L’Europa tra storia, presente e futuro

da | 27 Apr 20

Attribuzioni, Organi decisionali e consultivi dell’Unione Europea (4)

Olindo Terrana

L’Unione Europea pur non essendo uno Stato federale è qualcosa di più di una semplice confedera­zione di Stati membri poiché la struttura in cui è incardinata non rientra in un percorso giuridico classico, ma all’interno di un processo, storicamente unico, e in continua evoluzione.

La precipua specificità di tale Unione è dovuta al ricorso alla forza del diritto e non certamente alla costrizione o all’assoggettamento e cioè a un principio di libero arbitrio, l’unico capace di garantire un’efficace durata nel tempo in quanto edificato e strutturato su valori fondamentali, quali la libertà e l’uguaglianza.

Su questo principio di base si fondano tutti i Trattati istitutivi dell’Unione europea e cioè il Diritto dell’Unione che è la base del sistema istituzionale, dove vengono definite le procedure e le decisioni delle istituzioni dell’Unione che disciplinano i rapporti reciproci, attribuendo a tali istituzioni il potere di agire mediante regolamenti, direttive e decisioni, attraverso cui esse possono adottare atti giuridici con efficacia vincolante per gli Stati membri e per i loro cittadini.

Attraverso tale impalcato giuridico e istituzionale anche il singolo cittadino diviene parte integrante dell’Unione la quale influisce in modo sempre più diretto sulla vita quotidiana dei cittadini, conferendo agli stessi diritti e imponendo doveri. Entro questa configurazione unitaria di Stati membri diversi il cittadino singolo è soggetto a ordinamenti giuridici di diverso livello e, pertanto, per evitare diseguaglianze di trattamento l’UE dispone di un sistema di tutela giuridica, cui ricorrere in caso di controversie riguardanti il diritto dell’Unione e ai fini della sua stessa attuazione.

Ovviamente il diritto dell’UE regola prioritariamente i rapporti tra questa e gli Stati membri, i quali sono sempre chiamati ad adottare tutte le misure opportune per adempiere gli obblighi derivanti dai Trattati o dagli atti delle istituzioni dell’Unione, con il precipuo compito di agevolare il funzionamento dell’UE ed evitare azioni che possano mettere a repentaglio la realizzazione degli scopi dei Trattati determinando, tutto ciò, un aspetto fondamentale riguardante la relazione tra Diritto dell’Unione e Diritto Nazionale riguardante gli ambiti nei quali i due livelli di Diritto si integrano a vicenda come efficacemente chiarito all’articolo 4 del TUE: “In virtù del principio di leale cooperazione, l’Unione e gli Stati membri si rispettano e si assistono reciprocamente nell’adempimento dei compiti derivanti dai trattati. Gli Stati membri adottano ogni misura di carattere generale o particolare atta ad assicurare l’esecuzione degli obblighi derivanti dai trattati o conseguenti agli atti delle istituzioni dell’Unione. Gli Stati membri facilitano all’Unione l’adempimento dei suoi compiti e si astengono da qualsiasi misura che rischi di mettere in pericolo la realizzazione degli obiettivi dell’Unione”.

Sono, pertanto, i Trattati a costituire il Diritto primario dell’UE poiché gli stessi rappresentano le basi sulle quali si sviluppano gli atti normativi settoriali (Diritto derivato) comprendenti regolamenti, direttive e raccomandazioni adottate dalle istituzioni europee per l’esercizio delle molteplici attribuzioni che le caratterizzano quali:

– un processo legislativo vincolante all’interno degli Stati membri, sulla cui osservanza vigila la Corte di Giustizia Europea;

– la rappresentatività democratica attraverso il Parlamento europeo, eletto a suffragio universale, che ha poteri vincolanti nella nomina della Commissione Europea, nel processo legislativo e nell’approvazione del bilancio comunitario;

– la competenza su alcune delle prerogative tipiche degli Stati, quali la politica monetaria, la politica fiscale e la politica estera e di sicurezza;

– la disponibilità di risorse proprie e indipendenti da quelle degli Stati membri per l’attuazione delle proprie politiche.

Per esercitare tali attribuzioni, come previsto nella Parte Sesta, Disposizioni Istituzionali e Finanziarie, Titolo I Disposizioni Istituzionali, Capitolo 1 Le Istituzioni (Trattato di Lisbona – Versione Consolidata del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea), la UE si avvale dei seguenti Organi Decisionali:

  1. Parlamento Europeo. Rappresenta i cittadini dei Paesi membri dell’Unione, esercita il controllo sulle attività dell’UE e, congiuntamente al Consiglio, produce la legislazione dell’Unione. Dal 1979 i deputati europei sono eletti a suffragio universale ogni cinque anni;
  2. Consiglio Europeo. E’ il principale istituto politico dell’UE ed è composto dai capi di Stato o di governo (Presidenti e/o primi ministri) di tutti gli Stati membri dell’UE, oltre al presidente della Commissione europea. Ha un presidente permanente, inca­ricato di coordinare il lavoro del Consiglio europeo e di assicurarne la continuità. Il Consiglio europeo fissa gli obiettivi dell’UE e stabilisce il percorso per conseguirli; fornisce impulso alle principali iniziative politiche dell’Unione e adotta decisioni su questioni spinose su cui il Consiglio dei ministri non riesce a trovare un accordo; affronta i problemi internazionali attraverso la “Politica estera e di sicurezza comune”;
  3. Consiglio dei Ministri. E’ composto dai ministri provenienti dai governi nazionali dell’UE. Ogni Stato membro ne assume a turno la presidenza per un periodo di sei mesi. Ad ogni riunione del Consiglio partecipa un ministro per Stato membro, quello competente a seconda dei temi all’ordine del giorno: affari esteri, agricoltura, industria, trasporti, ambiente ecc. Le riunioni del Consiglio dei ministri degli Affari esteri sono presiedute dall’alto rappresentante dell’U­nione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che è anche uno dei vicepresidenti della Commissione. Il compito principale del Consiglio è approvare gli atti legislativi dell’UE, responsabilità che, di norma, condivide con il Parlamento europeo, con il quale il Consiglio condivide, inoltre, la responsabilità di adottare il bilancio dell’Unione europea. Il Consiglio sottoscrive, altresì, gli accordi inter­nazionali preventivamente negoziati dalla Commissione. Con l’introduzione dell’euro è stato istituito in seno al Consiglio l’Eurogruppo, alle cui riunioni partecipano tutti i ministri dell’economia e delle finanze dei 19 Paesi della zona euro.
  4. Commissione Europea. Attua le decisioni del Consiglio in relazione alle politiche comuni sulle quali dispone di ampi poteri nella gestione (ricerca e tecnologia, aiuti internazionali, sviluppo regionale). Amministra il bilancio UE e gode di una notevole indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni in quanto agisce nell’esclusivo interesse generale dell’Unione non potendo ricevere istruzioni dai governi degli Stati membri. In qualità di custode dei trattati, vigila sull’attuazione, negli Stati membri, dei regolamenti e delle direttive adottati dal Consiglio e dal Parlamento e può adire la Corte di Giustizia per esigere il rispetto del diritto dell’U­nione da parte degli Stati membri. Inoltre ha la facoltà di presentare nuove proposte legi­slative in ambito UE, che invia al Consiglio e al Parlamento per le discussioni e l’adozione.
  5. Corte di Giustizia dell’UE. E’ composta da un giudice per Stato membro e da undici avvocati generali, che sono nominati di comune accordo dai governi degli Stati membri per un mandato di sei anni rinnovabile. La Corte ha il compito di garantire il rispetto del diritto dell’Unione e la corretta interpretazione e applicazione dei trattati.
  6. Banca Centrale Europea (BCE). Gestisce l’euro e la politica monetaria dell’Unione. Il suo Consiglio direttivo è composto da sei membri del Comitato esecutivo e dai governatori delle banche centrali nazionali dei 19 paesi della zona euro. I compiti principali della Banca centrale sono mantenere la stabilità dei prezzi e vigilare sulle banche dell’eurozona.
  7. Corte dei Conti Europea. E’ composta da un membro per ogni paese dell’Unione, nominato di comune accordo dagli Stati membri per un mandato di sei anni previa consultazione del Parlamento europeo. La Corte dei conti assicura la legittimità e la regolarità delle entrate e delle spese dell’Unione e accerta la sana gestione finanziaria del bilancio dell’UE.

Altri organi dell’UE sono:

  1. il Comitato Economico e Sociale Europeo costituito dai rappresentanti delle varie componenti sociali ed economiche della società civile. Tale Comitato svolge funzione consultiva per il Consiglio e la Commissione europea quando queste devono adottare decisioni in determinati campi sociali ed economici della società civile;
  2. il Comitato delle Regioni, composto da rappresentanti degli enti regionali e locali, con funzione consultiva per il Consiglio e la Commissione in merito a questioni di pertinenza regionale ma può anche formulare pareri di propria iniziativa;
  3. la Banca Europea per gli Investimenti che concede prestiti e garanzie destinati a valorizzare le regioni più arretrate dell’UE e a rafforzare la competitività delle imprese;
  4. il Mediatore Europeo, eletto dal Parlamento europeo per assolvere il compito di indagare sulle denunce relative a casi di cattiva amministrazione nelle istituzioni dell’UE. Possono ricorrere al Mediatore europeo i cittadini e le imprese dell’Unione e chiunque risieda in un paese dell’UE.

2 Commenti

  1. Morgante Salvatore

    Uno dei problemi più rilevanti dei nostri tempi è la scarsa conoscenza delle istituzioni europee e la rispettiva separazione, spesso in competizione, dei poteri e delle competenze. In questo contesto l’antieuropeismo fa facilmente presa in quanto il riferimento generico all’Europa include erroneamente tutti gli organi e le istituzioni.
    E’ un problema che si riscontra a livello nazionale considerata la scarsa conoscenza delle funzioni dei vari organi dello Stato, tutti regolati dalla Carta Costituzionale.
    Vedo una sola azione correttiva: deve essere la scuola ad assicurare la conoscenza delle funzioni nazionali ed europee, allargando quella che una volta si chiamava “educazione civica”

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  2. Olindo Terrana

    In effetti, caro Salvatore Morgante, la scarsa conoscenza delle istituzioni europee e della delicata trama di ruoli intercorrenti fra UE, Stati, Regioni ed Enti locali, assieme a molti luoghi comuni sulle politiche adottate dall’UE, hanno determinato e continuano a generare l’allargamento delle fasce antieuropeiste che, con il ruolo svolto dalla moneta unica (Euro) erroneamente percepita come progressiva diminuzione del potere d’acquisto dei singoli cittadini, hanno accresciuto la loro credibilità populista. Nonostante il programma Erasmus e altri programmi meno noti abbiano cercato di diffondere una più significativa conoscenza dell’UE, purtroppo si è lontani dall’obiettivo di una conoscenza diffusa e generalizzata. Per tale ragione condivido totalmente la proposta che “deve essere la scuola ad assicurare la conoscenza delle funzioni nazionali ed europee, allargando quella che una volta si chiamava “educazione civica”. Grazie e un cordiale saluto

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