L’Europa tra storia, presente e futuro

da | 6 Apr 20

Dalla CECA alla Comunità Economica Europea (1)

Olindo Terrana

La devastante pandemia che stiamo attraversando, oltre a determinare i risultati funesti e le notevoli criticità dei sistemi sanitari nazionali dei Paesi più avanzati, ha messo a nudo tutte le problematiche del modello di economia globalizzata finora perseguito. Modello che va ripensato a seguito di una quasi certa recessione mondiale che ridisegnerà forme e caratteri della nuova egemonia mondiale. Tra queste problematiche riemerge con enorme vigore il ruolo e la funzione dell’Unione Europea, oggi più che mai a rischio, nonostante il suo lungo e straordinario percorso avviato con il Trattato di Parigi del 18/4/1951 a seguito delle visionarie intuizioni di Altiero Spinelli. A partire da questo numero, Olindo Terrana, non entrando nel merito di specifiche valutazioni politiche sull’infiammato dibattito fra Europeisti e Sovranisti, ci racconta quali sono state le tappe principali del processo di unificazione Europea, quali i valori, gli obiettivi, i settori d’intervento, le attribuzioni, gli organi decisionali e consultivi e il bilancio dell’Unione Europea. Terrana, inoltre, ci chiarisce cosa sono i Fondi strutturali e la Programmazione Comunitaria del periodo 2014-2020 con specifici approfondimenti in merito ai programmi a gestione diretta e indiretta, ai programmi di cooperazione territoriale e di cooperazione con i Paesi terzi e ai Programmi Operativi Nazionali dell’Italia e a quelli regionali della Sicilia, rivolgendo infine, una particolare attenzione agli orientamenti dell’Unione Europea per la fase di programmazione 2021-2027 e al nuovo quadro di riferimento dei Fondi strutturali. (NDR)

Dalla CECA alla Comunità Economica Europea

Il giorno dopo la fine della seconda guerra mondiale, le devastazioni e i morti, lasciarono ai sopravvissuti una sola certezza: mai, prima di allora, l’umanità aveva vissuto una immane tragedia.

Ancora oggi, a parere di molti studiosi, una stima definitiva dei morti non esiste, anche se è abbastanza verosimile, secondo gli stessi, che vi sia stata una mortalità complessiva di c.ca 71 milioni di persone dei quali 48 milioni di civili.

Più specificamente nelle nazioni europee coinvolte dal conflitto si contarono c.ca 55 milioni di vittime delle quali il 60% di civili, con i più tragici bilanci avvenuti in Unione Sovietica 23 milioni di vittime (di cui 12 milioni di civili), Germania 7,6 milioni di vittime (di cui 2,1 milioni di civili) e Polonia 5,6 milioni di vittime (di cui 5,5 milioni di civili).

A questa enorme perdita di esseri umani bisogna aggiungere i danni perpetrati a territori e città quali quelle del Nord-Est Europa (Ucraina, Polonia, Russia) e della stessa Germania che subirono le maggiori devastazioni.

I massicci bombardamenti tedeschi sulla Gran Bretagna, oltre a causare rovinosi danni a Londra, provocarono la totale distruzione di Coventry e Glasgow. Sorte migliore non ebbero Varsavia e Lidice, ché ribellatesi a Hitler, furono dallo stesso rase al suolo come atto dimostrativo. Non meno dura fu la sorte di Berlino e di altre città tedesche come Colonia, Amburgo e Dresda, non a caso si calcola che c.ca 18/20 milioni di Tedeschi rimasero senza casa.

A seguito di questo devastante scenario i sei Stati europei di Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi, costituirono la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), primo embrione dell’integrazione europea istituita con il Trattato di Parigi del 18/4/1951, con l’obiettivo di garantire fra loro la cooperazione e la pace, mettendo in comune, a tal fine, la produzione di carbone e acciaio onde garantirsi il controllo di tali materie prime fondamentali per la costruzione di armi da guerra[1]. Ispiratori principali di questo processo, nei primi anni del secondo dopoguerra, furono Konrad Adenauer, Winston Churchill, Alcide De Gasperi, Janne Monet e Robert Schuman, i quali, a seguito della proposta di quest’ultimo (9/5/1950), avviarono questo lungimirante e straordinario percorso già concepito, nel pieno delirio bellico, da Altiero Spinelli[2].

Gli Stati della CECA, a seguito del positivo processo di cooperazione intrapreso, decisero di compiere un ulteriore passo in avanti, dando vita con i Trattati di Roma (25/3/1957), alla Comunità Europea dell’Energia Atomica (Euratom) ed alla Comunità Economica Europea (CEE) che aveva quale obiettivo l’unione economica dei sei Stati membri, fino a condurli ad una eventuale unione politica. E ciò lavorando per il libero movimento dei beni, dei servizi, dei lavoratori e dei capitali, per l’abolizione dei cartelli e per lo sviluppo di politiche congiunte e reciproche nel campo del lavoro dello stato sociale, dell’agricoltura, dei trasporti e del commercio estero. In tale prospettiva tra i sei Paesi, a partire dagli anni sessanta, vennero istituite politiche comuni quali la Politica Agricola (PAC) e quella commerciale e dei trasporti e, a partire dall’1/7/1968, vennero aboliti i dazi doganali[3]. Entro tale percorso venne, inoltre, istituito il triangolo istituzionale costituito dalla Commissione, “Guardiana dei Trattati” e proponente gli Atti comunitari, dal Consiglio, composto dai rappresentanti dei governi e detentore delle competenze decisionali, e dal Parlamento, con solo potere consultivo e con i membri ancora non eletti a suffragio universale. Oltre tale triade vennero create la Corte di Giustizia Europea, con il compito di garantire l’univoca interpretazione e applicazione del diritto UE in ogni Stato membro, e la Banca Europea per gli Investimenti finalizzata al finanziamento dei progetti che concorrono alla realizzazione degli obiettivi dell’UE.

A partire dal 1° Luglio 1967, con l’entrata in vigore del Trattato di Fusione, poi abrogato dal Trattato di Amsterdam (1997), le istituzioni della CECA vennero riunite con quelle della Comunità Economica Europea e della Comunità Europea dell’Energia Atomica e vennero così istituiti un Consiglio unico (Consiglio delle Comunità Europee) e una Commissione unica (Commissione delle Comunità Europee) per CEE, Euratom e CECA.

All’inizio degli anni settanta entrò in vigore il Trattato di Lussemburgo e l’istituzione del Bilancio Unico e, nel contesto della forte crisi petrolifera internazionale, il percorso di unificazione registrò l’adesione di Danimarca, Irlanda e Regno Unito (1973). Vennero inoltre introdotte nuove politiche in ambito sociale ed ambientale e la creazione, nel 1975, del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR). Con il Secondo Trattato di Bruxelles, entrato in vigore il 1° Giugno 1977, vennero ampliati i poteri del Parlamento Europeo con la concessione del “Discarico” alla Commissione e venne istituita la Corte dei Conti Europea, alla quale fu affidato il compito di controllare che i fondi venissero raccolti e utilizzati in maniera corretta e che, tali fondi, servissero esclusivamente per contribuire al miglioramento della gestione finanziaria della Comunità.

Il 1979 segnò l’avvenimento più importante per la democrazia dei Paesi CEE: la prima elezione a suffragio universale diretto del Parlamento Europeo. A partire dall’inizio degli anni ottanta la CEE si espanse lungo il versante mediterraneo includendo i tre Paesi, provenienti da duri regimi dittatoriali, di Grecia (1981), Portogallo e Spagna (1986) che portarono la CEE ad un’accelerazione dei programmi di aiuto alle regioni e al contenimento del diffuso clima europessimista causato dalla recessione mondiale. Per tale ragione la Commissione Europea, presieduta da Jacques Delors, adottò il primo Libro Bianco dell’Unione Europea, dove vennero stabilite, a partire dal 1985, le tappe del processo d’integrazione che, nel 1993, portarono al completamento del Mercato Unico, all’avvio della fase di preparazione dell’Unione Economica e Monetaria, alla costruzione della moneta unica (Euro) e all’allargamento a nuovi Paesi[4]. A sancire questi ambiziosi obiettivi furono l’Atto Unico Europeo, entrato in vigore il 1º luglio 1987, con il quale vennero, tra l’altro, completati e modificati i Trattati di Roma e ampliati i poteri della Comunità in diversi settori, insieme al perfezionamento delle procedure decisionali[5].

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Note

[1] Il Trattato di Parigi entrò in vigore il 23/7/1952, mentre il “Mercato comune”, previsto nel Trattato, venne inaugurato il 10/2/1953 per il carbone e il ferro e l’1/5/1953 per l’acciaio. Con la costituzione della CECA vengono create quattro istituzioni: l’Alta Autorità (la futura Commissione), l’Assemblea (il futuro Parlamento), il Consiglio e la Corte di Giustizia. Il Trattato, della durata di 50 anni, ha avuto termine il 23 luglio del 2002.

[2] Altiero Spinelli da molti è ritenuto il padre fondatore dell’UE in quanto, fin dal giugno del 1941, durante il suo confino politico a Ventotene, con la collaborazione di Ernesto Rossi e di Eugenio Colorni, scrisse il documento base del federalismo europeo e cioè il “Manifesto per un’Europa Libera e Unita” (Manifesto di Ventotene). Liberatosi dagli arresti voluti da Mussolini, il 27/28 Agosto 1943 in casa Roller a Milano, Spinelli tenne il congresso di fondazione del Movimento Federalista Europeo, concepito non come partito ma come movimento trasversale ai partiti politici e cioè inteso come unica organizzazione federale che avrebbe potuto far rientrare l’Europa da protagonista nel quadro internazionale. Al processo fondativo parteciparono anche, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi, Ursula Hirschmann, Manlio Rossi Doria, Giorgio Braccialarghe e Vittorio Foa.

[3] I Trattati di Roma entrarono in vigore il 1º Gennaio 1958.

[4] “Il completamento del mercato interno: Libro bianco della Commissione per il Consiglio Europeo” (Milano, 28/29 Giugno 1985) COM(85) 310.

[5] L’Atto Unico Europeo sottoscritto a Lussemburgo (17/2/1986) e all’Aia (28/2/1986), oltre a completare e modificare i Trattati di Roma, sancisce l’obiettivo di realizzare entro il 1° gennaio 1992 il mercato interno e accresce il ruolo del Parlamento Europeo per una maggiore democrazia comunitaria e la capacità decisionale del Consiglio dei Ministri.

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Olindo Terrana, architetto e PhD in Pianificazione Urbana e Territoriale, ha svolto attività di consulenza per la Regione Siciliana e per vari Enti locali e Società misto pubblico-private quale Project manager e Direttore di programmi comunitari integrati interterritoriali e transnazionali. Ha insegnato Politiche Urbane e Territoriali e Urbanistica alla Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo e ha scritto libri e saggi sulla pianificazione e programmazione urbana e territoriale.

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