L’Europa tra storia, presente e futuro

da | 18 Mag 20

Fondi Europei, sviluppo regionale, sociale e coesione (7)

Olindo Terrana

Fondo Europeo Sviluppo Regionale (FESR). E’ stato originariamente istituito dal Regolamento (CEE) N. 724/75 del Consiglio del 18/3/1975, al fine di promuovere la crescita delle zone più arretrate degli allora nove Paesi membri della CEE e individuava quali aree d’intervento le regioni del Mezzogiorno d’Italia, parte della Germania Occidentale lungo il confine orientale, buona parte della Gran Bretagna (Galles e Scozia) e dell’Irlanda, le regioni occidentali e sudoccidentali della Francia e l’Olanda Settentrionale.

Destinatari delle agevolazioni finanziarie erano le infrastrutture territoriali e le attività industriali o artigianali finalizzate a creare, o mantenere in caso di ristrutturazione, ampliamento o trasformazione, almeno 10 Unità Lavorative.

Rivisto alla luce delle varie riforme dei fondi strutturali in rapporto all’evoluzione del processo politico e degli obiettivi UE, il FESR secondo l’attuale Regolamento (UE) n. 1301/2013 stabilisce il compito di contribuire “al finanziamento del sostegno destinato a rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale eliminando le principali disparità regionali nell’Unione tramite lo sviluppo sostenibile e l’adeguamento strutturale delle economie regionali, compresa la riconversione delle regioni industriali in declino e delle regioni in ritardo di sviluppo”, attraverso i seguenti 11 Obiettivi dei quali i primi quatto costituiscono priorità:

1) rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione;

2) migliorare l’accesso alle TIC, nonché l’impiego e la qualità delle medesime;

3) accrescere la competitività delle PMI;

4) sostenere la transizione verso un’economia a bassa emissione di carbonio in tutti i settori;

5) promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi;

6) preservare e tutelare l’ambiente e promuovere l’uso efficiente delle risorse;

7) promuovere sistemi di trasporto sostenibili ed eliminare le strozzature nelle principali

infrastrutture di rete;

8) promuovere un’occupazione sostenibile e di qualità e sostenere la mobilità dei lavoratori;

9) promuovere l’inclusione sociale, combattere la povertà e ogni discriminazione;

10) investire nell’istruzione, nella formazione e nella formazione professionale per le competenze

e l’apprendimento permanente, sviluppando l’infrastruttura scolastica e formativa;

11) rafforzare la capacità istituzionale delle autorità pubbliche e delle parti interessate e un’amministrazione pubblica efficiente mediante azioni volte a rafforzare la capacità istituzionale e l’efficienza delle amministrazioni pubbliche e dei servizi pubblici relativi all’attuazione del FESR, affiancando le azioni svolte nell’ambito del FSE per rafforzare la capacità istituzionale e l’efficienza della pubblica amministrazione.

Per la realizzazione di tali obiettivi vengono finanziate le seguenti attività:

  1. a) investimenti produttivi che contribuiscono alla creazione e al mantenimento di posti di lavoro sostenibili, tramite aiuti diretti a investimenti nelle PMI;
  2. b) investimenti produttivi, a prescindere dalle dimensioni dell’impresa interessata, che concorrono alla realizzazione di rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione e a sostenere la transizione verso un’economia a bassa emissione di carbonio in tutti i settori e, ove tali investimenti comportano una cooperazione tra grandi imprese e PMI, a migliorare l’accesso alle TIC, nonché l’impiego e la qualità delle medesime;
  3. c) investimenti in infrastrutture che forniscono servizi di base ai cittadini nei settori dell’energia, dell’ambiente, dei trasporti e TIC;
  4. d) investimenti in infrastrutture sociali, sanitarie, di ricerca, di innovazione, economiche ed educative;
  5. e) investimenti nello sviluppo del potenziale endogeno attraverso investimenti fissi in attrezzature e infrastrutture di ridotte dimensioni, tra cui infrastrutture per la cultura e il turismo sostenibile, servizi alle imprese, sostegno a organismi di ricerca e innovazione e a investimenti in tecnologie e nella ricerca applicata nelle imprese;
  6. f) creazione di reti, cooperazione e scambio di esperienze tra le autorità competenti regionali, locali e urbane e altre autorità pubbliche, le parti economiche e sociali e gli organismi pertinenti che rappresentano la società civile, gli studi, le azioni preparatorie e lo sviluppo di capacità.

Il FESR sostiene lo sviluppo urbano sostenibile per mezzo di strategie che prevedono azioni integrate per far fronte alle sfide economiche, ambientali, climatiche, demografiche e sociali che si pongono nelle aree urbane, tenendo anche conto dell’esigenza di promuovere i collegamenti tra aree urbane e rurali.

Lo sviluppo urbano sostenibile è intrapreso per mezzo degli Investimenti Territoriali Integrati (ITI – Art. 36 del Reg. n. 1303/2013) o per mezzo di un programma operativo specifico o di un asse prioritario specifico.

Tenendo conto della propria specifica situazione territoriale, ciascuno Stato membro stabilisce nel proprio Accordo di partenariato i principi per la selezione delle aree urbane in cui devono essere realizzate le azioni integrate per lo sviluppo urbano sostenibile e la dotazione indicativa destinata a tali azioni a livello nazionale che non può essere inferiore al 5% delle risorse del FESR assegnate a livello nazionale nell’ambito dell’obiettivo “Investimenti a favore della crescita e dell’occupazione”.

I progetti del FESR vengono definiti e lanciati a livello regionale nell’ambito di uno specifico Programma Operativo Regionale, il PO FESR, che contiene in dettaglio assi e misure specifici in merito agli interventi che vengono finanziati. Inoltre il FESR costituisce la fonte di finanziamento di alcuni Programmi Operativi tematici (PON) definiti e lanciati a livello nazionale[1].

La dotazione finanziaria complessiva del FESR per il periodo di programmazione 2014-2020 è di 187,40 Mrd di euro dei quali 20,70 Mrd di euro sono dell’Italia.

Il FESR, ai sensi del Regolamento UE n. 1299/2013, oltre ai programmi a gestione indiretta finanzia anche i programmi di Cooperazione Territoriale Europea (Interreg) che contribuiscono a uno dei due obiettivi della Politica di Coesione dell’UE, promuovendo la collaborazione tra i territori dei diversi Stati membri attraverso azioni congiunte, per dare risoluzione a problematiche comuni.

Tali programmi suddivisi nelle tre componenti della cooperazione territoriale sono:

– Cooperazione transfrontaliera (Interreg V A), con la finalità di promuovere lo sviluppo regionale integrato fra regioni confinanti (frontiere terrestri o marittime) di due Stati membri, o di uno Stato membro (Es.: IPA, ENI, ENI Mediterranean Sea Basin – Tot. 60 programmi);

– Cooperazione transnazionale (Interreg V B), con la finalità di promuovere una migliore cooperazione regionale su territori transnazionali più estesi, promuovendo approcci integrati e condivisi su problematiche comuni (Es.: Central Europe, Med, Alpine Space, Adriatic-Ionian – Tot. 15 programmi di cooperazione);

– Cooperazione interregionale (Interreg V C) con la finalità di rafforzare l’efficacia della politica di coesione promuovendo lo scambio di esperienze e buone pratiche su tutto il territorio europeo in determinati ambiti tematici (Es.: Urbact III, Interreg Europe, Espon, Interact – Tot. 4 programmi di cooperazione).

L’allocazione finanziaria complessiva dei programmi CTE è di 8,948 Mrd di euro e cioè il 2,75% delle risorse totali disponibili per gli impegni di bilancio del FESR, del FSE e del Fondo di Coesione per il periodo di programmazione 2014-2020. Tali risorse sono così distribuite:

– cooperazione transfrontaliera 74,05% (€ 6.626.631.760);

– cooperazione transnazionale 20,36% (€ 1.821.627.570);

– cooperazione interregionale 5,59% (€ 500.000.000)[2].

Fondo Sociale Europeo (FSE). E’ il primo dei Fondi strutturali istituiti dalla CEE (1957) con l’obiettivo di perseguire l’aumento del tasso occupazionale fra i Paesi membri[3]. Tale orientamento di base è stato modificato, nel corso degli anni, in ragione alle problematiche emergenti e pertanto dalla prima attenzione sulla migrazione dei lavoratori entro i confini europei, si è passati al contrasto della disoccupazione tra i giovani e le persone scarsamente qualificate e, con la passata programmazione (2007-2013), al sostegno a coloro i quali incontravano particolari difficoltà nel trovare lavoro (donne, giovani, anziani, immigrati e disabili).

Nell’attuale fase di programmazione il FSE investe sulle persone, riservando speciale attenzione alla lotta all’esclusione sociale e al miglioramento delle opportunità di formazione e di occupazione individuando quali principali priorità gli obiettivi tematici da 8 a 11 e, nei margini di possibilità, anche il finanziamento degli obiettivi da 1 a 4.

Ai sensi del Regolamento (UE) n. 1304/2013 le principali aree d’intervento del FSE sono:

– promozione dell’adattabilità e dello sviluppo di nuove competenze dei lavoratori e dell’adattabilità e lo sviluppo di nuovi metodi di lavoro delle imprese;

– supporto ai giovani nella transizione dalla scuola al lavoro, all’innovazione sociale e alla mobilitazione della società civile;

– lotta alla disoccupazione giovanile e promozione dell’invecchiamento attivo, alle discriminazioni e supporto ai gruppi svantaggiati ed emarginati;

– riqualificazione e miglioramento delle prospettive occupazionali dei disoccupati;

– formazione professionale e apprendimento permanente;

– semplificazione dei sistemi amministrativi;

– supporto alle istituzioni nel finanziare nuove misure nei suddetti ambiti.

Sono beneficiari del FSE: disoccupati (giovani e meno giovani), imprenditori e aspiranti imprenditori, operatori dell’istruzione e della formazione, studenti e persone in fase di formazione o aggiornamento professionale, lavoratori a cui necessita una riqualificazione professionale, persone appartenenti a gruppi svantaggiati o in condizioni di vulnerabilità o a rischio di povertà.

La dotazione finanziaria complessiva 2014-2020 del FSE è di 89,60 Mrd di euro, di cui 11,10 Mrd di euro per l’Italia; tali dotazioni sono comprensive di YEI – Iniziativa per Occupazione Giovanile che per l’UE sono di 3,2 Mrd di euro e per l’Italia di 0,6 Mrd di euro[4].

Fondo di Coesione (FC). E’ stato istituito con il Regolamento (CE) N. 1164/94 del Consiglio del 16/5/1994 per contribuire al rafforzamento della coesione economica e sociale dell’UE e fino alla fine del 1999, ne hanno beneficiato esclusivamente gli Stati di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo (Art. 2, comma 2), in quanto aventi un prodotto nazionale lordo inferiore al 90% della media comunitaria.

Ad usufruire del FC per il periodo di programmazione 2014-2020 sono: Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Slovenia.

Obiettivi del Fondo, ai sensi del Regolamento (UE) N. 1300/2013, sono la riduzione delle disparità economiche e sociali e la promozione dello sviluppo sostenibile con particolare riferimento agli investimenti infrastrutturali, con priorità alle reti transeuropee di trasporto, e alla tutela dell’ambiente.

Nello specifico il Fondo sostiene i progetti nel settore dell’infrastruttura dei trasporti, aventi valore aggiunto europeo, per un importo di 10 Mrd di euro.

Le Priorità d’investimento sono:

  1. a) favorire il passaggio a un’economia a bassa emissione di carbonio in tutti i settori;
  2. b) promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, la gestione e prevenzione dei rischi;
  3. c) preservare e proteggere l’ambiente e promuovere l’efficienza delle risorse:
  4. d) promuovere il trasporto sostenibile ed eliminare le strozzature nelle principali infrastrutture di rete:
  5. e) potenziare la capacità istituzionale delle autorità pubbliche e dei soggetti interessati e l’efficienza delle pubbliche amministrazioni attraverso azioni tese a rafforzare la capacità istituzionale e l’efficienza della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici connessi all’attuazione del Fondo di coesione.

La dotazione finanziaria complessiva del Fondo è di 63,20 Mrd di euro[5].

_______________________________

[1] Fonte: Regolamento (UE) N. 1301/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l’obiettivo “Investimenti a favore della crescita e dell’occupazione” e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006.

[2] Fonte: Regolamento (UE) N. 1299/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 Dicembre 2013 recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all’obiettivo di cooperazione territoriale europea.

[3] Art. 123 del Trattato di Roma: “Per migliorare le possibilità di occupazione dei lavoratori all’interno del mercato comune e contribuire così al miglioramento del tenore di vita, è istituito, nel quadro delle disposizioni seguenti, un Fondo sociale europeo che avrà il compito di promuovere all’interno della Comunità le possibilità di occupazione e la mobilità geografica e professionale dei lavoratori.”

[4] Fonte: Regolamento (UE) N. 1304/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio.

[5] Fonte: Regolamento (UE) N. 1300/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 relativo al Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1084/2006 del Consiglio.

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