Liceo “Linares”, cronaca di una chiusura annunciata

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Vorrei affrontare la cosa ricorrendo alla mia solita ironia, al mio senso dell’umorismo, ma è impossibile

Angela Mancuso

In una atmosfera di grande incertezza e preoccupazione, venerdì mattina alle 8,30, quando le lezioni sono già iniziate, al Liceo “Linares” di Licata arriva la notizia più temuta: a causa della  preoccupante crescita del numero di contagi tra gli studenti, accertata in tarda serata dalle autorità sanitarie competenti, il Sindaco dispone la chiusura dei due plessi scolastici di Via Malfitano e di Piazza Gondar.

In quest’ultimo edificio, intitolato alla memoria di Francesca Morvillo, insegno io. Mi viene affidato il compito di comunicare alle classi la chiusura della scuola e di garantire l’uscita ordinata e scaglionata degli studenti. C’è una cosa che mi colpisce immediatamente. Nessuno dei ragazzi, alla notizia della sospensione delle lezioni in presenza, esulta, gioisce, sorride o lascia trapelare emozioni positive. Gli studenti sono sgomenti, tristi, preoccupati e disorientati. Una ragazza, in silenzio, comincia a piangere. Li rassicuriamo e li invitiamo ad andare a casa, a non assembrarsi fuori dall’edificio, ad avvisare le famiglie.

E’ un accavallarsi di sentimenti contrastanti, di timori, di seria preoccupazione e forte vicinanza per gli studenti in quarantena. Vorrei affrontare la cosa ricorrendo alla mia solita ironia, al mio senso dell’umorismo, ma è impossibile. Scrivo sul mio profilo Facebook che è un giorno triste e dolorosissimo per il Liceo “Linares”. Che non si può spiegare il senso di smarrimento, di frustrazione che proviamo. Ma soprattutto la sensazione di aver fallito.

Negli ultimi mesi la Dirigenza e tutto il personale scolastico ha lavorato alacremente per fare dell’Istituto un ambiente sicuro, un lavoro duro fatto da tutte le scuole, di ogni ordine e grado. Protocolli scolastici di sicurezza sono stati approvati e introdotti, misure ben precise di contrasto e contenimento del contagio rivolte all’intera comunità scolastica. Per questo continuiamo e continueremo ad affermare con forza che la scuola è un luogo sicuro, che la scuola va tutelata, riaperta, salvaguardata. I cattivi comportamenti vengono  tenuti fuori, gli adulti, per primi, non rispettano le regole. I giovani non rinunciano alle feste, al divertimento, alla vita sociale. La sera continuano ad assembrarsi nella piazze, davanti ai pub. E’ una guerra continua, una battaglia infinita. Fare lezione in presenza significa stare insieme, guardarsi negli occhi, emozionarsi, arrabbiarsi, ascoltarsi, guidarsi a vicenda. I ragazzi a scuola seguono le lezioni in presenza e rispettano scrupolosamente le regole di sicurezza, sono contenti di rivedere i loro compagni, forse un po’ meno contenti di rivedere noi, ma va bene così. “Il Liceo Vincenzo Linares di Licata ha difeso fortemente la scuola in presenza” scrive la mia Dirigente, prof.ssa Rosetta Greco,”ritenendo che vivere la relazione educativa, stando fisicamente insieme, sia un valore irrinunciabile.”

Molti ci inviano  messaggi di sostegno e solidarietà, sono vicini alle scuole, comprendono i sacrifici che vengono fatti, l’impegno che viene profuso. Alcuni, purtroppo, si lasciano andare ad esternazioni poco felici, considerazioni fuori luogo, prive di fondamento e frutto di inutili chiacchiere e di totale disinformazione. Qualcuno, totalmente estraneo alla nostra comunità scolastica, addirittura si arroga il diritto di sentenziare su come avremmo dovuto gestire l’emergenza, sui comportamenti che avremmo dovuto tenere. Si getta fango e discredito su una categoria che per parte dell’opinione pubblica è solo quella che, tanto, ha lo stipendio fisso. Il diritto all’istruzione e la continuità dei processi di apprendimento vengono garantiti, perché abbiamo attivato  immediatamente la didattica a distanza. Siamo pronti, siamo preparati,  abbiamo acquisito competenze nelle nuove tecnologie, abbiamo vinto la sfida educativa dello scorso lockdown. Possiamo andare a conquistare Marte. “Attivare la Didattica Digitale Integrata significa  superare i momenti difficili con la forza dei propri valori”, scrive ancora la mia Dirigente, “significa rafforzare il senso di appartenenza alla comunità scolastica e risolvere le questioni collettive attraverso l’assunzione di responsabilità da parte di ognuno di noi. Significa rimanere presidio di rispetto delle regole e di educazione al senso civico”.

Scrivo sempre sul mio profilo che la  responsabilità cade adesso per intero sulle famiglie. Mi auguro che ci aiutino a far sì che questi ragazzi possano tornare presto a scuola. Qualcuno storce il naso, non ci tiene ad essere chiamato in causa, eppure l’alleata principale della scuola è proprio la famiglia. C’è un Patto di corresponsabilità che li chiama a sostenere la scuola, a collaborare, in uno sforzo comune, un Patto tramite il quale abbiamo condiviso con le famiglie anche le misure di prevenzione, contenimento e contrasto alla diffusione del SARS-CoV-2.

La sensazione di aver fallito, per fortuna, dura poco. E torna anche il senso dell’umorismo e la voglia di combattere. E’ quasi la mezzanotte di questo giorno sfortunato, e il mio telefono continua a ricevere messaggi:

“Preessoré, ho perso le credenziali”

“Preessoré, mi dice password scaduta”

“Preessoré, non mi ricordo il nome utente”

“Preessoré, non mi fa scaricare la app”

“Preessorè, mi restano pochi giga”

“Preessoré, ma stava già dormendo?”

Ce la possiamo fare.

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4 Responses to Liceo “Linares”, cronaca di una chiusura annunciata

  1. Avatar

    Luisa Biondi Rispondi

    24/10/2020 a 18:56

    Sei fantastica.
    Mi hai fatto emozionare.

  2. Avatar

    Luisa Biondi Rispondi

    24/10/2020 a 18:57

    Pressoré, non molliamo.
    Dobbiamo fare ancora tante cose belle ❤️

  3. Avatar

    Calogero Carità Rispondi

    24/10/2020 a 20:33

    Da uomo di scuola apprezzo pienamente il contenuto del suo articolo e mi spiace che la Scuola che in moltissimi riteniamo l’ambiente più sicuro debba tornare nuovamente alla didattica a distanza che per quanto la fai bene e ci metti tutta la tua passione e tutta la serietà professionale, è sempre un surrogato delle vera didattica. La comunità scolastica non può vivere dietro un video, deve ritornare a vivere negli edifici scolastici, nelle aule, nei laboratori, nelle palestre. Purtroppo paghiamo l’estate e paghiamo per la responsabilità anche di chi è convinto che senza la movida, o con la movida ad orario ridotto non si possa vivere, paghiamo anche per la irresponsabilità di molti genitori: Vanificati tutti gli sforzi organizzativi da mesi messi in essere da dirigenti, docenti e personale Ata. Un grande dispiacere. Una sconfitta anche per il ministro che non aveva mollato e non vuole mollare sulla didattica in presenza. Che poi i tuttologi abbiano anche qualcosa da insegnare a noi del mondo della Scuola, lasciamoli dire, la cultura non può confrontarsi con l’ignoranza. Buon lavoro

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    Dorinda Bonfissuto Rispondi

    25/10/2020 a 7:02

    Bellissime parole. È la pura verità.Sono genitore di una ragazza del liceo, e in mia figlia ho visto tutto ciò che lei ha descritto.Non è per niente felice di fare didattica a distanza,ha bisogno di confrontarsi,di sentirsi parte di una comunità, mentre adesso si sente sola.Ognuno è solo, anche se fanno lezione on line.Spero che si ritorni presto alla normalità

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