Luigi Galluzzo: “Il mio Racalmare una esperienza esaltante”

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Una riflessione del noto giornalista di Mediset, conduttore della prima edizione del premio con la direzione di Gaetano Savatteri.

Luigi Galluzzo

Luigi Galluzzo

Qualche anno fa ho avuto l’onore ed il privilegio di condurre la serata conclusiva del Premio Racalmare. Non vi ero mai stato prima e fu per me un’esperienza indimenticabile. Mi colpirono la struttura del premio e la sua organizzazione, il coinvolgimento di centinaia di giovani lettori che ne facevano veramente un unicum nella premiopoli italiana.

In genere abborro i premi i premiati ed i premianti, al Racalmare respirai un’aria diversa, molto diversa, per via della partecipazione di giovani lettori, la partecipazione entusiasta, intelligentemente stimolata di giovani lettori in un Paese, come l’Italia, straboccante di scrittori.

Il Racalmare era un premio diverso dunque, costava poco, aveva uno sponsor, si reggeva sull’entusiasmo. Uno di quegli esempi virtuosi che ogni tanto si danno anche nel nostro sgarrupato Paese. Grazie alla sua struttura intelligente il Racalmare ha avuto illustri premiati. Quell’anno ricordo la Agnello Hornby ed il suo entusiasmo per il fatto di trovarsi in mezzo a quegli entusiasti giovani lettori che la giudicavano.

Al Racalmare non sono mancate le polemiche, come in ogni premio che si rispetti, e le prese di posizione coraggiose, come per il libro di Sardo premiato lo scorso anno. Ora il premio non si farà, per mancanza di soldi hanno spiegato dal Comune, che quei soldi ha preferito destinarli ad altre cose. Scelte, certo. Io sarò sempre grato a Gaetano Savatteri ed Egidio Terrana che mi hanno arricchito quell’anno coinvolgendomi. E mi permetto sommessamente di definire, qui, la scelta del comune, miope, di corto respiro.

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