L’Europa tra storia, presente e futuro

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I Fondi Strutturali (6)

Olindo Terrana

L’Unione Europea per struttura e composizione è un sistema molto articolato e complesso caratterizzato da notevoli diversità geografiche, ambientali, storiche e culturali, nonché, assieme agli Stati Uniti d’America e la Cina, fondamentale polo di sviluppo economico e di scambi commerciali mondiali.

L’insieme di tali differenze, oltre a riscontrarsi fra gli Stati membri, è anche riscontrabile all’interno degli Stati stessi e da ciò deriva la necessità di una politica di solidarietà finalizzata a ridurre il divario esistente tra le regioni europee, per raggiungere uno sviluppo economico, sociale e territoriale equilibrato in tutti i Paesi e le regioni dell’Unione.

Tale politica, definita Politica Regionale o Politica di Coesione, viene realizzata attraverso lo stanziamento di specifici fondi, definiti Fondi Strutturali e di Investimento Europei o, più semplicemente, Fondi Strutturali o “Fondi SIE” o “ESIF” (European Structural and Investment Funds) attraverso i quali vengono erogati più della metà dei fondi dell’UE che sono gestiti congiuntamente dalla Commissione europea e dai Paesi dell’UE per riequilibrare e ridistribuire le risorse all’interno del territorio europeo[1].

L’evoluzione di tali Fondi è stata paritetica allo sviluppo delle priorità e degli obiettivi prefissati a livello comunitario e, dunque, ad un vasto processo di riforme il cui scopo è, comunque, rimasto invariato nel tempo e cioè “il raggiungimento della coesione economica e sociale di tutte le regioni dell’Unione e la riduzione del divario tra quelle più avanzate e quelle in ritardo di sviluppo”.

Tale orientamento strategico è stato avviato dalla Comunità Europea all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, con la Politica Regionale finalizzata al raggiungimento di un riequilibrio tra le varie regioni e l’istituzione, a tal fine, del Fondo Europeo Sviluppo Regionale (FESR) [2]. Attraverso l’Atto Unico Europeo del 1986, tale politica ha avuto un forte impulso ai fini del processo di integrazione, ponendo le basi per la prima riforma dei Fondi strutturali avvenuta nel 1988 e, successivamente, con la riforma dei Fondi strutturali del 1999, relativa al periodo di programmazione 2000-2006 (Agenda 2000), ha determinato l’avvio della vera e propria Politica di Coesione Economica e Sociale i cui Fondi strutturali sono, di fatto, gli strumenti della politica strutturale per conseguire l’obiettivo della coesione economica e sociale[3].

I Fondi SIE e le loro attuali finalità sono:

  • Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), destinato a promuovere lo sviluppo equilibrato all’interno delle diverse regioni dell’UE, incentrato su innovazione e ricercaagenda digitale, sostegno alle piccole e medie imprese ed economia a basse emissioni di carbonio;
  • Fondo Sociale Europeo (FSE), concentrato sull’occupazione, l’istruzione, la formazione, l’inclusione sociale e la capacità istituzionale per sostenere progetti in materia di occupazione e investimento nel capitale umano dell’Europa (lavoratori, giovani, coloro che cercano un lavoro);
  • Fondo di Coesione (FC), finalizzato al finanziamento dei progetti nel settore dei trasporti e dell’ambiente nei Paesi in cui il reddito nazionale lordo (RNL) pro capite è inferiore al 90% della media dell’UE[4];
  • Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR), incentrato alla risoluzione delle problematiche e delle particolari sfide delle zone rurali dell’Unione;
  • Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP), orientato all’aiuto dei pescatori a utilizzare metodi di pesca sostenibili e alle comunità costiere a diversificare le loro economie, migliorando la qualità della vita nelle regioni costiere europee.

Tali Fondi intervengono, mediante programmi pluriennali, a complemento delle azioni nazionali, regionali e locali, per realizzare la strategia dell’Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nonché le missioni specifiche di ciascun fondo conformemente ai loro obiettivi basati sul Trattato, compresa la coesione economica, sociale e territoriale, tenendo conto dei pertinenti orientamenti integrati Europa 2020 e delle raccomandazioni pertinenti specifiche per ciascun Paese.

Gli obiettivi tematici dei Fondi SIE sono:

1) rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione;

2) migliorare l’accesso alle TIC, nonché l’impiego e la qualità delle medesime;

3) promuovere la competitività delle PMI, del settore agricolo (per il FEASR) e del settore della

pesca e dell’acquacoltura (per il FEAMP);

4) sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori;

5) promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi;

6) preservare e tutelare l’ambiente e promuovere l’uso efficiente delle risorse;

7) promuovere sistemi di trasporto sostenibili ed eliminare le strozzature nelle principali

infrastrutture di rete;

8) promuovere un’occupazione sostenibile e di qualità e sostenere la mobilità dei lavoratori;

9) promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà e ogni discriminazione;

10) investire nell’istruzione, nella formazione e nella formazione professionale per le competenze

l’apprendimento permanente;

11) rafforzare la capacità istituzionale delle autorità pubbliche e delle parti interessate e

un’amministrazione pubblica efficiente.

Tali Obiettivi tematici sono tradotti in priorità specifiche per ciascun Fondo SIE e sono stabiliti nelle norme specifiche di ciascun fondo. Più della metà dei Fondi SIE sono gestiti congiuntamente dalla Commissione europea e dai Paesi dell’UE e l’attuazione del percorso di programmazione, nei singoli Stati membri, avviene prioritariamente attraverso l’Accordo di Partenariato (AdP) che è lo strumento quadro nazionale, in attuazione al Quadro Comunitario di Sostegno (QCS), di uno Stato membro, redatto con il coinvolgimento del partenariato in linea con l’approccio della governance a più livelli.

Nell’AdP viene descritta la strategia generale del Paese, sulla scorta di una puntuale e rigorosa analisi dei settori d’intervento, per l’utilizzo dei Fondi SIE. L’AdP dettaglia per ognuno dei Fondi, per ogni Regione e per ognuno degli Obiettivi Tematici fissati a livello europeo le priorità nazionali, le modalità di attuazione e l’allocazione dei finanziamenti. L’AdP viene elaborato da ogni Stato membro dell’UE in collaborazione con le autorità regionali e locali ed è soggetto all’analisi e all’approvazione della Commissione europea per il perseguimento della strategia UE per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. L’AdP costituisce il quadro di riferimento al quale si atterranno i successivi Programmi Operativi Nazionali (PON) e regionali (POR) nei quali sono declinati tipologia e modalità in cui sono distribuite le risorse per Obiettivi tematici, Assi prioritari e Priorità d’investimento pre-definiti a livello comunitario, in modo variabile, per ogni Regione e per ogni Programma[1]. Di ogni Programma Operativo è Organismo responsabile l’Autorità di Gestione (AdG) costituita da un’amministrazione centrale di settore dello Stato o Regionale o di Provincia Autonoma[1].

I Fondi SIE per l’attuale ciclo di programmazione 2014-2020, sono regolati dai disposti normativi di cui al Regolamento UE 1303/2013 al quale vanno aggiunti le norme dei Regolamenti specifici di ciascun Fondo e cioè: Regolamento (UE) FESR n. 1301/2013 e Regolamento CTE (UE) n. 1299/2013; Regolamento (UE) FSE n. 1304/2013; Regolamento (UE) Fondo di coesione n. 1300/2013; Regolamento (UE) FEASR n. 1305/2013; Regolamento (UE) FEAMP n. 508/2014.

La dotazione finanziaria complessiva dei Fondi SIE per lo stesso periodo di programmazione è di 440,90 Mrd di euro così ripartiti:

– Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 187,40 Mrd di euro;

– Fondo Sociale Europeo (comprensivo di YEI Iniziativa per Occupazione Giovanile) 89,60 Mrd di euro;

– Fondo di Coesione 63,20 Mrd di euro;

– Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale 95,00 Mrd di euro;

– Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca 5,70 Mrd di euro.

Per quanto riguarda l’Italia la dotazione finanziaria complessiva per il 2014-2020 è di 42,70 Mrd di euro così distribuiti:

– FESR 20,70 Mrd di euro;

– FSE con YEI 11,10 Mrd di euro;

– Fondo di Coesione 0,00, in quanto l’Italia non rientra nel parametro PIL richiesto;

– FEASR 10,40 Mrd di euro;

– FEAMP 0,50 Mrd di euro.

A tale dotazione finanziaria dell’UE vanno aggiunti il cofinanziamento nazionale di 24 Mrd di euro e quelli regionali pari a complessivi 4,40 Mrd di euro e, pertanto, la dotazione finanziaria finale dell’Italia è di 71,10 Mrd di euro.

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[1] I Fondi SIE sono normati dal Regolamento (UE) N. 1303/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio.
[2] A seguito dell’adesione alla CE di Danimarca, Irlanda e Regno Unito, nella Conferenza di Parigi del 1972, i Capi di Stato e di Governo si impegnarono, per la prima volta, a coordinare le rispettive politiche regionali e nazionali, sollecitando la CE ad istituire un Fondo per lo Sviluppo Regionale e a predisporre un rapporto sulla politica regionale. A seguito di ciò venne emanato il Regolamento n. 724/75 che istituiva il FESR, cioè l’avvio della politica comunitaria di sviluppo regionale.
[3] La “Politica di coesione” costituisce il quadro politico alla base di svariate migliaia di progetti in tutta Europa che ricevono finanziamenti attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo di coesione. Quest’ultimo Fondo è destinato agli Stati membri dell’UE con un PIL inferiore al 90% rispetto alla media UE a 27, senza considerare la Croazia. Fonte: Europa.e/u).
[4] Tali Paesi per il periodo di programmazione 2014-2020 sono: Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Slovenia
[5] I Programmi Operativi, come delineati dalle Linee Guida della Commissione sono strutturati nelle seguenti 12 sezioni: 1. Strategia per il contributo del programma operativo alla strategia dell’unione; 2. Assi prioritari; 3. Piano di finanziamento; 4. Approccio integrato allo sviluppo territoriale; 5. Esigenze specifiche delle zone geografiche particolarmente colpite dalla povertà o dei gruppi bersaglio a più alto rischio di discriminazione o esclusione sociale (ove appropriato); 6. Esigenze specifiche delle aree geografiche affette da svantaggi naturali o demografici gravi e permanenti (ove appropriato); 7. Autorità e organismi responsabili della gestione finanziaria, del controllo e dell’audit e ruolo dei partner pertinenti; 8. Coordinamento tra i fondi, il FEASR, il FEAMP e altri strumenti di finanziamento dell’unione e nazionali e con la BEI; 9 Condizionalità ex ante; 10. Riduzione degli oneri amministrativi per i beneficiari; 11. Principi orizzontali (Azioni intraprese per favorire la sostenibilità ambientale, l’uguaglianza di genere, le pari opportunità e la non discriminazione); 12. Elementi distinti (Altri elementi finanziari, tecnici e relativi al principio di partenariato, funzionali alla presentazione del programma).
[1] In Italia i PON sono gestiti da alcuni Ministeri, dall’Agenzia per la Coesione Territoriale e dall’Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro (ANPAL), mentre il coordinamento delle politiche è di competenza del Dipartimento per le Politiche di Coesione e dell’Agenzia per la Coesione Territoriale incardinati rispettivamente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e c/o il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
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2 Responses to L’Europa tra storia, presente e futuro

  1. Teresa Triscari Rispondi

    16/05/2020 a 19:35

    Ho letto con molto interesse quest’articolo, davvero prezioso e illuminante, direi fondamentale in questo periodo di grandi incertezze e sono andata con il pensiero al grande filosofo tedesco Jurgen Habermas e al suo concetto che
    “Solo l’Europa unita può curarci”.
    Grazie, dr Terrana, in questo momento abbiamo bisogno di persone come Lei, come Federico Rampini, come Olga Tokarczuk che ci accompagnano nel mondo che si sta profilando dove economia e cultura, pensiero e strategie politiche fluiscono e confluiscono senza più bisticci di linguaggio.

    • Olindo Terrana Rispondi

      20/05/2020 a 19:39

      Grazie dott.ssa Triscari! E mi permetto di aggiungere che affinché la cura possa essere efficace necessita perseverare verso un’Unione Europea più solidale e meno finanziaria, più attenta ai diritti/doveri del cittadino e delle Istituzioni e all’equilibrio fra risorse naturali, culturali e loro utilizzo produttivo, al perseguire un’unità politica strutturata nell’esaltazione delle molteplici differenze positive che caratterizzano i Paesi UE. In questo processo ognuno di noi, sempre e dovunque, può dare un notevole contributo verso l’Unione Federata degli Stati Europei.
      Cordiali saluti

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