L’orologio fermo della Fondazione Sciascia

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FONDAZIONE. Ignazio Scimè interviene nel dibattito sulla Fondazione Leonardo Sciascia

Da cittadino racalmutese avverto la necessità di esprimere la mia modesta opinione nell’ambito del dibattito che di recente si è aperto in riguardo alle attività della Fondazione Sciascia e financo sulle probabilità della sua esistenza.

Certo io non sono un soggetto che può contribuire in nessun modo a cambiare lo stato attuale dell’istituzione letteraria, ma il mio senso civico da racalmutese mi porta a manifestare tutto il proprio disagio e comunque l’interesse a mantenere viva l’attenzione sulla questione.

Da premettere che sono contrario ad ogni forma di polemica e di scontro personale, anzi ritengo che chiunque voglia affrontare la questione Sciascia lo debba fare rispettando quei canoni che lo stesso scrittore ci ha lasciati in eredità, ovvero l’uso della ragione; il rispetto delle condizioni del dialogo.

Oserei definirmi un vicino di casa della Fondazione e mentre scrivo ce l’ho proprio di fronte. E penso: non è che se la Fondazione si trova in questo stato è per colpa proprio di Nanà Sciascia.

Vengo e mi spiego. Sciascia secondo me ha commesso due errori: uno, di essere nato a Racalmuto; due, di aver fatto un atto di generosità verso quel suo paesello verso cui aveva un legame ancestrale.

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Ignazio Scimè

Se non fosse nato a Racalmuto non saremmo qui a parlare. Se la Fondazione fosse nata a Palermo, o a Milano, o a Parigi, si sarebbe risolto il problema all’origine, perché Racalmuto è un paese così piccolo, molto piccolo, troppo piccolo, esageratamente piccolo da non poter gestire una eredità così grande.

Ma lasciamo da parte l’ironia, penso che si debba fare tutto per onorare la volontà dello scrittore ovvero utilizzando la Fondazione come mezzo di divulgazione del pensiero sciasciano ai fini della crescita culturale e sociale.

La Fondazione non può essere come “l’orologio fermo che segna l’ora esatta due volte al giorno” (Occhio di Capra) ovvero un’istituzione che funziona solo due volte l’anno.

Sciascia (Corriere della Sera, 26.01.1987): “I cortei, le tavole rotonde, i dibattiti …. in un paese in cui retorica e falsificazione stanno dietro ogni angolo, servono a dare l’illusione e l’acquietamento di far qualcosa; e specialmente quando nulla di concreto si fa”.

Non ritenete che questa osservazione sciasciana ci debba far riflettere circa l’attivismo della Fondazione?

Non è più tempo di illusioni e retorica: è il tempo della verità perché il futuro della Fondazione si fonda su fatti concreti e nel rispetto dei ruoli e principalmente delle regole senza le quali non vi sono prospettive certe.

Occorre fare un analisi di ciò che è successo, relativamente a fatti e persone, senza voler esprimere giudizi, ma senza sfuggire alle responsabilità e alla verità.

Certo la ricerca della verità ha sempre dato fastidio a qualcuno, ma nei momenti di crisi profonda per superarla occorre individuare quegli elementi che l’hanno generata.

Sciascia (Corriere della Sera,26.01.1987): “Posso ben dirlo dopo trent’anni di polemiche – che il nostro è un tremendo paese, dove basta ci si attenti a toccare il picchiotto, per bussare alla porta della verità, che si viene proclamati untori anche da chi sa che unzioni non esistono e che chi bussa non ha niente a che fare con la peste. E il guaio è che ciò avviene a livello di chi propriamente ha “voce in capitolo”…….”.

 

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2 Responses to L’orologio fermo della Fondazione Sciascia

  1. Giovanni Rispondi

    01/11/2018 a 22:20

    “Solo un orologio fermo segna l’ora giusta due volte” …questo e’ anche un paese in cui spesso le virtu’ pubbliche cozzano con i vizi privati.

  2. zino Pecoraro Rispondi

    01/11/2018 a 23:03

    Giorno 20 e 21 novembre circa cinquecento studenti delle scuole superiori prenderanno parte con contributi originali alle giornate sciasciane, approfondendo l’opera di Sciascia “La Sicilia, il suo cuore”. Organizzatore il sottoscritto prof. Zino Pecoraro, che terrà una relazione illustrativa. Parteciperanno con contributi la prof.ssa Rosalia Centinaro e il poeta Nino Di Vita. Essere circondato da tanti giovani studenti avrebbe fatto tanto piacere a Leonardo Sciascia!

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