“L’esame” di Sciascia è ambientato a Villalba?

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Ma è solo un sospetto, che forse mai si scioglierà

di Jim Tatano

Jim Tatano

È solo un sospetto che forse mai si scioglierà. Ma nella raccolta Il mare colore di vino in cui vengono pubblicati brevi storielle scritte tra il 1959 e il 1972 c’è un racconto intitolato L’esame, in cui sembra che il paese di ambientazione sia Villalba: l’indizio è che viene usata l’iniziale V. come indicazione del luogo dove sono avvenuti i fatti narrati.

Ma prima raccontiamo la trama. Nel piccolo paese arriva dalla Svizzera il signor Blaser, responsabile di una fabbrica tessile in cerca di sarte per impiegarle nella nazione dei Cantoni dopo un esame. Tra queste ragazze c’è Rosalia Calaciura, che è la fidanzata di un ragazzo preda della disoccupazione, il quale si avvicinerà all’autista del signor Blaser. Tutto farebbe pensare che il ragazzo volesse chiedere all’autista, così vicino all’esaminatore di far assumere la fidanzata, invece fa il contrario, chiede la bocciatura. Perché? Perché sennò la ragazza se ne va, guadagna, si emancipa e addio fidanzamento, matrimonio e tutto il resto. Consapevole che uno svizzero non può comprendere certe motivazioni, l’autista chiede al prete del paese che interceda sempre allo scopo di farla bocciare.

Arriva il giorno dell’esame, davanti a Blaser ci sono la ragazza, la madre e il parroco. Emerge che la ragazza vuole un lavoro per farsi una dote e sposarsi, proprio con il suo ragazzo, invece la madre le rinfaccia – passaggio significativo – che invece di pensare alla dote non si dovrebbe dimenticare della miseria che hanno in casa: ergo, anche il lavoro in Svizzera. Alla fine, dopo tutte queste pressioni negative Blaser promuove la ragazza innescando mille pensieri e preoccupazioni.

In poche pagine Sciascia fa emergere alcuni tratti tipici della Sicilia di ieri (e di oggi) la disoccupazione, l’emancipazione della donna, l’intrigo per ragioni “locali”, l’individualismo, forse difficili da far comprendere a chi viene da lontano, infatti il signor Blaser chiude il racconto con le amare parole: “Paese selvaggio”.

Perché il racconto potrebbe essere ambientato a Villalba? Per tali indicazioni: “E venne il giorno che il signor Blaser aveva destinato a V. paese isolato dentro un vasto territorio arido, paese di feudi ormai tarlati dagli scorpori e di mafia tuttora rigogliosa”.

Sciascia conosceva Villalba, non solo per il lato più noto e negativo come don Calò Vizzini, ma anche perché adorando Stendhal sapeva di un altro villalbese, stavolta non negativo, Michele Palmieri di Micciché. Quindi se il racconto fosse stato scritto negli anni ‘50 certe memorie sarebbero stare ancora vive, tant’è che nel testo si aggiunge: “l’autista raccontò al signor Blaser, caricandole dei più raccapriccianti dettagli, le cronache del paese” ancora oggi ben note.

Al di là di queste supposizioni campanilistiche, in questo 2021 in cui ricorre il centenario della nascita dell’autore racalmutese, sarebbe bello che aumentassero gli studi sulle opere di questo grande siciliano, rivelerebbero ancora tante sorprese culturali e non solo.

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