L’ultima campanella. Agrigento, chiude l’Istituto Tecnico “Michele Foderà”

di | 17 Giu 21

Lia Rocco: “La Scuola chiude. Ma non chiudono i nostri ricordi e soprattutto non chiudono l’amore, il rispetto, la voglia di imparare che continuano a legarci indissolubilmente”.

Lia Rocco, docente per tanti anno dell’Istituto “Foderà” di Agrigento

L’ultima campanella, ma proprio l’ultima perché l’Istituto Tecnico “ Miche le Foderà” chiude i battenti, è suonata il 9 Giugno. scorso. Tutta la scolaresca, formata da alunne, alunni, docenti, dirigenti, amministrativi, bidelli e bidelle, si disperde in altre scuole

Ho trascorso all’I.T.C. “ Michele Foderà quasi tutti i miei anni di docente. Sono stata fortunata.

I ricordi si affollano, si rincorrono, si accavallano. Non saprei da dove cominciare per cui darò la parola ai veri protagonisti di questi ricordi: i nostri alunni e alunne.

La Scuola chiude. Ma non chiudono i nostri ricordi e soprattutto non chiudono l’amore, il rispetto, la voglia di imparare che continuano a legarci indissolubilmente.

Giovanni Papini intitola un suo ironico e amaro saggio “ Chiudiamo le scuole”. Vi invito a leggerlo. Gianni Rodari nella poesia “ Una scuola grande come il mondo” ci dice che siamo tutti, sempre, insegnanti e alunni e che non si finisce mai di imparare nella grande scuola del mondo.

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Il ricordo dell’I.T.C. “Michele Foderà” di una ex alunna

 Giovanna Danile

Il “ragioneria” è stato un percorso di studi eccezionale, studiare discipline come: inglese e francese, matematica e fisica, chimica e biologia, dattilografia e stenografia, ragioneria, diritto ed economia, tecnica bancaria e scienza delle finanze, mi ha immesso in un mondo nuovo, sconosciuto e tutto da scoprire.

Scelsi di iscrivermi, al “ragioneria Foderà” spontaneamente poichè cosciente dell’importanza che un’ adeguata istruzione, soprattutto per quel che concerneva il metodo di studio, avrebbe fatto la differenza nel futuro. Gli anni del Foderà sono stati anni intensi ed indimenticabili. Anni impegnativi, che odiati o amati sono rimasti, comunque, unici e fondamentali per la mia crescita personale. Quegli anni che credevo pieni di preoccupazioni e carichi di studio, si sono rivelati, inrealtà, gli anni più belli.

Avevo solo 13 anni quando arrivai alla scuola superiore, mi sentivo agitata, insicura, preoccupata e mi guardavo intorno un po’ stordita. Provavo solo incertezze e mi facevo un sacco di domande. Ma il Foderà ha risposto con garbo a tutti i miei dubbi, mi ha aperto le braccia e mi ha accolto riuscendo a diventare per me come una seconda casa. Tutte le ansie, le incertezze e le preoccupazioni si sono sciolte come neve al sole.

Ho trascorso cinque anni della mia vita con gente che mi ha insegnato tanto. Ho incontrato persone prima che docenti, capaci di formare gli uomini e le donne del futuro. Le ore che abbiamo trascorso tra quelle aule scolastiche sono state tantissime, lì siamo cresciuti, lì abbiamo fatto esperienze, belle o meno belle, ma che ricorderemo per sempre.

L’Aula di lettura del Foderà

Ricordi bellissimi, a cui penso sempre con tanta nostalgia. Ci sono, ad esempio, alcune cose che non scorderò mai: le ansie per le interrogazioni o per i compiti in classe (il pensare di aver svolto perfettamente il compito per poi ritrovarmi un voto che non corrispondeva alle mie aspettative), le chiacchiere con i miei compagni, il brivido e la preoccupazione nello sperare che il professore non ci interrogasse o che addirittura non venisse a scuola poiché colto da lieve malore, l’ora di educazione fisica come svago dopo parecchie ore di lezione, i viaggi d’istruzione in cui il pensiero predominante era svegliarsi all’alba per poter occupare gli ultimi posti del bus, il suono della campanella che sanciva la ricreazione per la prima volta, dopo le scuole medie, fuori dalla classe, la lavagna con il gesso che puntualmente strideva (eh sì, perché ai miei tempi la lavagna con i pennarelli era ancora un’utopia) il volto e le voci dei nostri amati proff, i bidelli e la figura del preside (non esisteva ancora la dicitura “dirigente scolastico”).

Ma anche i primi turbamenti amorosi i primi imbarazzi, e le amicizie, quelle vere… quelle per la vita, i primi appuntamenti dati senza il cellulare (ai miei tempi se ne sconosceva l’esistenza) il suono della campanella dell’ultima ora e la “libertà“ riconquistata. E poi, ancora, per quel che mi concerne, la mia prima performance teatrale e tutta l’emozione di quel giorno dedicato alle celebrazioni per la giornata in onore della donna ed ancora, tutta l’eccitazione per i festeggiamenti delle quinte classi, in Aula Magna, per la fine di un ciclo che avrebbe portato ciascuno di noi, di lì a poco a compiere le scelte di vita.

Questa è stata una parte della mia vita, che è trascorsa troppo in fretta e che ricorderò sempre con tanta nostalgia e con un grande sorriso. Già poco tempo dopo aver sostenuto l’esame di maturità mi sono resa conto di quanto mi mancasse il “Foderà”. Quegli anni straordinari ad alcuni hanno spalancato le porte dell’Università ad altri, invece, hanno aperto le porte per un lavoro definitivo.

Il Foderà è stato essenzialmente la mia palestra di vita. Se dovessi tornare indietro, non c’è nessun dubbio che lo sceglierei di nuovo, per altre dieci, cento, mille volte perché essere “foderiani” è come avere impresso un tatuaggio nel cuore, nella anima…e sulla pelle.

7 Commenti

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    Ho insegnato al Fodera’ per 27 anni durante i quali ho conosciuto centinaia di studenti molti dei quali non ho perso di vista poiché li ho reincontrati come impiegati dietro lo sportello di un ufficio o come professionisti laureati in giurisprudenza o economia e commercio. Sapere che il glorioso Fodera’ chiude i battenti mi rattrista e mi fa pensare a due ottimi Presidi che lì hanno operato. Il prof. Castellana, raffinato intellettuale, uomo schivo e silenzioso del quale leggevamo con interesse le circolari inframmezzate da versi e citazioni filosofiche ed il pragmatico prof. Carmelo Vetro grande cultore di storia. I ricordi sono tantissimi penso, soprattutto, all’8 marzo che vedeva in scena giovani attori sapientemente guidati da Lia Rocco e cantanti che potevano esibirsi a Sanremo. Ma soprattutto mi piace ricordare che lì ho conosciuto eccezionali colleghi alcuni dei quali sono diventati cari amici.
    I tempi cambiano e gli istituti tecnici hanno perso appeal ma chi ha frequentato il Fodera sia da alunno che da docente non può che esserne orgoglioso.

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      Professoressa Mendola, io faccio parte di quegli alunni che hanno visto sussegui
      rsi i due presidi da lei citati. Lei è stata una mia insegnante, insieme alla prof. Occhiuto, il prof. Barba, il compianto prof. Amato, nel mitico corso H. Un periodo bellissimo a cui volgo sempre lo sguardo con nostalgia e tenerezza. La saluto e la abbraccio con affetto, la sua ex alunna Antonella Lombardozzi.

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    Che dispiacere …. ho passato degli anni meravigliosi, una scuola meravigliosa e professori altrettanto bravi… ho tanta tristezza nell apprendere la chiusura di questo istituto, porterò nel mio cuore i bei momenti passati insieme ai miei compagni e ai miei professori ❤️

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      Benché aliena dai toni nostalgici, sento di non poter far mancare la mia testimonianza. I dieci anni di insegnamento al Foderà sono stati di gran lunga i più belli, i più intensi e stimolanti della mia carriera.
      Da poco rientrata dopo una settennale (e non sempre facile) esperienza nell’estremo nord, ho trovato un ambiente accogliente, aperto allo scambio e al confronto, umanamente ricco. Ho trovato tanti studenti ricettivi, capaci di mettersi in gioco perché capaci di cogliere la mia disponibilità
      a mettermi in gioco con loro. In tanti colleghi ho trovato spirito di collaborazione e la stessa mia voglia di vivere il lavoro non come una pesante routine, ma come una opportunità di continua crescita.

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    Sono stato anch’io alunno al Fodera’dove ho trascorso gli anni scolastici più belli in assoluto. Corso E, preside Vetro. Ricordo di quegli anni tutto: docenti, addetti di segreteria (la Sigra Arnone ad esempio), compagni, i ragazzi che gestivano il bar, personale ausiliario (la Sigra Florida).,, Ho fatto una miriade di attività extra curricolari e di alcune di esse sono stato anche promotore e protagonista.
    Grazie a quanti mi hanno permesso con amore e dedizione di essere oggi quello che sono anche a quegli anni…
    Tutto passa…il ricordo permane con noi per sempre❤️
    Antonio Porretta

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    Ho conosciuto il Foderà da bambina, attraverso le parole di mio padre. Il Foderà era stata la sua “scuola”: gli aveva dato tutti gli strumenti, culturali e formativi, per trovare il suo posto nel mondo. L’assunzione al Banco di Sicilia (oggi UNICREDIT), la sua brillante carriera (è andato in pensione con il grado più alto), perfino i suoi modi di relazionarsi con gli altri (proveniva da una famiglia modesta), li doveva agli insegnanti del Foderà…così mi diceva. E nel mio immaginario, il FODERA’ è diventato la SCUOLA, così quando nel 2011 sono diventata una docente dello storico Istituto Foderà, ho vissuto un momento di gioia e mi sono sentita investita da un senso di responsabilità nei confronti di tutta la mia nuova comunità scolastica, ma soprattutto dei miei studenti, ancora più grande rispetto a quello che mi ha sempre caratterizzato. Sono andata in pensione il primo settembre 2021. Non ho… non ho voluto sentire il suono dell’ultima campanella.

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    39 anni fa facevo il mio ingresso al “M. Fodera’ “ era il 1972, il viadotto Morandi era in costruzione, il professore di educazione fisica “MARRONE” ci portava a fare ginnastica presso i ruderi del vecchio macello, il parco dell’addolorata ancora non era stato fatto, Toto’ Cartesio, (Toto’ Taverna) a chi non rispondeva alle interrogazioni ci appellava che eravamo come l’uovo, più cuoce più duro si fa; Liborio Brunetta cambiava abiti dopo le svendite, la Prof. Ponari di dattilografia ci faceva sballare per le sue forme, quando entrava lo zio Antonio Russo (ragioneria) si sentivano volare le mosche e se c’erano volontari, in guerra diceva. Questo è tanti altri era il famoso corso “A” nessuno voleva venire a fare supplenza perché troppo “vivaci”. Oggi molti di noi ex alunni sono pensionati dopo brillanti carriere. Alcuni dei professori sono ancora in vita, e il ricordo di tutto ciò mi fa commuovere. Bei tempi. Un caro saluto a tutti, professori e compagni.

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