculiari, quella di una eccezionale densità di riferimenti culturali che potremmo definire “secondari”: secondari, beninteso, non in termini di importanza, ma come ulteriori livelli di approfondimento e di conservazione di valori e significati rispetto alla mera fisicità dei luoghi. Dietro a un monumento antico, ma anche, ad esempio, a un paesaggio o a un edificio ottocentesco, non c’è soltanto la storia di quegli spazi; c’è anche, molto spesso, la stratificazione lasciata dalla letteratura, dall’arte, dalla musica che quei luoghi hanno descritto e celebrato, o che hanno trovato in essi lo sfondo e lo scenario di eventi e racconti.

Anche attraverso un recupero di questo aspetto, di questa ricchezza per così dire ‘riflessa’ dei beni artistici e culturali, è possibile valorizzare, in modi innovativi, il patrimonio; ed è anche possibile, di conseguenza, restituire al turismo una dimensione di esperienza culturale: un obiettivo che può rivelarsi strategico perché offre l’opportunità sia di un maggiore e più continuativo coinvolgimento dei visitatori, sia di nuove possibilità di occupazione qualificata. Da più parti è stata d’altronde sottolineata la stringente necessità di incentivare, nel nostro Paese, un turismo culturalmente consapevole, contrapponendo un paradigma diverso, e migliore, a quello del turismo come «sottoprodotto della circolazione delle merci», secondo la definizione che ne dava Guy Debord ne La società dello spettacolo. Lavorare per una cultura diffusa significa rovesciare questa impostazione creando nuove connessioni tra centro e periferie, tra metropoli e area interna, tra campagna e città, tra nord e sud; abbattere le frontiere economiche, linguistiche, sociali, etniche deve essere la prima scommessa di un turismo davvero consapevole, che sappia sostituire al godimento acritico e superficiale un’esperienza davvero formativa.

Un aspetto cruciale di questa trasformazione è senza dubbio il recupero della dimensione letteraria dei luoghi. L’idea, tra l’altro, ha una lunga storia: già nel 1972, ad esempio, Giampaolo Dossena pubblicava avviava la sua opera Luoghi letterari: paesaggi, opere e personaggi, un progetto poi arrestatosi al volume dedicato all’Italia settentrionale, ma che faceva in un certo senso da apripista ad una vera e propria messe di pubblicazioni sull’argomento che si sono susseguite negli anni successivi per infittirsi nell’ultimo decennio con guide e trattazioni dedicate a specifici territori o a specifici autori (emblematico lo studio di Paolo di Betta del 2015 sull’effetto dei romanzi e delle serie televisive di Montalbano sui flussi turistici siciliani). Negli ultimi anni si sono anche moltiplicati in rete siti, blog e pagine social dedicate ai luoghi letterari e alla loro fruizione, segno di un’attenzione verso questo tipo di turismo che è ben più diffusa rispetto al ristretto pubblico degli addetti ai lavori.
Naturalmente, un aspetto cruciale per lo sviluppo del turismo ‘letterario’ è la valorizzazione del ‘patrimonio diffuso’: l’Italia possiede infatti una innumerevole quantità di opere, edifici, luoghi di notevole interesse storico-letterario che sono capillarmente disseminati sul territorio ma spesso rimangono ‘nascosti’ per scarsa lungimiranza, mancanza di competenze nella comunicazione o semplice disinteresse da parte delle istituzioni. E qui interviene, spesso provvidenzialmente, il terzo settore, con centinaia di associazioni, fondazioni, comitati che ogni giorno si impegnano per trasmettere la memoria, difendere i beni culturali e renderli in qualche modo fruibili ai visitatori.

Molti ‘luoghi letterari’ italiani, infatti, sono a rischio: borghi storici afflitti da abbandono e spopolamento, ai paesaggi antropici e naturali minacciati dalla cementificazione e dal cambiamento climatico, alle periferie urbane abbandonate a incuria e illegalità. Eppure a volte, al contrario, può essere proprio un riferimento letterario a salvare un luogo dal degrado, o magari a innescare la sua rigenerazione. Pensiamo ad esempio agli itinerari pasoliniani a Roma, di cui sono protagoniste borgate che del settore culturale e creativo stanno una vera e propria leva di rilancio economico e sociale, come Torpignattara o Pigneto. Oppure alla Toscana rurale in Carlo Cassola, indagata da Nicola Gabellieri nel suo recente volume Geografia letteraria dei paesaggi marginali, che se ne serve anche come caso di studio per studiare il ruolo della fonte letteraria come supporto alla valorizzazione delle aree marginali e periferiche.
Una formula che particolarmente si adatta a coniugare tutela e promozione è naturalmente quella del parco letterario che, come scrive Stanislao de Marsanich, presidente della rete dei Parchi Letterari italiani, vuole elaborare «interventi che ricordano l’autore, la sua ispirazione e la sua creatività, attraverso la valorizzazione dell’ambiente, della storia e delle tradizioni di chi quel luogo abita».

È questo il caso di Regalpetra, il Parco letterario dedicato a Leonardo Sciascia, nato per valorizzare il mondo minerario e quello contadino, ma anche per dare testimonianza della Sicilia della mafia, dei problemi della giustizia e dell’impegno civile. Il parco e la “Strada degli scrittori” nata nel 2013 non sono semplici itinerari di visita, ma invitano a un’esperienza immersiva nel patrimonio storico, archeologico, paesaggistico ma anche enograstronomico che fiorisce lungo la SS 640: un’arteria che connette i luoghi che hanno visto nascere e produrre scrittori di prima grandezza, da Pirandello a Camilleri, da Russello a Tomasi di Lampedusa e molti altri.

Il futuro dei luoghi letterari è oggi più che mai aperto: ma perché essi crescano occorre che l’impegno delle associazioni e dei cittadini sia sostenuto con convinzione dagli enti locali e dalle istituzioni regionali e nazionali. Bisogna imparare a fare sistema, a creare nuove connessioni tra i luoghi e ad investire in una comunicazione efficace che sappia anche incentivare un uso più attento e responsabile del nostro patrimonio culturale, storico e paesaggistico, che superi definitivamente la retorica dello ‘sfruttamento’.

Con questo intento, proprio a Racalmuto Treccani ha voluto avviare nel 2017, in collaborazione con l’Associazione “Strada degli Scrittori”, un master di scrittura, del quale è in programma a settembre la quarta edizione, e attraverso il quale l’Istituto della Enciclopedia Italiana vuole anche approfondire i molteplici aspetti dell’impegno civile come valore imprescindibile per ogni cittadino e soprattutto per coloro che si occupano di cultura, giornalismo, editoria. Nel futuro, infatti, sarà sempre più importante restituire centralità alla cultura come veicolo di promozione sociale, per contribuire alla costruzione di una civiltà che sempre più faccia della conoscenza un valore imprescindibile e condiviso: una civiltà, anche, nella quale la memoria storica e letteraria del nostro Paese non sia mero oggetto di celebrazione, ma diventi anzi la chiave per uno sviluppo più sostenibile e inclusivo.

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Da Malgrado tutto (Edizione speciale del luglio 2020)

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