L’Europa tra storia, presente e futuro

da | 9 Giu 20

Stato del processo di attuazione, al dicembre 2019, del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 (10)

Olindo Terrana

Nell’articolo precedente è stata descritta per caratteri generali la Proposta di Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea 2021-2027 al Dicembre 2019, cioè prima della pandemia Covid-19, e si è precisato che tale proposta di bilancio, in data 2/5/2018, oltre ad essere stata approvata dalla Commissione europea presieduta da Juncker è stata anche inviata al Consiglio europeo per l’avvio del Negoziato. Il percorso di approvazione definitivo di tale QFP è stato però rinviato, sia per ragioni politiche, dovute alle elezioni europee, e sia a causa del Covid-19, che ha costretto a rivedere completamente non solo il QFP 2021-2027 ma aspetti determinanti e fondativi dell’UE stessa.

Il processo riguardante l’approvazione definitiva del QFP 2021-2027, segue la procedura legislativa speciale di cui all’art. 312 del TFUE e, pertanto, è il Consiglio a deliberare all’unanimità a seguito dell’approvazione del Parlamento europeo che, delibera a maggioranza assoluta, e può approvare o respingere la posizione del Consiglio, ma non può emendarla, anche se, il Consiglio può adottare all’unanimità una decisione che gli consente di deliberare a maggioranza qualificata.

A seguito delle elezioni svoltesi nei Paesi Membri dell’UE tra il 23 e il 26 Maggio 2019, come accennato, tale Negoziato si è interrotto ed è stato successivamente riavviato a seguito dell’insediamento del nuovo Parlamento e della nuova Commissione europea, divenuti pienamente operativi negli ultimi mesi dell’anno 2019, nel quadro del via libera del Parlamento europeo all’Accordo di recesso del Regno Unito dall’Unione europea per la definizione Brexit.

Più specificamente il 14 novembre 2019 il Parlamento europeo ha approvato la sua Relazione sul QFP 2021-2027, definendo così ufficialmente la sua posizione in merito alla proposta trasmessa dalla Commissione e in funzione di un accordo con il Consiglio.

Tra le varie modifiche apportate nella Relazione del Parlamento la più importante è quella di aumentare il bilancio pluriennale dell’UE all’1,3% del suo RNL, rispetto all’1,08% proposto dalla Commissione al fine di dare nel prossimo settennio risposte più efficaci alle sfide e alle priorità dell’UE anche in funzione del recesso da parte del Regno Unito. Inoltre il Parlamento ha adottato le sue posizioni sulla maggior parte dei programmi tematici proposti dalla Commissione nel giugno 2018.

Infine il Consiglio ha presentato, il 30 novembre 2019, un Proposta di Schema di Negoziato dove vengono declinati i principali punti del dibattito sui quali si sarebbero dovuti pronunciare i Leader dell’UE e lo stesso Consiglio nei mesi successivi e una revisione al ribasso delle voci di bilancio del QFP 2021-2027 che da 1.194,121 Mrd di euro previsti dalla Commissione veniva ridimensionato a 1.013,725 Mrd di euro.

E, quindi, prima del Covid-19 era pressoché definito il quadro di riferimento finanziario della nuova programmazione e i programmi comunitari ad esso collegati lasciando lo stato di proposizione fra Commissione e Consiglio ad alcuni livelli di dettaglio (al ribasso) del nuovo quadro di impegno finanziario, questione questa di particolare importanza in considerazione di quanto è poi realmente accaduto a seguito delle decisioni assunte sulle emergenze e gli effetti della pandemia Covid-19.

Per quanto concerne l’Italia, la Commissione europea, con il documento “Orientamenti in materia di investimenti finanziati dalla politica di coesione 2021-2027 per l’Italia”, fornisce l’analisi sui settori d’investimento prioritari.

In questo Documento vengono sottolineate le carenze prioritarie dell’Italia quali l’attività di ricerca e la scarsa capacità di crescita delle PMI, nonché l’incapacità di alcune regioni di spendere i fondi disponibili anche per scarsa capacità amministrativa nella gestione, con la conseguenza che il tasso di assorbimento di tali fondi SIE è inferiore alla media e, pertanto, il Documento suggerisce la concessione di sovvenzioni nelle aree meno sviluppate (Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania e Puglia) e finanziamenti in quelle sviluppate.

In particolare il Documento chiarisce che la spesa per la Ricerca & Sviluppo, in Italia è significativamente al di sotto della media europea, ma dispone di capacità per promuovere la crescita della produttività rafforzando la ricerca, l’innovazione e la diffusione di tecnologie avanzate, pertanto, l’Italia deve adeguatamente affrontare la sfida sul piano tecnologico, economico e sociale, affrontando contemporaneamente le divergenze regionali con impegno straordinario nei confronti del Mezzogiorno.

In assenza di integrazione delle tecnologie digitali nell’economia e in presenza di scarso livello di competenze digitali, sono necessari investimenti mirati a promuovere la digitalizzazione di cittadini, imprese ed amministrazioni pubbliche. Fondamentale per le PMI aumentare le competenze digitali e l’adozione di innovative soluzioni tecnologiche digitali (commercio elettronico, pagamenti elettronici, servizi di cloud computing, internet delle cose, cyber-sicurezza e intelligenza artificiale).

In considerazione che le Piccole e Medie Imprese italiane hanno risultati inferiori alla media europea per produttività e crescita, necessitano investimenti per la promozione dell’imprenditorialità, delle competenze manageriali e finanziarie, delle competenze relative alla transizione industriale, con particolare riguardo all’accrescimento del numero e delle dimensioni delle imprese innovative e sostenendo i servizi innovativi per gli organismi di ricerca e le imprese che cooperano per nuove idee sostenibili dal punto di vista commerciale, in un processo di internazionalizzazione per il posizionamento nelle catene globali del valore, anche attraverso l’adesione a reti di cooperazione e cluster interregionali.

In tale quadro di riferimento, l’Italia al Dicembre 2019 sembrava essere destinataria di una quota pari a 43,40 Mrd di euro, aumentata del 6%, sia per via della crisi e sia per una modifica del calcolo di redistribuzione, che privilegiava il sostegno al Sud Europa, così come, venivano aumentate pure le quote di co-finanziamento nazionale dei programmi e cioè per le aree più sviluppate il 60%, per quelle in transizione il 45% e per quelle meno sviluppate e per il Fondo di coesione il 30%.

In merito alla Politica Agricola Comune l’Italia avrebbe dovuto avere una dotazione complessiva di circa 32,3 Mrd di euro a prezzi costanti e 36,3 Mrd di euro a prezzi correnti dei quali 24,9 Mrd per i pagamenti diretti, 2,5 Mrd per le misure di mercato e circa 8,9 Mrd per lo sviluppo rurale, con una riduzione di c.ca 4,7 Mrd di euro rispetto alla PAC 2014-2020. Chiarito ciò è opportuno anticipare che tale quadro generale previsionale, a seguito della pandemia dovuta a Covid-19, è stato totalmente modificato sia per gli Stati membri dell’UE e sia per l’Italia. Nei successivi interventi, dopo una sintetica valutazione delle nuova Politica di coesione e della nuova riforma della Politica agricola comune, cercherò di chiarire il riassetto del QFP 2021-2027 e i nuovi interventi previsti dall’UE a seguito della devastante vicenda determinata da Covid-19.

 

 

 

 

 

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